VIZI E VIRTÙ nei modi di dire dell’Altosannio

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a cura di Enzo C. Delli Quadri

Saggezza

Contribuiscono a questo contenitore dei “Modi di dire” tanti amici almosaviani dell’ ALTOSANNIO  (Alto Molise Sangro Vastese), ciascuno con il suo modo di scrivere che presenta differenze, ma dimostra una assoluta identità di ceppo linguistico.

Maria Delli Quadri, Claudio Amicome e Marracino Benedetto, Aquilino Ingratta, Daria Ciampaglia, Domenico Meo, Nicola Mastronardi, Fabrizio Fusco, Anna Di Domenico, Irma Elisa Catolino, Maria Antonietta Gentile, Ida Busico, Raffaele Di Ciocco, Gustavo Tempesta Petresine,Rosanna Campana, Maria Santucci, Celesia Fiocca, Elisabetta Fabrizio, Vittoria Di Pardo, Maria Loreta Iacobozzi, Giada Credendino, Gorizia Orlando.

In altri tempi la saggezza popolare spesso si esprimeva attraverso indovinelli, proverbi e sentenze. Era un vero manuale di sapienza pratica che rivelava l’umanità dell’uomo e della donna, perché ritraeva ciò che quotidianamente cadeva sotto i loro occhi. In mezzo ad una civiltà che continuamente si evolve, ancora oggi essi sfidano il tempo resistendo alla corsa delle cose, quasi a temprarne le asprezze (Maria Delli Quadri)

Il contenitore dei Modi di Dire contiene riferimenti ad amore, amicizia, bellezza, bontà, cattiveria, clima, famiglia, lavoro, negozio, ricchezza, salute, società, virtù e vizi.

Qui si parla di  Vizi e Virtù

Pieter Bruegel: Combattimento fra Carnevale e Quaresima - 1559 Vienna, Kunsthistorisches Museum
Pieter Bruegel: Combattimento fra Carnevale e Quaresima – 1559
Vienna, Kunsthistorisches Museum

Pan assutt, lena tonne e vine acite fìean la casa
La parsimonia è fondamento del buon andamento della casa

Tre P le vine arreca: t‘ fa puorch, pazz e pueta
Tre P il vino comporta: ti fa porco, pazzo e poeta.

Chi more de fugne, malditte a chi r’ chieagne
Chi muore di funghi maledetto chi lo piange

Sc’uppetta vacante mette paura a quaranta
Lo schioppo, anche se vuoto, fa sempre paura

Taglia soccia.
Taglia con precisione, al limite, senza sprechi, fare parti uguali nel dividere o distribuire qualcosa.

Vuò pegliè r’pésce pe le miéne dell’iétre.
Vuoi prendere il pesce per le mani degli altri.

R’cuone pellicciatare porta sèmpre la pélle cavetuota.
Il cane che va sempre bisticciandosi porta sempre la pelle bucata. Chi è litigioso ne porta i segni.

Narduocchie vuléva mbarà fa r’figlie a r’ puotre.
Nardocchio voleva insegnare al padre come si generano i figli. Quando si hanno le pretese smisurate e non rapportate alla realtà.

A voglia a feschié se l’uosene ne vò véve.
Hai voglia fischiare se l’asino non vuole bere. E’ inutile stimolare qualcuno se lo stesso non ne ha la voglia.

Chi fa le béne mèrta d’ èsse accise.
Chi fa del bene a chi non lo meriterebbe, merita di essere ucciso.

N’a sentute d’abbiéie se lupe.
Ne ha sentito di latrati di cani questo lupo. Descrive chi non si mette paura tanto facilmente.

Chi ciénte ne fa,  una n’aspètta.
Chi ne fa cento se ne aspetta una. Per chi ne combina tante se ne aspetta una di contro.

Tira chiù r’ pile de la frégna al capammonte che ne puore de vuove all’abballe.
Tira più un pelo di figa in salita che un paio di buoi in discesa. Proverbio vecchissimo (sin dall’epoca di Cicerone che parlava di Erice) ancora e sempre valido.

Cuorp d buontiemp
Corpo de buontempone. Per intendere chi se la gode senza preoccuparsi più di tanto

Festa e maltiemp
Riferimento ad una persona che non ha voglia di lavorare e cerca solo: Festa e cattivo tempo.

I m’arresparmie la moglie a r’liett e chi me vo fott arret alla fratta
Io mi do da fare a risparmiare e c’è qualcuno che spende e spande a mie spese.

La pecra che vrama perd r’ vuccon
La pecora che bela perde il boccone. Significa che chi chiacchiera perde tempo.

La risa de r’ venerdì n’arriva alla domenca.
Le risate del venerdì non arrivano alla domenica. Perchè il venerdì è giorno di penitenza ed il ridere non porta bene.

A lavà la coccia all’asene, sprich  acqua, sapone e tiemp’
A lavare la testa all’asino sprechi acqua, sapone e tempo . Dare spazio a chi non vuol capire è solo perdita di tempo

A voglia a feschié se l’uosene ne vò véve.
Hai voglia fischiare se l’asino non vuole bere. E’ inutile stimolare qualcuno se lo stesso non ne ha la voglia.

Quand n’n putéme vatt sacc, vattéme sacchétte:
quando non possiamo battere sacchi, battiamo sacchette. E’ necessario essere sempre attivi mai in ozio

Ca tu mò te miégne chésse, te cola l’unde n’cur.
Se tu adesso mangi anche questo, ti cola il lardo al culo. È’ un invito alla moderazione e a non abbuffarsi nel mangiare.

O te miégne sta menèstra o te iètte pe la fenèstra.
O mangi questa minestra o ti butto dalla finestra. E’ la minaccia rivolta a chi con tante cerimonie non voleva accomodarsi a mangiare nella casa in cui si era trovato per caso e si stava consumando il pranzo o la cena.

R’ vruocl è figlie alla foglia.
Il broccolo è figlio alla verza. Ovvero tale padre, tale figlio.

La chiecchiara è art leggera.
Le chiacchiere sono arte leggera.

Leva l ponia da mien a Crisct.
Leva i pugni dalle mani di Cristo. Dicesi di persona che con il suo atteggiamento (comportamento, modi di dire ecc…) provoca reazione adirata, talvolta violenta, anche nelle persone pacifiche e tranquille.

Ogne lena te r’ fum sia.
Ogni legna ha il suo fumo. Ognuno manifesta la propia indole attraverso il suo modo di agire o di pensare.

Via d’chien e pan ammull.
Strada dritta e pane morbido. Dicesi di persone che hanno avuto o pensano di avere le cose senza nessun sacrificio o sforzo.

Ne ge ne stà, ne ge ne mette ca ne ge ne va.
Non ce n’è, non ce ne mettere che non ce ne va. Vuol dire che chi non ha cervello, intuito, intelligenza o tutte le cose migliori di questo mondo, non puoi pretendere di attribuirgliele a tutti i costi; sarebbe inutile, fatica sprecata. Se è dotato è bene, altrimenti rimarrà così.

R’ figl d’ la gallina ghienga.
Il figlio della gallina bianca. Dicesi di persona che ritiene o crede di essere speciale o privileggiato rispetto ad altri.

N’de sié tené tré cice ‘n cuorp.
Non sai tenerti tre ceci in corpo. Non sai tenere un segreto, una cosa riservata.

Péle rusce é quavaglie stellate azzoppare appéna nate.
Il rosso di pelo ed il cavallo stellato sbattigli la testa appena sono nati. Un modo di dire che chi è rosso di pelo va eliminato da subito come un cavallo con la stella, perché entrambi pazzoidi.

Mine la préta é annascunne la miéne.
Meni il colpo e nascondi la mano. La butti là quasi per caso facendo finta di niente e vedere disinteressato la reazione.

R’cuone pellicciatare porta sèmpre la pélle cavetuota.
Il cane che va sempre bisticciandosi porta sempre la pelle bucata. Chi è litigioso ne porta i segni.

Quond tié furia….. aspètta.
Quando hai fretta datti una calmata. La fretta induce all’errore, conviene fare le cose con calma e precisione.

Aie arraccumannata la pecra a r’ lupe.
Ho raccomandato la pecora al lupo. Come dire che il mio ammonimento non ha subito alcun effetto, amara constatazione.

Vié truvanne pane latte é cucchiéra.
Vai trovando pane latte e cucchiaio. Significa che non necessariamente uno debba essere servito e riverito. Ma rendersi umile ed accomodante.

Una ne fa é ciénte ne pènsa.
Una ne fa e cento ne pensa. Riferita a chi è sempre furbesca- mente attivo e pronto per ogni circostanza ed evenienza.

Narduocchie vuléva mbarà fa r’figlie a r’ puotre.
Nardocchio voleva insegnare al padre come si generano i figli. Quando si hanno le pretese smisurate e non rapportate alla realtà.

Chi prima la sénte, ncur la tè.
Chi prima la sente, in culo ce l’ha. Chi per primo ne avverte l’odore ha fatto la puzza. E’ un buttarsi avanti per deviare le indagini. Si riferisce a coloro che, avendo fatto errori o malefatte. ne parlano per primi, onde distogliere i sospetti su di loro.

Sputa n’ tèrra ch’anduvine.
Sputa per terra che indovini. Si usa per sminuire il saccente, vale a dire una operazione che non costa fatica ed impegno.

Abbiéde alla pagliuca e r’ truove te caccia l’uocchie.
Badi alla pagliuzza e non alla trave che ti acceca. Badare alle cose serie e non a quelle di poco conto.

N’ de pésa nesciuna v’langia.
Non ti pesa nessuna bilancia. Sta per colui che è furbo e sfugge a qualsiasi stima della furbizia e modi di fare a suo esclusivo vantaggio.

Scanzate callara ca te tigne.
Scansati caldaia che ti tingo. Minaccia usata per prender in giro i gradassi.

Ancora ne vide la sèrpa che chiéme Sant Dumineche.
Ancora non vedi la serpe che chiami San Domenico. Sta per denigrare coloro che hanno paura ad intraprendere e fare qualcosa ispirandosi alla tradizione dei serpari che adornavano a Cocullo la statua di San Domenico che proteggeva dalle serpi

Chi nasce quodre ne po’ murì tunne.
Chi nasce quadrato non può morire tondo.

L’acqua ze chiéma stizza chi la vò z’arrizza.
L’acqua si chiama stizza chi la vuole si alza e la va a prendere. Darsi da fare senza pretendere dagli altri, non demandare ad altri le richieste per avere ed ottenere le cose.

N’zì buone pe re Ré, n’zì buone manche pe mé.
Non sei buono per il Re, non sei buono manco per me. La considerazione delle giovani da marito che pretendevano il buon partito nel matrimonio, non solo in soldi e proprietà, ma anche di buona salute.

R’vove che r’ péle nire, né ara, né trésca e né tira.
Il bue dal pelo nero, non ara, non trebbia e non tira. Il bue non di razza podolica o marchigiana, ma imbastardito e di altre razze mal si adattava al giogo e non avrebbe reso nel lavoro, qualunque esso fosse stato.

Cazze capisc e cotca no.
Cazzo capisci e cotica no. Vuoi capire volutamente solo quello che ti interessa.

Chi è féssa ze sta alla casa séia.
Chi è fesso se ne sta a casa sua e non si mette in moto per darsi da fare.

Arreviéte alla tréntina lèvate dalla vetrina.
Arrivato alla trentina togliti dalla vetrina. E’ inutile mettersi in mostra quando non se ne ha l’età.

Te cride ca schiusce é fié la bottiglia.
Credi di soffiare e fai la bottiglia. La denigrazione del pressappochismo. E’ insito l’invito a fare le cose per bene.

Te cride ca schiusce é abbuotte.
Credi che soffi e gonfi. Come sopra

Stié sèmpre ncoppa come é l’uoglie.
Stai sempre sopra come l’olio. Per sminuire l’importanza di chi sempre vuol mettersi in mostra a discapito di altri.

R’ vizie de natura te porta alla sepultura.
Il vizio di natura ti porta alla sepoltura. La tara caratteriale, del proprio modo di essere, non la cambi, ma la porti con te fino alla morte.

Ogne picca giova.
 Ogni poco giova. Anche se poco giova a chi lo ha. Sapersi accontentare.

Priéite, avvuchiéte é pulle n’ ze videne mié satulle.
Preti, avvocati e polli non si vedono mai satolli. E’ riferito ad alcune categorie di persone che come i polli non si saziano mai.

Ceninne é mal cavate. Gruosse é féssa.
Piccolo ed arzillo, grosso e fesso. La vivacità paga; l’agilità, la sveltezza alla lunga premiano.

L’uosene caréia la paglia é l’uosene ze l’ armagna.
L’asino porta la paglia e lui stesso se la mangia. Sta a significare le cose che fruttano solo per chi le gestisce e non per altri.

Armitte paglia pe ciénte caviéglie
Rimetti in fienile paglia per cento cavalli. Darsi da fare in modo sproporzionato, per indicare l’eccesso.

La carta è amante …(de r’féssa)… … …  e r’ ciucce paga.
La carta è amante …dei fessi. E l’asino paga. E’ la tipica espressione usata, con l’aggiunta sottintesa tra parentesi, dopo aver perso al gioco, con la risposta sarcastica e ironica del vincitore.

R’patrétèrne r’fa é r’diévre r’accocchia.
Il padreterno li crea e il diavolo li accoppia. Significa che i pessimi soggetti diventano tali anche perché uniti dall’influenza nefasta dei loro scopi.

La coccia che ne parla è chiamata checoccia.
La testa che non parla è chiamata cocuzza. Chi non esprime il suo pensiero, le sue sensazioni restandosene muto ed indifferente viene appellato come zuccone, come testa vuoto a perdere.

Se va caccia pe na béccaccia, pe na magniéta é na cacaccia.
Si va a caccia per una beccaccia, per una mangiata e una cagata. La denigrazione si fa più acuta, si va a caccia per la selvaggina nobile come la beccaccia, ma si ritorna a casa dopo una mangiata e….

Cacciature é acchiéppa ciéglie fiéne r’ figlie puveriéglie.
Cacciatori ed acchiappa uccelli fanno i figli poverelli. Si vuol denigrare i cacciatori che, per seguire la loro passione, non badano alle cose della famiglia rischiando di non provvedere ad essa.

Ché te viéne le scarpe strétte?
Ti vanno le scarpe strette, per cui dirti la verità scotta.

Ne zi buone né a fotte né a fa la spia.
Non sei capace ne a fottere ne a fare la spia. Non sei capace ne a rubare ne a far da palo, sta per bollare l’altrui incapacità a fare qualcosa.

Andò té r’uocchie té le mane
Dove ha gli occhi ha le mani

Chi pecora ce fa lupe ce la magna
Chi si fa pecora è mangiata dal lupo

Cor timede té cuscienza lesa
Chi ha cuore timido ha  coscienza sporca

Chi magna suole ce strafoca
Chi mangia solo si strozza

Conda ca chi n’n conda more senza cande
Conta, che chi non conta muore senza canto

Conda ca te fié canon’che
Conta che diventi canonico

Chi n’n sa r’use de ru paese n’abbusca manche pe le spese
Chi non conosce le usanze del paese non guadagna nemmeno le spese

Chi é puttana e chi té la numenata
Chi è puttana e chi ne ha la fama

Chi c’avanda ce smanda
Chi si vanta si scopre

Chi n’n té c’arta fa pettena  tela
Chi non ha nulla da fare pettina i teli

Chi ala poche vale
Chi sbadiglia vale poco

Capisce e canusce
Capisci e conoscerai

Chi canosce ru nide araccoje r’uove
Chi conosce il nido raccoglie l’uovo

Dope la c’nquantina nu defiette ogn’ matina
Dopo la cinquantina un difetto ogni mattina

La superbia va a cavalle e aretorna a piede
La superbia va a cavallo e ritorna a piedi

La votta caccia le vine che ce mitte
La botte caccia il vino che ci metti

La femmena è come la castagna, fore è tanda bella e dende té la mahagna
La femmina è come la castagna, fuori è tanto bella e dentro ha la magagna

‘N grazie a Dia ca chiove e vuò pure l’acqua calla?
Grazie a Dio che piove e vuoi pure l’acqua calda?

‘Ncoppa a ssu colle si fatte l’ara e mo trische
Sopra quel colle hai fatto l’aia e quando trebbi?

N’n te fidà de chi parla poche
Non fidarti di chi parla poco

N’n magna pe n’n cacà
Non mangia per non defecare

Ogne turze vo fa foja ogne curnute vo fa moje
Ogni torsolo vuol fare foglia ogni cornuto vuole la moglie

Perde chiù r’avare che ru sciampagnone
Perde più l’avaro che lo scialacquone

Quann la femmena tretteca l’ancase n’n è puttana  poche ce manca.
Quando la femmina scuote l’anca se non è puttana poco manca

Quann Cicce teneva denari aveva parenti, amice e cumpare
Quando Ciccio aveva denari aveva parenti, amici e compari

Ru busciarde a da tenè bona memoria
Il bugiardo deve avere buona memoria

Ru puorche prima veve e dope    arevodeca ru vregne
Il maiale prima beve e poi rovescia il trogolo

Vizie de natura fin alla mort dura
Vizio di natura fino alla morte dura

Val chiù nu ‘ust che ‘na massaria
Vale più uno sfizio che una masseria

C’é fatte com’e n’ora de notte
S’è ridotto come un’ora di notte

 


Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri