16. Eumaco, il Luparo

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Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1],
con breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla, non accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio Mutilo, Meddis [3] supremo dei Sanniti Pentri, l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertà, così racconta il momento in cui il “Luparo” salva Gavio e suo nipote Marzio dall’assalto di banditi.

Guerriero-Pastore Sannita (da www.sanniti.onfo)
Guerriero-Pastore Sannita (da www.sanniti.onfo)


Da Viteliù – Il nome della Libertà

Il giovane, ancora atterrito, guardò oltre la grande pianta che lo proteggeva e vide un uomo vestito di pelli chinato su Gavio Papio Mutilo, ancora in ginocchio.

Embratur, state bene?”
Il vecchio venne sollevato di peso e potette alzarsi. “Eumaco… sei tu. Ero sicuro… ho udito il fischio, sapevo che eri vicino, nessun altro poteva salvarci…”
“Sono io, Embratur, ora va tutto bene. Non ho potuto rispettare il tuo ordine e attendere sul monte. Perdonami, ieri ho deciso di muovermi… ero inquieto…”

“Hai fatto bene, Eumaco, gli dèi ti hanno guidato sin qui…”

Il vecchio cercò il volto del Luparo che s’inginocchiò, prese le mani di Papio, le baciò e se le pose sulla testa. L’anziano lo invitò a rialzarsi. Allora il robusto uomo abbracciò il vecchio a lungo. Sino a che un pensiero lo colse.

“Ma lui… il ragazzo, dove…?”

Non terminò la domanda. Alle sue spalle un rumore di rapidi movimenti, pietre che rotolavano, poi un colpo e un urlo soffocato. Fece per voltarsi quando il corpo di uno degli aggressori gli rovinò addosso. In piedi, a un paio di metri, Marzio brandiva ancora la spada con la quale aveva colpito il bandito. Respirava violentemente con la bocca e i denti stretti, colto dall’eccitazione del momento. Il brigante, a terra, urlava di dolore tenendosi l’orecchio destro staccato per età dalla testa e la spalla sporca di sangue.

“Stava per… stava per colpirvi…” balbettò il ragazzo in uno stentato italico. Tremava e respirava forte; alla vista del volto del Luparo, indietreggiò di qualche passo con la spada ancora dritta davanti a sé.

“Puoi calmarti, Marzio, Eumaco è un amico…” disse Papio recuperando a tentoni il suo bastone “e tu vedi che cosa puoi fare per quel disgraziato”.

Il Luparo, guardando spesso Marzio, prese ad occuparsi del ferito. Gli fasciò alla meglio la testa e la spalla, sulla quale ori- nò brevemente.

“Ed ora stai zitto se non vuoi il resto” disse bruscamente allo sventurato, “a te penseremo dopo”.

Si diresse dunque verso il ragazzo che era seduto con la testa tra le mani, appoggiato al tronco d’un albero. Tremava ancora per le forti emozioni cui era stato appena sottoposto. Gli parlò in una lingua del tutto simile a quella sannita che Marzio conosceva; solo, aveva un accento molto diverso da quello di Papio.

Sono Eumaco Vibio, della guardia di Quinto Poppedio Silone[4]” disse il Luparo “ e tu devi essere…” Temeva quasi di continuare.

“È lui” confermò Papio Mutilo.

Il Luparo scostò le mani del ragazzo scoprendone il viso. Lo guardò con intensità crescente.

“Per Herekles e Angitia, sì… i tuoi… i suoi occhi! Lo stesso sguardo…”

Si passò le mani sulle guance e poi, con la destra, sfiorò il viso di Marzio che si ritrasse ancora.

“Silone… Embratur…” ebbe solo la forza di sussurrare Eumaco. Cadde in ginocchio. Con le mani agguantò le caviglie di Marzio prendendo a baciargli i piedi. Iniziò a singhiozzare come liberato da un peso tremendo, portato per troppo tempo.

 

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare.
[4] Quinto Poppedio Silone è stato un condottiero marso, uno dei due comandanti (l’altro era il nostro Gavio Papio Mutilo) degli Italici ribelli nella Guerra sociale contro Roma.

Musica: Albinoni Adagio in G Minor   
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

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