Una nave dell’emigrazione italiana: il piroscafo Sannio

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di Francesco Di Rienzo

Il piroscafo Sannio in una foto d'epoca
Il piroscafo Sannio in una foto d’epoca

Col termine Sannio si intende normalmente quella regione storica dell’Italia meridionale abitata nell’antichità dal popolo dei Sanniti comprendente buona parte dell’attuale Molise, l’area sud-occidentale dell’Abruzzo e la parte nord-orientale della Campania.

Eppure, il Sannio è legato anche a un altro momento storico, tristemente famoso, di queste tre regioni italiane: quello dell’emigrazione post-unitaria.

Così si chiamava, infatti, una grossa nave che per cinque lunghi anni ha trasportato tanti italiani in cerca di fortuna negli Stati Uniti d’America nel secondo decennio del secolo scorso.

Il piroscafo fu costruito come nave da carico nel 1899 nei cantieri navali inglesi “Palmer’s Shipbuilding & Iron Company di Jarrow-on-Tyne” per la società britannica British Shipowners Limited con il nome di British Prince. Stazzava 9.203 tonnellate, era lungo 143,25 metri e largo 17,26. Aveva motori a vapore e  doppia elica. Poteva viaggiare ad una velocità di circa 13 nodi.

Nel 1906, la nave fu acquistata dalla società Navigazione Generale Italiana di Genova che, dopo averle cambiato il nome, la utilizzò come nave passeggeri lungo la rotta Genova – Napoli – Palermo – New York. Poteva ospitare 70 passeggeri di prima classe e 2.200 di terza.

Nel 1913, fu acquistata dalla Società Italia di Navigazione a Vapore di Genova che le cambiò il nome in Napoli. Nel 1917, l’ultimo cambio di proprietà: la nave passò alla Società Transoceanica di Napoli.

Il piroscafo Napoli, già Sannio, affondò l’anno successivo al largo del porto di Genova per una collisione con il vapore norvegese Otto Sverdrup. Nel naufragio, purtroppo, una persona perse la vita.

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