We are the champions

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di Luca Fasano[1]

Nel suo libro “Scì benditt’ lu citro” [2], Luca Fasano racconta alcuni episodi della vita santangiolese (Sant’Angelo del Pesco). Qui riporta il ricordo di un torneo di calcio.

Una partita amatoriale degli anno 70
Una partita amatoriale degli anno 70

Ma le vacanze 1971 furono per me particolarmente fortunate anche perché mi regalarono una grossa soddisfazione in campo sportivo.

In quel periodo, a S. Angelo era ancora possibile organizzare tornei di calcio con squadre più o meno regolari, composte, se non di undici, di almeno nove giocatori. Il calcetto era ancora un termine sconosciuto ai più e il paese poteva contare solo su di un campo in erba, non proprio all’inglese, ma sufficientemente grande e senza troppe buche. Gli svantaggi erano rappresentati da un tombino in ferro vicino alla linea laterale, sul quale parecchi lasciarono le ginocchia, da una buona presenza, dove l’erba latitava, di terra e sassi, per fortuna non troppo voluminosi, e dal fatto che, quando la palla usciva fuori dal lato case U.N.R.R.A., c’era il rischio di dover andare a recuperare il pallone al fiume, che distava due chilometri. Ad ogni modo, anche quell’anno, si riuscì a metter su un buon numero di squadre.

I giocatori, fra “indigeni” stanziali ed emigranti tornati al paese per le vacanze, non mancavano e qualcuno era di quelli che, come suol dirsi, sapeva dare del tu al pallone. Tra gli altri, ricordo Mariano, regista d’altri tempi, il futuro sindaco Pietro, molto tecnico, anche se un po’ individualista, Mariolone, un libero alla Scirea o, se proprio vogliamo esagerare, alla Beckembauer, Palà o Palazzo (Peppe de Palatis, il fratello del già citato “Sergente”), non eccelso tecnicamente, ma ottimo stantuffo di centrocampo.

In questa banda di “piedi buoni”, io facevo comunque la mia figura, giocando da ala destra e puntando più che altro sulla velocità. Senza portarla troppo per le lunghe, nelle prime tre partite, segnai sette reti, nella prima addirittura quattro (cosa mai ripetutasi nella mia folgorante carriera di calciatore amatoriale). Quella fu comunque una partita a sé, di quelle che capitano una sola volta nella vita. Mi riusciva tutto bene, anche senza volerlo. Nel quarto goal, ad esempio, mi gettai su di un cross dalla destra, tentando il tiro al volo. In effetti, colpii la palla col destro (male), la palla andò a sbattere sullo stinco sinistro e finì in rete spiazzando il portiere. Che classe…

Grazie alla sapiente regia di Mariano, più che ai miei goal, conquistammo comunque la finale. Io, non abituato a giocare così spesso nell’arco di pochi giorni, ci arrivai che quasi non mi reggevo in piedi. Ad ogni modo, riuscii a fornire i due assist per il 2-1, che ci consentì di aggiudicarci il torneo, unico trofeo da me conquistato in campo calcistico nei miei oltre 55 anni di vita (!).

Tra l’altro, solo dopo la partita, seppi di aver messo K.O., se non ricordo male, uno dei figli di Lucrezio, che gestiva allora una rivendita di generi alimentari, con annessa sala giochi, proprio sotto i ruderi di palazzo de Palatis, nella piazza del paese. Era successo che, prima di battere il corner che avrebbe dato il “la” alla seconda segnatura, nel prepararmi il terreno per la battuta, raccolsi un sasso dal campo e, senza guardare, lo gettai alle mie spalle. Inutile dire chi si stava godendo (fino ad allora) la partita proprio dietro la bandierina del corner…In ogni caso, per me fu una grande soddisfazione (ovviamente la vittoria, non il K.O.) e conservo ancora gelosamente il medaglione gigante, destinato ai vincitori.

Un altro bel ricordo, legato a quel torneo, riguarda il già citato Palà. Non so se per colpa del tombino o di un contrasto di gioco, quella volta Palà ci rimise una spalla che, dopo una veloce corsa all’Ospedale di Castel di Sangro, gli venne imprigionata in un vistoso gesso. Alla fine del torneo, mi fece enorme piacere che tra i premiati, con una bella coppa, ci fosse anche Peppe, come giocatore più sfortunato del torneo.

La cosa, invece, che mi fa piacere ancora adesso, è l’aver trasmesso anche ai miei figli, oltre l’attaccamento a S. Angelo, anche la passione per lo sport e per i suoi valori più autentici. Spero non sia un caso che Simone, il più grande, abbia vinto da capocannoniere il torneo di calcetto nel 2002 (31 anni dopo il papà!) e Matteo, il più piccolo, abbia avuto nel 2010 un riconoscimento come giovane più promettente.

 

editing di Enzo C. Delli Quadri
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[1] Luca Fasano, Giornalista pubblicista, ha già pubblicato, per “ilmiolibro.it” del Gruppo editoriale l’Espresso, quattro opere: “Il cassintegrale” (2009), “Roma-Caserta solo andata” (2010), “Scì benditt’ lu citro” (2011) e “Viaggio al centro della Terra…di Lavoro” (2014), tutte dichiaratamente autobiografiche.

Sciambenditt.

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