Zə Marì – Zia Maria

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Poesia di Porrone Franco[1],
tratta dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

Senza titolo

Zə Marì

Zə Marì,
pəcché nnə jìeššə
pə ssə vijə d’Agnónə
pə pəglìe
na nzé d’aria frésca.

– Zìa séja, addó vó ššci?
Só tuttə tabbèllə,
e tuttə štriššə,
chi lə capiššə?
Só tuttə machənə
machənə bbiànchə,
e machənə róššə,
ma chi lə canóššə?
Tuttə ssə pərsunə,
sémbranə prucəssiùnə,
chə vìenə alla scóla
pə mbararsə cacché paróla.
Ji chə só analfabbéta
canóschə schitta lə léttərə dalla a alla zeta.
E mó chə tuttə quèndə sénə scrivər’e lèggə
rə munnə mbécə de ji mègliə va sèmbrə pèggə!
Cinquand’ènnə fa štavamə mègliə nu,
mó nzə n’accapiššə cchjù.

Zia Maria

Zia Maria,
perché non esci
per le vie di Agnone
per prendere
un po’ di aria fresca.

– Zia sua, dove vuoi uscire?
Sono tutte tabelle,
e tutte strisce,
chi le capisce?
Sono tutte macchine,
macchine bianche
e macchine rosse,
ma chi le conosce?
Tutte quelle persone
sembrano processioni,
che vanno a scuola
per imparare qualche parola.
Io che sono analfabeta,
conosco solo le lettere dalla a alla zeta.
E adesso che tutti sanno scrivere e leggere
il mondo invece di andare meglio va peggio!
Cinquant’anni fa stavamo meglio noi
ma adesso non si capisce più niente.

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[1] Franco Porrone. Nasce a Poggio Sannita il 5 marzo 1948. All’età di dieci anni la sua famiglia si trasferisce in contrada Marangoni di Agnone e nella nostra cittadina consegue la maturità liceale. Ottiene la borsa di studio e si iscrive all’Università La Sapienza di Roma, presso la quale si laurea in lettere con il massimo dei voti nel 1973 e cinque anni dopo in psicologia. É prima professore e poi preside nelle scuole della capitale. Persona molto stimata, amabile, sensibile e generosa; impegnato culturalmente e socialmente, spazia dalla pedagogia alla letteratura, dal giornalismo alla storia, con particolare attenzione a quegli eventi del passato che riguardano Poggio Sannita, Agnone e Schiavi d’Abruzzo, paese natio della moglie Colomba. Slancio, passione e arguzia condiscono il saggio poetico Il Molise in poesia pubblicato postumo, nel 2004, per volere dei suoi familiari. Contribuiscono ad arricchire il lavoro svolto altri scritti come Auro d’Alba, 1987; Tratturi e fondovalli: strade antiche e moderne nell’alto Molise e nell’alto vastese, 1989, La tavola osca. Dalla Macchia di Capracotta al British Museum di Londra. Documento della lingua e della religione dei Sanniti, 1990; Il piu illustre figlio di Agnone: Baldassare Labanca, 1990; Scalzavacca e Carrapellese, 1991 e Storie di paesi, 1993. Muore improvvisamente ad Agnone il 21 luglio 2003.
[2] Domenico Meo. Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo +39 0865 78647 oppure +39 329 6245907)

 

Musica:  Richard Clayderman – Dolannes Melody
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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