Val di Rose e Monte Sterpi d’Alto

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Itinerario percorso il 13.05.12 e splendidamente raccontato da Isabella Pannunzio [1]con Musica di Ludovico Einaudi Primavera ed editing di Enzo C. Delli Quadri

Camosci
Camosci

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Val di Rose e Monte Sterpi d’Alto è il percorso della giornata.

Una sosta ad Alfedena. Il bar sta per aprire e così, mentre attendiamo di poter gustare il nostro caffè, ci concediamo un breve giro nel paese. Breve ma carico di scoperte.

Saliamo la scalinata che ci porta alla torre medievale di forma ottagonale, notando su un muro tre scudi, o così sembrano, con delle figure, sulla cui simbologia ci interroghiamo. Passiamo per i vicoli stretti ammirando i portali con stemmi ricchi di significati; godiamo della bellezza della facciata della chiesa parrocchiale, illuminata dalla luce del sole mattutino, con il suo mosaico che brilla raffigurante un Cristo.

Ad un tratto udiamo il suono fragoroso dell’acqua. Ci chiediamo da quale parte provenga. C’è un torrente (che poi mi informerò trattasi del Rio Torto) che scorre all’interno del paese. Compie un salto incassato all’interno di uno spazio angusto tra pareti alte e ripide…e giù…l’acqua fluisce facendo sentire la sua voce. Una voce forte, fiera, libera… come forte, fiero e libero era il popolo sannita che qui ha vissuto la sua storia.

Rio-Torto-Alfedena
Alfedena (l’AQ) Sorgente Rio Torto

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Dopo aver preso il caffè al bar riprendiamo il viaggio in direzione di Civitella Alfedena.

Scendiamo dalla macchina. Prima di iniziare il cammino si verifica quello che per me ormai è diventato un vero e proprio rito. Potremmo chiamarlo la “vestizione”, ovvero il cambio di scarpe. Tolgo le scarpe giornaliere e indosso quelle da trekking. E, mentre allaccio le scarpe da trekking, in quello che apparentemente è un semplicissimo gesto, si cela la speranza di nuove scoperte, nuove conoscenze, nuove emozioni.

Faggeta
Plantule di faggio

Saliamo, come sempre attraversando la faggeta nel tratto iniziale. In questo periodo al suolo è un tripudio di germogli e giovani plantule di faggio. Scopro i vari stadi della nascita di una nuova vita: il germoglio con il tegumento del seme che ancora gli fa da cappuccio, le giovanissime plantule con le due caratteristiche fogliole appena aperte, le plantule con ormai le prime foglie già sviluppate. E così si susseguono nel sottobosco ed anche lungo il sentiero, tutte bramose di innalzarsi al cielo e divenire alti alberi imponenti…chi di loro sopravvivrà?

La mia attenzione, “in questo risveglio del mondo”, viene attirata da un ramo che all’estremità porta giovani foglie appena germinate. Fin qui nulla di particolare se non fosse che le giovani foglie si son fatte strada attraversando una foglia secca, della stagione passata, “vecchia”…ed è così che il nuovo si fa strada prepotentemente attraverso il vecchio…potrebbe essere una bella metafora per il periodo storico che stiamo vivendo. Forse di un nuovo che avanzi sul vecchio se ne avrebbe proprio bisogno! E ancora mi dico “la Natura insegna…sempre”.

Continuiamo lungo la Val di Rose, chiamata così per la massiccia presenza di arbusti di rose canine…e mi dico che nel periodo della loro fioritura, quando gli arbusti spinosi, oggi con le sole foglie appena germogliate, si caricheranno di delicate rose dai petali bianchi e rosati daranno un volto nuovo a questa valle, sicuramente spettacolare!

Val di Rose

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Come sempre ad un certo punto si esce dal bosco e si scorgono le pareti della montagna, che appaiono come un imponente anfiteatro.

Qui, mi dicono i miei compagni di viaggio, c’è la possibilità di vedere i camosci. Ma non avrei mai pensato che quella possibilità si sarebbe presto tramutata in una delle esperienze magnifiche della mia vita!

Ecco alcuni camosci…scappano al nostro arrivo. Due di loro si dirigono su uno sperone roccioso. Un adulto si pone all’estremità e nella parte interna un giovane, che avrà avuto sicuramente un anno.

Camosci

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Li guardiamo da lontano. Poi Claudio mi invita ad avvicinarmi nella loro direzione. Lentamente avanzo. Avanzo e mi fermo. Li vedo sempre più vicini. Ad ogni passo sento sempre più il mio cuore accelerare. La voce di Claudio mi dice “Avanza, avanza!” …ed io continuo. I camosci sono sopra la rupe ed io da sotto avanzo. L’adulto mi guarda, con la testa inclinata da un lato. In una posizione che è tenera e buffa allo stesso tempo! Sono sempre più vicina, sotto di loro. Mentre l’adulto continua a guardarmi, senza distogliere lo sguardo, il più piccolo si porta verso di lui…si ferma e mi guarda anch’esso. E lì avverto un’emozione grande che mi parte dalla pancia e sale su fino al cuore e poi alla gola e poi cresce sempre di più fino a che non riesco più a contenerla e trova sfogo in qualche lacrima che leggera sfiora il mio viso. Devo sedermi un momento sotto la rupe per assaporare in pieno quel meraviglioso momento. Io guardo loro e loro guardano me.

Lasciata rientrare l’emozione, come un fiume che dopo la piena rientra nel suo letto, faccio per rialzarmi e provo ad avanzare ancora un po’. Ma forse oltrepasso il limite consentito, consentito da quegli animali per sentirsi al sicuro, consentito alla fiducia riposta nei miei confronti, consentito a far sì che quella vicinanza rimanga un piacevole ricordo. Da ambo le parti…mi piace credere. Raggiunto quel limite dunque i camosci scappano e scompaiono oltre la rupe, oltre il cielo azzurro… Di loro non resta che l’incantevole ricordo.

Monte amaro di Opi e Monte Marsicano

Ritorno indietro per raggiungere la cresta e proseguiamo lungo di essa tra Monte Amaro di Opi e Monte Marsicano sul versante alla nostra sinistra e Monte Petroso e Monte Petrosino su quello alla nostra destra.

Sulla cresta adagiate sull’erba da poco rinverdita alcune splendide fioriture catturano la nostra attenzione. La genziana di colore blu. Non saprei che tonalità attribuirle…blu cobalto, blu elettrico…per me è blu, blu…che più blu non si può! Il delicato nontiscordardime. E’ lì a terra, è un fiore molto discreto e non sa nemmeno di essere così “meravigliosamente meraviglioso”! La pulsatilla dai candidi petali. Non l’avevo mai vista in fiore. E di questa nuova conoscenza, così come delle altre, sono felice.

Genziana di colore blu

Arriviamo di fronte ad una rupe rocciosa che cade quasi a strapiombo…dovremmo passare di lì per proseguire. Michele va avanti. Ci dice che facendo molta attenzione a dove mettere i piedi e le mani, si riesce a passare. Guardo la rupe e mi ripeto “…attenzione a dove mettere i piedi e le mani…”. Cerco di individuare possibili appoggi! Mi convinco che sia facile…e aggiungo “non guardare di sotto!”. Mi aggrappo a quella rupe, quasi fossi un bimbo che si aggrappa al petto della propria madre! Appena sento le mani e i piedi sicuri avanzo… trattengo un po’ il fiato e cerco di non pensare…passo. E continuiamo fino alla meta. Monte Sterpi d’Alto.

Sulla strada del ritorno incrociamo ancora un gruppo di camosci al pascolo. Ne saranno una decina. Di nuovo in mezzo a loro…non oltre il limite consentito ovviamente. Tra di loro un camoscio con un solo corno compare all’orizzonte come un personaggio mitologico. Sorrido. Sarà il famoso unicorno?!

Monte Sterpi d’Alto

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Arriviamo alla macchina. Cambio di scarpe. Mentre slaccio le scarpe da trekking penso che quelle nuove conoscenze, nuove scoperte, nuove emozioni che speravo di vivere ora sono dentro di me. E mi sento appagata e felice. Tolgo le scarpe da trekking, che ripongo nella sacca, e indosso di nuovo quelle giornaliere. I piedi e le gambe e il corpo si riposano…ma la mia mente continua a viaggiare…

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[1] Isabella Pannunzio, Molisana di Agnone (IS), laureata in Scienze Naturali, si occupa di Educazione e Consulenza Ambientali nonché di Percorsi Naturalistici.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

2 Commenti

  1. Semplicemente splendido. Sei proprio brava a cogliere tutti gli aspetti di una natura già di per sé meravigliosa.Tu la impreziosisci ulteriormente.

  2. Gran bel racconto, descrizione lineare e fantastica per cui si segue il percorso passo passo con lo stesso entusiasmo dei protagonisti scalatori, godendo la bellezza del paesaggio, dei fiori e degli animali attraverso I VOSTRI occhi….
    SOLO CHE MENTRE TU CAMBI LE SCARPE, PRIMA E DOPO IL TRAGITTO, IO SON RIMASTA …IN CIABATTE AHIMè TUTTO IL TEMPO, ASSAPORANDO LE PAROLE “TUE “…MAGNIFICHE .

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