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Vəndunéura

Poesia di Felice Pannunzio[1]  dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

Chiesa di S. Onofrio 4 copia

Vəndunéura

É vəndunéura. Séuna na cambana.
L’orlòggə də la chjèzza vattə l’éura.
Sə fa la créucə Émiglia “matrəcana”
chə štava ləttəchènnə chə la néura.
Pasquàlə ru ramarə, mbaccia a séulə
à missə arrassəcùo cuttrìelle e tóinə.
Na vəcchjarèlla arréndra lə lənzéula
sə n’arvìenə alla štalla lə gallóinə.
Nu vəndarìellə fa rralzà la cama
chə št’amməcchjùota nnènd’a na pagliòira,
nu pùorchə rulla e dicə ca té fama.
Sə sìendənə rə mègliə alla ramòira.
Rə passarìellə, ngima a nu pədalə,
tuttə arraunóitə, štìenə a chjacchjarìe,
nu uagliéunə arrabbócca l’anəmala,
ngambagna štìenə angóra a fatəìe.
É vəndunéura; ma nzé fattə nòttə:
cə vó paricchjə prima də lassà.
Mó r’éma fa n’òndrə pəzzòttə
ch’addəmanə pó s’ara arcumənzà.

Ventunora*

É ventunora. Suona una campana.
L’orologio della piazza batte l’ora.
Si fa la croce Emilia detta “matrəcana”
che stava litigando con la nuora.
Pasquale il ramaio, al sole,
ha messo ad asciugare paioli e tine.
Una vecchietta rientra le lenzuola
tornano alla stalla le galline.
Un venticello alza la pula
che è ammucchiata innanzi al fienile,
un maiale grugnisce e si lamenta chè ha fame.
Si sentono i magli alla ramiera.
I passerotti, su un’albero,
tutti riuniti, stanno “parlando”,
un bambino richiama gli animali al pascolo,
in campagna ancora lavorano.
É ventunora; ma non si è fatto notte:
ci vuole molto prima di lasciare il lavoro.
Dobbiamo lavorare un altro pezzo di terra
che domani, poi, si deve ricominciare.

* Ventunesima ora. Si suona tre ore prima del tramonto e a seconda delle stagioni dalle 14 alle 17. La campana batte 33 rintocchi in ricordo dell’età di Gesù che morì all’ora nona del giorno, ossia tre ore prima del tramonto. Il suono, accolto con un segno di croce e qualche preghiera, segnala soprattutto al contadino che mancano circa tre ore al calare del sole.

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[1] Felice Pannunzio. Nasce il 10 luglio 1929 ad Agnone, dove frequenta le scuole medie inferiori e, dopo brevi esperienze lavorative in vari campi, si dedica all’attività politica, prima nelle file del Partito Comunista Italiano e in seguito nell’Alleanza dei Contadini. Corrispondente de l’Unità nella provincia di Isernia. Nel 1970 si trasferisce a San Giovanni Teatino (CH) e lavora nella segreteria di un istituto scolastico. Nel 1987 va a vivere a Chieti, città dove tuttora risiede. La sua attività poetica comincia negli anni Cinquanta e prosegue per circa un trentennio. Partecipa alle prime dieci edizioni del premio Cremonese e ottiene risultati lusinghieri, classificandosi più volte tra i primi. Continua ad ottenere soddisfazioni ai concorsi dialettali di Teramo, due volte terzo posto, e Lanciano. La sua poesia è spesso temperata da un’atmosfera crepuscolare e mitografica, nella quale si percepisce un mai sopito sentimento di nostalgia verso le cose avite e gli affetti dell’infanzia. Accanto alla produzione vernacolare non mancano le prove narrative. I racconti in lingua del Pannunzio, ironici e pieni di umorismo, trovano anch’essi la loro freschezza espressiva nei riferimenti al mondo paesano e sono pubblicati – in selezione, nei primi anni Ottanta – sull’edizione regionale abruzzese del Messaggero di Roma.

[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

 *editing di Enzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. cə vó paricchjə prima də lassà.

    La p^zzotta , (pezza) è un pezzo di terra che identifica normalmente le ripartizioni
    di un vigneto in aree piu o meno omogenee per estensione.
    il vigneto quindi più che diviso è delimitato in pezze /hajje zappat ddu pezz d vigna/
    aj cumnzat a putà la pezza a sopr^mijan/ a sott^mijan / chiaro che poi quando si lavorava
    su altre culture se ne paragonava ipoteticamente l’estensione / quas gne na pezza d vigna/ gne na mesa pezza/ ecc , quando invece si indendeva di zappare ancora un po ed era ….’l’ora che volgeva al desìo ‘
    era anche in uso dire /mo’ n’andra scagnènna e lassèam /lass . dove la scagnènna sta per scambio ,scambio di passo ,avanziamo/avanzo ancora un passo = n’andra scagnènna.

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