V’tucc’ ( Vito ) – Parte Terza

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di Esther Delli Quadri (con foto selezionate da Enzo C. Delli Quadri)

Ai  fratelli, ai figli, ai nipoti.
Al sangue del nostro sangue.
Ovunque esso sia.

.

Questa novella ci regala uno spaccato di storia locale, dove l’autrice è riuscita a combinare situazioni, usi, costumi, sentimenti in un cerchio che chiamerei “della vita”. Tutto torna, come il tramonto o l’alba. La storia si svolge tra le masserie di Sant’Onofrio, in Agnone, ma la stessa può essere avvenuta ad Alfedena, Trivento, Castel di Sangro, Castiglione M.M., Fraine, …e in altri posto italiani. È la storia comune a tanti nostri altosanniti (almosaviani). Chi, oggi, ha più di 50 anni non può non averla vissuta o vista da vicino. Gli altri l’avranno sentita raccontata da tatone o da mammella. Chi non dovesse averla mai sentita raccontare, farà bene a leggerla e a non dimenticare.

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Parte Prima

Joseph

V’tucc’ ( Vito ) – Prima Parte

Parte seconda

Rus’nella

V’tucc’ ( Vito ) – Parte Seconda

Il nonno non si soffermava mai molto sulla sua partenza. Ma per Joseph non era difficile immaginarla, dopo aver ascoltato la descrizione delle partenze degli altri parenti.  Negli occhi del nonno era rimasto lo sguardo di sua madre, un muto grido di dolore, lo stesso sguardo che aveva negli occhi alla partenza degli altri figli; gli era rimasto il volto segnato dalle fatiche di suo padre e i suoi occhi bassi, quasi che fosse lui il colpevole di tutte quelle sventure.

Parte Terza

….. Una malasorte che sembrava non dovesse finire mai! Infatti, ci si era aggiunta la morte di molte delle loro pecore per via di una epidemia che si era diffusa  nella zona. Ed era arrivato il turno di suo nonno Peppino, di partire per l’America..

….. Una malasorte che sembrava non dovesse finire mai! Infatti, ci si era aggiunta la morte di molte delle loro pecore per via di una epidemia che si era diffusa  nella zona. Ed era arrivato il turno di suo nonno Peppino, di partire per l’America..

Il nonno non si soffermava mai molto sulla sua partenza. Ma per Joseph non era difficile immaginarla, dopo aver ascoltato la descrizione delle partenze degli altri parenti.  Negli occhi del nonno era rimasto lo sguardo di sua madre, un muto grido di dolore, lo stesso sguardo che aveva negli occhi alla partenza degli altri figli; gli era rimasto il volto segnato dalle fatiche di suo padre e i suoi occhi bassi, quasi che fosse lui il colpevole di tutte quelle sventure.

Il nonno non sapeva più niente della sua famiglia. 

I contatti erano andati perduti. Era difficile mantenerli. Il nonno era analfabeta , così pure la sua famiglia. Non c’era la possibilità di scriversi. E di tornare, non se ne parlava nemmeno. Solo una volta il nonno aveva incontrato un conoscente, per caso, tra gli altri emigranti italiani con cui lavorava. Quello che non aveva fatto in tempo a fare  la miseria, lo aveva fatto il “15” , gli aveva detto il conterraneo alle sue domande, per avere qualche notizia. Le loro terre erano quasi prive di uomini. A quelli emigrati si erano aggiunti tutti quelli morti in guerra.

Scena della prima guerra mondiale

Forse erano tutti morti!

Forse erano tutti morti!

***

Joseph gli aveva detto una volta: ” Taton'”[2] chiamandolo con l’intercalare  che lui usava quando raccontava “quando saró grande, andremo insieme da Rus’nella….” Ma il nonno con uno sguardo triste gli aveva risposto: ” É lundan’ , taton’ , prassié….. J’ n’m’l’ cr’deva ca sopra sta faccia d’terra c’ poteva sta tant’ acqua…[3].”

“Tant’acqua”….. 

Joseph aveva pensato al viaggio del nonno verso la “Merica”, quando lui stesso aveva solcato l’oceano su una nave da guerra americana, diretto in Europa. Ed aveva pensato ancora a lui quando aveva appreso che la destinazione del suo reggimento sarebbe stata l’Italia.

Risalendo l’Italia in quei mesi aveva visto poco, ma indovinato tanta povertá. Una sera, mentre se ne stava disteso sulla sua brandina, aveva sentito due commilitoni parlare tra loro. Erano anche loro Italo-americani ed era rimasto sveglio tutta la notte a pensare alle parole di uno di loro. “Proprio non invidio i nostri commilitoni italo-americani che sono nell’aviazione, quando capiterà loro di dover bombardare le città e i paesi da cui sono arrivati i loro padri o i loro nonni”. Un brivido gli era corso lungo la schiena al pensiero del nonno e della sua famiglia d’origine! Solo in quel momento aveva pienamente compreso che stava combattendo contro il paese che aveva dato i natali a suo nonno, l ‘Italia.

Poi una sera, guardando delle mappe appoggiate su un tavolo, si era reso conto di essere vicino alla terra d’origine del nonno, molto più di quanto immaginasse. “Agnone”, sulla mappa, era stata cerchiata; segno che era stata liberata e che, forse, sarebbe stata la loro prossima destinazione.

Agnone

Aveva provato un’emozione profonda. 

E nella sua mente si faceva strada un pensiero: voleva trovare il posto dove  il nonno aveva vissuto e che aveva dovuto abbandonare per emigrare in America. Voleva sapere se qualcuno, dei protagonisti delle storie del nonno, era ancora vivo. Se la sua ” twin sister”[4], Rosynila, come Joseph pronunciava il suo nome , era ancora viva. Voleva vedere quei luoghi, sentire quegli odori!

 Ma da dove cominciare? Come muoversi? A chi chiedere aiuto? Non conosceva la lingua, non conosceva la zona ! Era una pazzia! Ma dentro di se una voce diceva ” Ora o mai piú! Fallo!” Aveva provato  a parlarne con un suo compagno , anche lui Italo-Americano. Quello lo aveva guardato sbalordito! Lo aveva sconsigliato  dal farlo.

Avrebbe potuto  non esserci piú nessuno vivo o ancora abitante in quel luogo. Era passato troppo tempo, quasi cinquant’anni! E se pure avesse trovato qualcuno, come  poteva sapere quale accoglienza gli avrebbero riservato? Una cosa é entrare in paesi e città conquistate a bordo di mezzi dell’esercito americano e al seguito di suoi ufficiali, altro é vagare da soli per le campagne di un territorio da poco liberato, indossando la divisa di quelli che fino a ieri erano i nemici !

Magari non c’era più nessuno che si ricordasse di suo nonno, ma la sua divisa, la divisa di soldato Americano, avrebbe parlato per lui! E Joseph non era riuscito ad allontanare quell’idea dalla mente. “Ora o mai più” aveva continuato  a ripetersi.

E alla fine si era deciso. Si era fatto  coraggio e era andato  a parlare col suo tenente. Dapprima il tenente aveva stentato a comprendere la richiesta di quel suo soldato. Poi, lentamente, aveva cominciato  a capire.  Era un bravo ragazzo Joseph e un bravo soldato.  Una di quelle persone solari cui il mondo non sa dire di no, anche quando non comprende esattamente i motivi dei loro comportamenti.  I suoi buoni, limpidi, onesti occhi celesti suscitavano sola simpatia: quello, che lui desiderava o faceva, non poteva che essere giusto.

E il tenente aveva compreso. Non aveva promesso niente. Gli aveva detto che ci avrebbe pensato e che gli avrebbe fatto sapere. Si era appuntato quell’inconsueto indirizzo che Joseph conosceva a memoria e lo aveva congedato.

Era passato del tempo. Una sera il tenente lo aveva fatto chiamare. Gli aveva detto  che aveva fatto delle ricerche per localizzare esattamente l’indirizzo che Joseph gli aveva dato e che il giorno dopo, dovendo lui percorrere quel tratto di strada che passava vicino a quelle masserie, avrebbe potuto prendere Joseph con se è lasciarlo nelle vicinanze al mattino. Lo avrebbe ripreso al suo ritorno, a sera. Naturalmente Joseph avrebbe avuto una giornata libera. Altro non avrebbe potuto fare. Una volta lasciato Joseph sulla strada, lui avrebbe dovuto arrangiarsi da solo. Dalle informazioni ricevute, quel gruppo di case non era molto distante dalla strada maestra. Per Joseph poteva andar bene? Certamente.

E, così, il giorno dopo era sceso dalla camionetta militare e seguendo le indicazioni che il tenente si era procurato, aveva iniziato a percorrere una stradina di campagna, un sentiero polveroso più che altro, che si arrampicava tra i campi verso un’altura dove si vedeva un gruppetto di case.

Aveva camminato per una decina di minuti, senza incontrare nessuno. Poi all’improvviso una voce con un tono perentorio lo aveva fatto fermare.  Era una ragazzina di circa quindici anni che lo guardava diffidente da lontano e gli gridava qualcosa.

Joseph aveva ripreso a camminare, lentamente, per non spaventare la ragazza. E intanto andava ripetendo il cognome della famiglia del nonno. Più si avvicinava e più la ragazza sembrava sbigottita. Ciononostante aveva richiamato i cani che si erano avvicinati a Joseph, minacciosi. Intanto, richiamate dalle grida, altre donne si stavano avvicinando alla ragazza, ma tutte al vederlo avevano avuto la stessa espressione stupita e sbigottita sul volto. Alcune erano giovani, altre meno. Qualcuna teneva per mano un bambino. Un’altra aveva in mano un forcone per il fieno.

Intanto Joseph andava ripetendo:

“Pipino…..Rosynila,….the twin sister ….”
“V’tucc…..” Aveva sentito ripetere dalle donne.
” Rosynila , Pipino….” ripeteva Joseph.
“Vó a mammetta….. ” aveva detto  improvvisamente una ragazza .
E aveva ripetuto ” A chi c’rcat’ ? A Rus’nella?”[5]
“Yea…. Rosynila…. Pipino….. America…..”
Scin‘”[6] andava dicendo intanto la ragazza alle altre donne “Vó a mammetta , vó a Rus’nella…

Tirandosi dietro un mulo carico di fascine di legna, si stava avvicinando un’altra donna. Quelle che già erano intorno a Joseph si erano guardate  l’un l’altra allarmate: “Ess Maria….. Puvr’ella….. Gná r’  ved’…..”[7]

Quando era stata più vicina Maria aveva lasciato cadere la corda con cui teneva il mulo  e con gli occhi sbarrati aveva gridato : ” V’tucc’!!!!” 

None, bella” si erano affrettate  a dirle le altre ” n’né V’tucc’ ….c’ s’ars’meglia…. Ma n’n é iss…. Le vid ca té n’andra d’visa…. Vid’ ca mang r’ chjien l’arcanusci’n’ !”[8]

***

Intanto Maria si era avvicinata a Joseph e aveva allungato una mano a sfiorargli un braccio.


Continua su ……….

V’tucc’ ( Vito ) – Parte Quarta

V’tucc’ ( Vito ) – Quinta e Ultima Parte


 [1] Non piangere Rosinella. Io ritornerò. [2] Nonno [3] È lontano, nonno, molto…..io non lo credevo che sopra la faccia di questa terra potesse esserci tant’acqua  [4] sorella gemella  [5] Chi state cercando? Rosinella?  [6] Si  [7] Ecco Maria….Poverina….Appena lo vedrà…!!!  [8] No, bella…Non è Vito…gli rassomiglia, ma non è lui. Lo vedi che ha un’altra divisa? Nota, neanche i cani lo riconoscono.

Editing: Enzo C. Delli Quadri 
Copyright: Altosannio Magazine 

 

4 Commenti

  1. Emozionata, sì, alla lettura di questa 3 parte…Penso che L’AUTRICE sia “Una di quelle persone solari cui il mondo non sa dire di no, anche quando non comprende esattamente i motivi dei loro comportamenti.

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