Vita: Mistero Prezioso

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A cura di Benedetto di Sciullo
tratto dalla rubrica Lo spazio di tutti del sito faldus.it, editing Giovanni Mariano

I sostenitori della sintesi saranno un po’ delusi dalla storia che mi accingo a scrivere poiché, per necessità di narrazione, mi è impossibile omettere dettagli ed accaduti che, nel loro fatale intreccio, hanno determinato la particolarità dei fatti che sto per raccontare.

Chiedo scusa a tutti coloro che, aspettandosi la narrazione di qualcosa di eclatante, troveranno probabilmente banale e…romantica tutta la vicenda.

La mia opinione è che, al di là della fermezza e della rude rassegnazione con la quale alcuni figli del nostro paese hanno accettato il distacco dalle proprie radici, in ciascuno vive e si agita una prorompente necessità di recuperare, almeno nei ricordi, un proprio passato ed in particolare una fanciullezza molto spesso abbandonata con modalità non sempre fra le più ortodosse. Per coloro che, come me, “viaggiano” verso i cinquant’anni e non hanno più dimestichezza con gli anni dell’adolescenza , spesso il recupero delle antiche passioni si traduce in una sorta di rivisitazione dei ricordi più intimi, delle immagini più care, delle emozioni più uniche, di tutto ciò che, in breve, costituisce la trama unica ed irripetibile di quel tessuto che ciascuno di noi riconosce come propria radice.

Con la premessa di questa mia soggettiva interpretazione delle cose, mi è più facile sperare nell’indulgenza di coloro che potrebbero giudicare…patetico il mio rispetto del culto dei defunti ed il dialogo spirituale che con essi intrattengo nei momenti di maggiore fragilità quando, cioè, il bisogno di una rassicurazione e di una promessa di certezza ritornano nel cuore con quella stessa veemenza di quando, bambini, si guardava al mondo “rassicurante” dei grandi per mettere a tacere gli spettri delle proprie ansie.

Come spesso accade nella vita di molti, il destino mi ha strappato con violenza alcuni degli affetti più cari e profondi e, in tali frangenti, a nulla vale chiedersi il perché di questa “appropriazione indebita” del fato. Ci è concesso subire ma non capire nel profondo. Ho sviluppato nel tempo il desiderio di custodire in un angolo discreto della mia casa le foto di tutti coloro che non sono più fra noi e che, in qualche maniera, hanno benevolmente influito sulla mia fanciullezza con la loro presenza, il loro affetto, il suono della loro voce. Non sono necessariamente parenti, ma nel mio ricordo sono comunque un riferimento positivo e rassicurante che spesso amo “rivisitare” con lo stesso entusiasmo incontaminato di quando ero bimbo. Il caso mi ha spesso aiutato nel reperire fotografie che talvolta sono giunte fino a me per sentieri fortuiti e tortuosi. Un cruccio però mi ha sempre turbato : fra tante foto non sono mai riuscito a procurarmi quella di nonno, uomo al quale ero profondamente legato in ragione di quel viscerale trasporto che tutti i bimbi del mondo (specialmente quelli di altri tempi…) hanno verso i nonni. Negli anni mi sono rassegnato all’idea di non avere una sua immagine, ma l’affetto antico ed ancora totale che nutro nel cuore mi hanno reso difficile accettare questa bizzarra realtà.

L’estate scorsa, in occasione delle vacanze, sono tornato a Fallo per un breve periodo di riposo. Durante la permanenza, venni a sapere che F., in America da molti anni, sarebbe ritornata in paese per la triste necessità di rimpatriare dagli U.S.A. la salma del proprio fratello. F. viveva da bambina, insieme alla sorella A. ed alla sua famiglia, di fronte alla casa di mia zia. Frequentavo spesso quel vicolo e benché quelle due bambine fossero poco più grandi di me, mostravano nei miei confronti una sorta di attenzione protettiva ed una “materna” tolleranza alle mie esuberanze di bimbo. Erano care al mio animo, così come caro era il fascino malinconico e rispettoso di una triste storia, raccontatami da chissà chi, che narrava di due fanciulli strappati alla vita dagli orrori della guerra e dei quali quelle due bambine, nate successivamente, rinnovavano il nome. I loro visi sono sempre rimasti impressi nella mia memoria anche se la vita, dopo il distacco dal paese in cerca di miglior fortuna, non ci ha mai più riavvicinati. Rivedere quella “signora” in lutto così composta nel suo incedere non è stato sufficiente a domare la mia irrefrenabile necessità di rivederla più da presso e parlarle.

Trascorso un giorno da quel primo “avvistamento” silenzioso e fugace reso ancora più irreale dallo svolgimento del rito funebre, mi capitò di scorgere nuovamente F. in lontananza e, determinato a vincere ogni indugio, trovai il modo di accostarmi e di fermarla.

Mi scusi, signora, lei è F. ?” Domandai impacciato.
Sì...” rispose lei un po’ intrigata.
Io sono………così,… così,…così…”

Notai nel suo sguardo una luce di complice compiacimento nella ricostruzione di un trascorso così lontano che, ancora bambini, ci aveva visti insieme e spensierati. Fu un incontro breve e al quale , per un capriccio della sorte, probabilmente non ne seguiranno altri, ma tanto prezioso per quel tocco di nuova vita che aveva infuso ad un mio ricordo…

Il giorno seguente, fui avvicinato da un adolescente che conoscevo solo di vista per averlo spesso visto nella comitiva di S. figlia quindicenne di una delle mie più care amiche di gioventù. Il ragazzo mi confessò, fra lo scherzoso ed il rispettoso, che il giorno precedente mi aveva visto chiacchierare con F. e me ne chiedeva ora la ragione. Francamente la richiesta mi sorprese, ma lo accontentai di buon grado e risposi ai suoi interrogativi. Di lì a breve, la spiegazione di tanto interesse :

La donna con cui parlavi ieri è mia zia e mi aveva sorpreso il fatto che tu potessi conoscerla visto che vive in America...”.

Seppi così che quel ragazzo era il figlio di A. (la sorella di F.) e la sua curiosità mi apparve sinceramente legittima. Il giorno seguente lo incontrai di nuovo ed in tale circostanza mi si avvicinò e mi confidò di aver visto in casa sua una mia fotografia di quando ero piccolo…di quando cioè ero dell’età in cui giocavo con sua madre e sua zia. Non è facile per me trasmettere l’entusiasmo che provai a quella notizia. Forse i più giovani ne resteranno cinicamente sorpresi, ma i più “datati” sanno quale preziosa rarità può essere una fotografia che ci ritrae in epoche in cui non erano molte le possibilità di immortalare i momenti dell’infanzia sia per le scarse risorse tecnologiche del periodo sia per la necessità vitale ,da parte degli adulti, di destinare il proprio tempo e le proprie possibilità economiche a cose più essenziali e meno…futili.

Nei giorni che seguirono, credo di aver concorso al titolo di “rompipalle interplanetario” con la stessa tenacia con cui un olimpionico persegue il podio d’onore : ho “asfissiato” quel povero ragazzo supplicandolo di procurarmi la foto di cui mi aveva parlato e che avrei voluto duplicare per tenerne un ricordo. Non ebbi fortuna e, rinsavito, decisi di non torturare più il malcapitato per non diventare il suo “tormentone” estivo.

Quest’anno sono tornato a Fallo per un rapidissimo fine settimana ed una sera, appena finito di cenare, sento bussare alla porta e, del tutto inaspettatamente, vedo apparire sull’uscio il ragazzo che l’anno precedente avevo così tenacemente tediato con la storia della fotografia. Recava in mano una inequivocabile busta da studio fotografico dentro la quale, evidentemente, era custodita la tanto sospirata copia di cui avevo fatto richiesta.

Una infantile frenesia mi assalì all’improvviso e, come i bambini di fronte ad un giocattolo, non vedevo l’ora di scartare quell’involucro per curiosare all’interno. Assaporavo già la gioia di poter vedere di lì a poco un’immagine che mi ritraeva in un’epoca così lontana e così cara e me ne sentivo compiaciuto.

Ma l’emozione, lo stupore e la sopraffazione che il contenuto di quella busta avrebbe suscitato in me erano lontane mille anni luce dalla mia più partecipe immaginazione : la foto mi ritraeva bimbo e spensierato ma soprattutto….abbracciato a mio nonno !

Ho sentito un brivido correre lungo la schiena ed un forte senso di gratitudine a quelle misteriose forze del destino che del tutto inaspettatamente avevano assecondato il mio desiderio così a lungo deluso di possedere una foto di nonno.

E mai, veramente mai, avrei osato sperare in un suo abbraccio dopo la morte.

foto da web

 


[1]Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti. Ha creato, con Giovanni Mariano, il sito www.faldus.itche celebra Fallo (CH) e i Fallesi.
[2]Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, l’aria, i profumi dell’Alto Vastese. Ha creato, con Benedetto di Sciullo, il sito www.faldus.itche celebra Fallo (CH) e i Fallesi.

Copyright:  www.Faldus.it
Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

 

1 COMMENTO

  1. Bel racconto di grande sensibilità d’animo, che l’autore non nasconde, anzi la esprime e l’annuncia quasi con stile deamicisiano… In qualche situazione—es scarsità di foto nell’infanzia —io ,ancora più anziana mi ci sono ritrovata pari pari… Lui però più fortunato, è stato anche “riabbracciato dal nonno … e sono così belli che non saprei sinceramente dire se il BIMBO somiglia al NONNO o viceversa…

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