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15 agosto Santa Maria Assunta

di Meo Domenico [A] tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001

Chiesa dell'Assunta, in basso. Sullo sfondo: Pietrabbondante
Chiesa dell’Assunta, in basso. Sullo sfondo: Pietrabbondante

Nella settimana di Ferragosto si celebra l’Assunzione della Beata Vergine Maria, ovvero la sua morte e assunzione in cielo. Che la ricorrenza del 15 si sia innestata su un substrato precristiano lo potrebbe confermare la sua origine nel vicino Oriente dove, nello stesso periodo era festeggiata una Grande Madre, la dea siriana Atargatis, metà donna e metà pesce, considerata la patrona della fertilità e dei lavori dei campi.

Atargatis

Adagiata su di un poggio arioso, sito ai piedi di quella fortificazione naturale su cui sorge la Ripa di Agnone, fatta di rocce calcaree segmentate sì da apparire da lontano come un enorme muro ciclopico, baciato dal sole dall’alba al tramonto, giace la Chiesa-Santuario di Santa Maria dell’Assunta.

Chiesetta dell'Assunta
Chiesetta dell’Assunta

«Ecco la notizia più antica e sicura che abbiamo per rispetto alla nostra città, e cioè che nell’ 833 dell’era volgare essa era di molto progredita materialmente e moralmente; essendo che si trovi già menzionata negli Archivi di Napoli, in occasione di certi miracoli operati da una effigie di Santa Maria de Anglono, quando fu edificata anche colà, come già era presso di noi, una chiesa con un monastero del medesimo titolo; conservatosi tuttora dove stanno il vicolo e le carceri di Santa Maria di Agnone».[1]

Chi volesse attraverso gli elementi che costituiscono l’attuale chiesa, ricostruirne l’origine e le vicende storiche, si troverebbe molto a disagio: dell’antica chiesa non restano che poche pietre, per fortuna, molto indicative.[2]

Nel 1900, quando, in data 10 marzo,  muore l’ultimo Abate, Tommaso Cremonese, la casa Caracciolo amministra in economia le rendite della Cappella.[3] L’Assunta dopo anni di peripezie fu riaperta al culto nell’agosto del 1914.

Negli anni venti, la chiesa fu venduta a Secondino Lastoria, che la affidò, poco dopo il 1960, al parroco di San Biase don Giuseppe Delli Quadri, il quale, nel 1964, donò alla cappella la statua della Beata Vergine e l’altare.

«Nella chiesa di San Francesco, vi è la Tavola dell’Assunta, che una costante tradizione locale ha attribuita al Beato Angelico od alla sua Scuola. Nel primo altare a sinistra sono rappresentati i dodici Apostoli in espressivo atteggiamento diverso, con nimbo dorato: nel mezzo c’è una tomba scoperchiata e vuota con dei raggi che partono dall’interno. In alto sono raffigurati degli angeli, fra i quali si vede ora sovrapposta, con stridente contrasto, una immagine della Madonna su tela e di fattura ben diversa dalla Tavola. Il dipinto secondo il Toesca, risale agli inizi del 1500. Esso apparteneva al barone Agostino Brardicella, che, dopo la sua morte (1735), lo donò ai Padri Conventuali».[4]

Una delle descrizioni più remote[5] riguardanti la festa è riportata da Ascenzo Marinelli:

«Sembra che nei primi tempi la chiesa di Sant’Emidio dipendesse in certo modo dalla Badia di S. Maria di Agnone, allora tanto rinomata e potente; come leggesi in un antico inventario di essa Badia, riportato dall’insigne Abbate Diego Gigliani, nel sec. XVI; ossia che ogni anno il Rettore pro tempore era obbligato a presentare all’Abbate un castrone di tre anni, che poi nella gran festa del 15 agosto, quando qui si veniva in pellegrinaggio, come a un santuario di prim’ordine, e si accorreva in frotta da vicini e lontani paesi al gran mercato che si teneva nell’estesa e bella pianura che allora fiancheggiava e circondava tutta la nostra Badia; un tal castrone, dico, era di motivo ad un lauto pranzo che s’apprestava nell’Abbazia medesima, dove interveniva il Rettore coi suoi preti e con le principali notabilità del paese».[6]

Dal lavoro di ricerca sul campo, condotto da chi qui scrive è emerso che la consistenza della festa era ben altra nel passato, quando lunghe schiere di devoti si riversavano nella chiesetta. Erano soprattutto contadini, che la sera avanti, caricati i muli con le bisacce contenenti le provviste alimentari da consumare sul posto, raggiungevano il luogo in compagnia di parenti e amici, per vivere il tempo della festa veramente sacro. Si celebrava una funzione al termine della quale iniziava la veglia, che si protraeva per tutta la notte. Forte era il sentimento religioso: i fedeli, strisciando con le ginocchia, dal fondo della chiesa raggiungevano l’altare. Poi facevano le trascìute,[7] recitando le orazioni e uscendo dalla porticina laterale.

 A mezzanotte, preceduti da una croce,  si recavano in processione sul colle antistante la chiesa, pregando e invocando ad alta voce la Madonna, mentre dalle case del paese e delle campagne si guardava il cielo e si implorava l’Assunta con forte devozione.

Oggi, la festa civile si tiene il 14 agosto, con l’esibizione di un’orchestra e lo svolgimento di una sagra paesana. Nel giorno di Ferragosto, per tutta la giornata si susseguono le Sante Messe, mentre la processione si svolge nelle immediate vicinanze della cappella.

 

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[A]Domenico Meo
, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[1]A. Marinelli, Cenni sulle origini di Agnone e biografie di alcuni illustri agnonesi, Napoli 1886, p. 5.
[2]F. La Gamba, Santa Maria d’Agnone. Equivoci e civende di una badia “de jure patronatus”, in «Almanacco del Molise 1981», Ed. Enne, Campobasso, pp. 128-129: «L’attuale edificio risulta di due vani: un atrio coperto che fa da pronao ed al quale si accede attraverso un cancello in ferro, e la chiesa propriamente detta, ad una navata, di proporzioni piuttosto modeste, che nulla conserva dell’antica chiesa tranne il portale d’ingresso in stile gotico.
Nell’interno dell’atrio, fissate sulle pareti intonacate a cemento, sono collocate due lapidi incise a caratteri gotici angioini abbastanza chiari e ben conservati. Le due lapidi originariamente costituivano un’unica tabella in pietra che si trovava, a sinistra dell’Altare Maggiore, sotto la campanella per la messa. Stando a questa epigrafe, che è l’unico documento storico che ci rimane relativo all’origine della chiesa, dovremmo concludere che a costruirla fu Roberto di Taranto, dei Principi di Sangro, figlio di Berardo V e Clarizia Catanzaro, da Taranto, che nel 1372 fondò la chiesa di Santa Maria di Agnone».
[3]Non si cura nè di procedere allo svincolo dell’Ente, nè di pagare la tassa relativa, nè di impugnare all’amministrazione il diritto a percepire questa tassa per la ovvia ragione che mai ritenne cappellania di patronato laicale la sua chiesa. Ora l’amministrazione del Fondo Culto ha minacciato di prendere effettivo possesso ed incamerare la detta cappella. A tale minaccia si oppone il Principe Baldassarre Caracciolo che dà incarico al legale Pietro Amadio di Napoli di tutelare i suoi interessi e quelli della famiglia.
Archivio di Stato di Campobasso, Intendenza di finanza, Busta 346, fasc. 1499: «La causa fu iscritta a ruolo ma fu cancellata nella udienza 10 dicembre 1913, di ufficio, per l’eccessivo numero di rinvii, nonostante l’Amministrazione del Fondo Culto fosse pronta alla trattazione. Frattanto corsero pratiche fra il Santo Buono e l’Amministrazione per la definizione bonaria della vertenza, e queste ebbero il loro epilogo nell’atto transattivo 3 aprile 1914, approvato superiormente con decreto 2 maggio 1914 registrato alla Corte dei Conti il 27 stesso mese, col quale il Santo Buono svincolava i beni pagando la relativa tassa al Demanio e versando un compenso al Fondo pel Culto come corrispettivo della rinunzia ad ogni pretesa sui beni stessi».
[4]N. Marinelli, Agnone Francescana, Agnone 1927, p. 35-36.
[5]F. La Gamba, op. cit. , p. 134: «1485 – Il Principe Marino Caracciolo dota la chiesa e fonda l’Ente col carattere di “fedecommesso di famiglia” disponendo che, ogni anno, si celebri una grande festa in onore di Maria».
[6]A. Marinelli, Memorie Patrie con alcune biografie di uomini illustri agnonesi,  Agnone 1888, p. 40.
[7]G. Cremonese, Vocabolario del dialetto agnonese, voce trascìute, trapasso. Da noi si dicono trascìute le orazioni che in date ricorrenze festive ogni persona recita in chiesa, e poi uscendo per una porta recita pure di fuora, ripetendo la stessa cosa parecchie volte, e rientrando in chiesa per altra porta, essendovene due; transitus lat.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
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About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

4 commenti

  1. Buongiorno. Sa nulla di una lapide che racconterebbe una leggenda, con protagonista un cavaliere longobardo e un serpente/drago, che legherebbe assieme la fondazione della chiesa di Agnone e quella della omonima di Napoli? Grazie.

  2. Buongiorno. Sa nulla di una lapide che racconterebbe una leggenda, con protagonisti un cavaliere longobardo e una serpente/dragone, che legherebbe la fondazione della chiesa di Agnone a quella della omonima chiesa di Napoli? Grazie.

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