V’tucc’ ( Vito ) – Parte Quarta

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di Esther Delli Quadri (con foto selezionate da Enzo C. Delli Quadri)

Ai  fratelli, ai figli, ai nipoti.
Al sangue del nostro sangue.
Ovunque esso sia.

La novella mostra uno spaccato di storia locale, dove l’autrice è riuscita a combinare situazioni, usi, costumi, sentimenti in un cerchio che chiamerei “della vita”. Tutto torna, come il tramonto o l’alba. La storia si svolge tra le masserie di Sant’Onofrio, in Agnone, ma la stessa può essere avvenuta ad Alfedena, Trivento, Castel di Sangro, Castiglione M.M., Fraine, ……È la storia comune a tanti nostri altosanniti (almosaviani). Chi, oggi, ha più di 50 anni non può non averla vissuta o vista da vicino. Gli altri l’avranno sentita raccontata da tatone o da mammella. Chi non dovesse averla mai sentita raccontare, farà bene a leggerla e a non dimenticare.

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Parte Prima

Joseph

V’tucc’ ( Vito ) – Prima Parte

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Parte Seconda

Rus’nella

V’tucc’ ( Vito ) – Parte Seconda

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Parte Terza

Nonno Peppino, da bambino

V’tucc’ ( Vito ) – Parte Terza

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Parte Quarta

Rus’nella

Intanto Maria si era avvicinata a Joseph e aveva allungato una mano a sfiorargli un braccio.

Joseph era sgomento. Non capiva come mai al suo apparire quella gente avesse avuto una reazione così profonda. Aveva pensato che avessero capito chi fosse. Ben presto si era reso conto che non era così, perché passata la prima impressione, i loro sguardi, questo lo aveva capito , continuavano ad essere interrogativi.  Così aveva ripetuto di nuovo “Joseph,….. Pipino….. Rosynila…. America….”

La più anziana delle donne , allora aveva detto: ” Sa ca parla d’ z’ Peppin’ , ru fruot’ d’ mamma. Quir’ ca partett p’ la Merica arru ’90, ca mamma sempr’ l’ha arraccuntat’ su fatt’…..”[1]
Ma  chi po ess’ ” aveva detto un’altra ” ru figl’?”[2]
Sa ca sci! ” aveva risposto  un’altra ancora  ” s’ars’meglia a mam’ta e z’ Peppin e mam’ta evan gemell’…[3]
” ………Fors’ é ru n’paut’ ” aveva detto la ragazza ” é tropp giovan , m’ cred’ j’, p’ ess’ ru figl..…”[4]
E rivolta a Joseph gli aveva detto:
Cercate a Rus’nella , la sor di z’ Peppin a la Merica…..?!?”
Yea, Rosynila , the twin sister…” Joseph aveva compreso che finalmente cominciavano a capire….
V’nit’ , V’nit…..”[5] gli aveva detto  la ragazza  , e lo aveva guidato verso una delle case.

Le altre donne e i bambini li avevano seguiti.

Quando erano entrati in casa, in un primo momento Joseph non era riuscito a vedere nulla, passando, dall’accecante luce di fuori, alla penombra dell’interno.  Poi si era sentito guidare verso una specie di altarino dove aveva visto una foto.  Sembrava la foto di se stesso, ma con un’altra divisa….. Dopo averla guardata a lungo, gli occhi di Joseph, abituatisi alla penombra interna, videro che la ragazza si era avvicinata ad un camino in fondo alla grande cucina, acceso, anche in quella stagione, e sembrava parlare con qualcuno. Un’ombra si staccó dal camino….. Avanzó…… Incrociò gli occhi del nonno, erano lí, davanti a lui……

Rus’nella.

Rus’nella, sopravvissuta a guerre, stenti, gravidanze e parti; sopravvissuta al duro lavoro dei campi, era lí, di fronte a lui. Non la bambina dei racconti del nonno, non piú diritta, bensí quasi accartocciata su se stessa. Ma viva !

” V’tucc…..'” mormoró lei. Poi quasi ricordandosi,  all’improvviso aggiunse”…. Peppin….” E Joseph ,allora, disse l’unica parola che pensó che lei potesse capire e che avrebbe spiegato tutto. L’unica parola che avesse un senso:

“….. Tatone …Pippino!” 

” …… Tatone, scin….. ‘” disse Rosinella “….. Peppin mia…… , …….tatone tia…..!”[6]

I suoi occhi brillarono e lei li abbassò perché nessuno potesse notare che erano diventati umidi di lacrime. Il riserbo, la sobrietà, la moderazione, la frugalità che contraddistinguono da sempre la vita dei contadini, contraddistinguono anche l’esternazione delle loro emozioni. Ma non lo spessore  e l’intensità del loro sentire,  che é profondo, intimo! Poi lo prese per mano e lo portò vicino al camino. Gli fece segno di sedersi. Lo guardò, a lungo.

Il celeste dei suoi occhi annegò nel celeste degli occhi di Joseph, di Peppino. I suoi  occhi dissero della sua disperazione per averlo creduto perso per sempre. Gli dissero della sua mancanza, vasta più di un oceano, del suo affetto rimasto immutato nel tempo. Joseph vi lesse la gioia di saperlo ancora vivo, di avere potuto  rivedere ancora una volta il “suo viso”.

E poi Rosinella inizió a parlare. Parló e parló.  A lungo.

Gaetano Minale, Paesaggio in estate

Joseph non capiva nessuna delle parole che lei pronunciava, se non qualche rara parola in dialetto appresa dal nonno.  Ma i nomi, del racconto di Rus’nella, erano i personaggi dei racconti del nonno. E Joseph comprese quei racconti, la storia della vita di Rus’nella e della sua famiglia. La famiglia del nonno.  Li comprese  perché conosceva il linguaggio del cuore. Di tanto  in tanto Rus’nella tirava fuori dal profondo di una tasca un grande ” maccatur”[7] e se lo passava sugli occhi, sulla bocca.

Quando finí, tacque.  Era certa che Joseph l’aveva compresa.

Joseph si volse allora verso la ragazza che era sempre rimasta vicino alla nonna e le fece segno che aveva bisogno di una penna o di una matita.  La ragazza si volse verso un ragazzo, più o meno della sua età, e gli disse qualcosa.  Quello allora uscì dalla stanza  e quando rientrò aveva tra le mani un mozzone  di matita e la “la l’bretta d’ r’ cunt'”[8] che serviva alla famiglia per tenere i conti delle entrate e delle uscite.

Andò alle ultime pagine vuote e fece segno a Joseph che poteva scrivere. E Joseph scrisse.

All’inizio i parenti si guardarono stupiti l’un l’altro. La nonna era analfabeta, le figlie sapevano leggere e scrivere ma piuttosto stentatamente. I nipoti sapevano leggere e scrivere, ma non l’americano. Ma quando videro Joseph che scriveva, capirono e sorrisero. Perché Joseph scrisse:

albero genealogico di Peppino

E sottolineò il nome di suo nonno Peppino, di sua madre Rosynila e il suo.

É ru figl’ della figl’ d’ fratt’ , mammé” gridó la ragazza ” e la mamma saja s’ chjiema gné té!”[9] aggiunse elettrizzata.

Rus’nella sorrise. 

Il ragazzo che aveva procurato la matita si avvicinó alla nonna e le spiegó quello che Joseph aveva scritto. Poi si avvicinò a Joseph e , esortato da tutti i presenti, scrisse a sua volta:

albero genealogico di Ru’snella

La ragazza, a quel punto, prese la matita e sottolineò Rosinella, aggiungendo a voce “c’nenna”[10], indicando se stessa e sottolineò Raffaele, indicando il ragazzo che aveva scritto, suo cugino. Poi indicò il nome della Nonna Rus’nella, di suo figlio Peppino e di suo nipote Vituccio, il primo dei figli che Peppino aveva avuto sposando Maria. Accanto al nome di Vituccio era stata disegnata una croce.

Maria era lì davanti a Joseph, si avvicinò, gli accarezzò, piano, una mano

 


continua su…

V’tucc’ ( Vito ) – Quinta e Ultima Parte


[1] Penso che stia parlando di zio Peppino il fratello di mamma. Lui partì per l’America nel 1890 e mamma ha sempre raccontato questa storia.  [2] Ma chi puo essere, il figlio?  [3] Penso di si, rassomiglia a tua madre e tua madre e zio Peppino erano gemelli  [4] Forse è il nipote, è troppo giovane, io credo, per essere il figlio  [5] Venite, venite  [6] Nonno si……..Peppino mio e nonno tuo  [7] Fazzoletto  [8] Il libretto dei conti  [9] È il figlio della figlia di tuo fratello, mammé, e sua madre si chiama come te.  [10] Piccola

Editing: Enzo C. Delli Quadri 
Copyright: Altosannio Magazine 

5 Commenti

  1. Albero genealogico>albero della stirpe >albero della vita.In questo racconto esso è l’albero dell’amore puro e vero: quello fraterno, vissuto da due gemelli molto lontani : fra loro l’OCEANO!
    Ma V’TUCCE il trait d’union !!!!

    “riserbo, sobrietà, moderazione, frugalità” sono le più belle emozioni ,coinvolgenti, e che si apprezzano durante la lettura!

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