13. Fu lì che nacque la nazione sannita

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Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1], con editing e breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri e Musica di Mstislav Rostropovich – Chant du Menestrel by Alexander Glazunov.

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla, non accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio Mutilo, Meddis [3] supremo dei Sanniti Pentri, l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertà, così racconta il momento in cui i Giovani Sacrati, provenienti dalla Sabina, decisero di fermarsi, dando vita alla Nazione Sannita


sito archeologico pietrabbondante 9

 Da Viteliù – Il nome della Libertà

Kumis[4] mandò a chiamare i settemila giovani. Al loro giungere egli, condottiero dei Vitelios consacrati, de- cretò che la volontà del dio gli era finalmente manifesta. La profezia si compiva: si sarebbero dunque stanziati in quelle due valli (Trigno e Sangro) e nelle terre d’intorno, secondo le esigenze e la scelta di ognuno, dopo le assemblee dei capi famiglia che all’ombra della grande Morgia si sarebbero radunati d’ora in poi per ogni decisione comune.

Quella sera venne acceso un fuoco, grande come nessuno dei Sacrati aveva mai visto. In ricordo di tale evento ogni anno, all’inizio del mese che i Romani chiamano Majus, l’usanza si sarebbe ripetuta, comandò Kumis, anche in ricordo dei fuochi che avevano accompagnato i settemila nella notte della par- tenza dalla loro terra. L’animale, come ordinato dal consiglio degli anziani Sabini, fu sacrificato a Mamerte e Vacuna con un rito solenne. In suo onore la comunità nascente si intitolò al Toro Sacro”.

Era stanco, Papio. La notte era ormai fonda e anche Marzio, pur attentissimo al racconto, dava segni di cedimento. Pose l’ultima legna nel fuoco e si coricò sotto la sua coperta. Il nonno gli porse, senza parlare, il suo mantello e il ragazzo se ne servì per coprirsi ulteriormente. Ma non si addormentò subito.

“Fu lì, dunque, che nacque la nazione, lì ebbe il suo cuore pulsante anche quando quel popolo, generato dai settemila, divenne il primo dei Vitelios, il più grande e temuto.

Fu così fino all’ultimo. Dal fatto che quei giovani erano figli dei Sabini, continuarono a chiamare se stessi Safinos, nella loro lingua originaria, e Safinìm la loro terra. Un nome che si sarebbe esteso enormemente a grandi territori occupati dalle generazioni successive. Il colle di approdo fu detto ‘dei Safinos’ a perenne memoria di quegli eventi, anche se i nativi lo chiamavano Karakenòs, il ‘monte privato della vetta’ distorcendo antiche parole ellene. Nel posto ove il toro si era fermato, all’ombra della Pietra-Che-Viene-Avanti e del monte che la sovrastava, fu fondato un villaggio cinto da palizzate e in seguito da mura sempre più imponenti; sorse un tempio in legno, dove onorare la dea Vacuna, un altro a Mamerte, i primi del Pago del Toro sacro. Divenne il luogo più sacro in cui la nazione si è sempre riconosciuta, il luogo delle decisioni supreme, il Kombennio della nazione dei Safinos, fino alla fine. Intorno crebbero con il tempo molti altri edifici sacri. Non so cosa di essi sia rimasto…”

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare.
[4] I giovani che furono costretti a partire dalla Sabinia (Ver Sacrum) alla ricerca del loro luogo di destinazione, ebbero per guida un toro (da qui la definizione di Vitelios) e un adulto saggio e guerriero di nome Kumis, scelto per loro dal Consiglio della Touto.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

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