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Un tesoro chiamato Saepinum (viaggio di un calabrese in terra molisana*)

di Giorgio Rinaldi [1]

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Sepino: incuriositi da un piccolo cartello a margine della statale 87 si decide per una breve sosta.

Siamo nel Molise, nel Matese, nella terra che fu dei Sanniti.
Quando si pensa a questa parte d’Italia, molti ne hanno un’idea bucolica, da presepe romano con zampognari, pastori, caciotte e mozzarelle. Altri, maliziosamente, ne ricordano l’unione amministrativa con l’Abruzzo e la successiva divisione a favore dell’istituzione di una nuova Regione, nonostante i pochi abitanti, inferiore per numero anche ad una borgata romana.
Così, prima della Milano da bere, qualcuno pensò al Molise da mangiare. I più romantici ne esaltano i paesaggi agresti. Le zimarre gongolano per le campane di Agnone.
Pochi, purtroppo, conoscono la storia e la cultura molisana.

Il foro

Sepino, per esempio, è uno dei pilastri più importanti della conoscenza della storia della penetrazione romana nel Sannio. Le antiche vestigia del piccolo centro in provincia di Campobasso ti accolgono, silenti ed austere, quando tu ne varchi una delle quattro possenti porte. Perché da studioso ne conoscevi l’esistenza. Oppure, perché incuriosito da un piccolo cartello a margine della statale 87  hai deciso per una breve sosta.
O, semplicemente, hai notato una trattoria quando s’era fatta ora di pranzo.

sepino.pecore

L’ingresso a Saepinum, poi chiamata nel Medioevo Altilia, già evocata nella Chanson de Roland, è discreto e poco incline a svelare subito tutto il suo fascino. L’immagine che evoca, certamente dovuta all’anarchia che disciplina le visite, è quella della cartolina che compariva più di sovente tra un programma e l’altro nella TV in bianco e nero degli anni sessanta e settanta, l’indimenticabile “intervallo”: un pastore ammantato in una cappa nera con un lungo bastone che conduceva al pascolo, tra le rovine di antiche civiltà, il suo gregge di pecore.

sepino8
I dodici ettari che racchiudono la zona archeologica
veduta aerea
Veduta aerea del sito

 

 

 

 

 

 

 

E’ vero che il sito, rispetto a quella che una volta era la cinta muraria, è di ben 12 ettari, ma l’assenza di ogni delimitazione e custodia lascia perplessi davanti a cotanta ricchezza. Si, perché non è necessario essere degli esperti archeologi per comprendere che questo, ai più misconosciuto, sito archeologico è un vero giacimento culturale.

 

Costruita dopo la terza guerra sannitica nel terzo secolo a.c., Saepinum fu città romana che controllava la vallata del Matese e i traffici sulle direttrici di collegamento tra il beneventano e il foggiano. L’insediamento dà l’idea precisa di quella che era una città romana dell’epoca. Non delle semplici pietre accatastate o dei cartelli descrittivi conficcati nel nulla e buoni solo a stimolare la fantasia, ma una città ben definita, con il cardo e il decumano (che seguono i percorsi dei tratturi), il forum, il macellum, la basilica, il teatro, le botteghe, le residenze…

Ricostruzione grafica della Sepino di epoca romana
Ricostruzione grafica della Sepino di epoca romana

Solo le città di Ercolano, Pompei, Paestum sono più blasonate e possono avere la precedenza nel palmarès dei siti archeologici più completi e più importanti del Belpaese. Un gioiello architettonico voluto dal grande giureconsulto sepinese Nerezio Prisco, che prestava i suoi uffici nella cancelleria dell’imperatore Traiano. Tanta era la stima che l’imperatore aveva per il suo funzionario, che lo indicò addirittura come suo successore, senza aver fatto i conti, però, con l’imperatrice, che aveva ben altre idee al proposito…

Dopo aver nutrito degnamente la mente, è d’uopo pensare allo stomaco e, uscendo da Porta Tammaro, con un balzo temporale che ti porta da Saepinum ad Altilia e … non molto oltre, trovi l’omonima trattoria che, in un’atmosfera da stazione di posta, ti rifocilla per bene, con paste e salami fatti in casa, carni dai sapori locali e formaggi che profumano dell’erba appenninica.
L’oste è verace come la sua cucina.
Il conto è piacevole come le cibarie, peccato solo che non sia in sesterzi.

Articolo ripreso da www.faronotizie.it, n°116 del gennaio 2016

Galleria fotografica

L'ingresso da Porta Boiano a Foro
Il decumano, da Porta Boiano al foro
la basilica
Un angolo del mercato: il macellum
Le terme
Le terme
La Basilica
La Basilica
Case rurali circondano il teatro romano rurali
Case rurali circondano il teatro romano
particolare della cavea
Particolare della cavea; le case ospitano il museo archeologico
Alle spalle dell'Anfiteatro si trovano le terme
Alle spalle dell’Anfiteatro, le terme
Il tetrapilo
Il tetrapilo
porta benevento
Porta Benevento
Porta Terravecchia
Porta Terravecchia
Porta Tammaro
Porta Boiano
Porta TammaroUscendo da Porta Tammaro con un balzo si arriva all'omonima trattoria
 Porta Tammaro

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[1] Giorgio Rinaldi:  giornalista pubblicista, dirige il webmagazine internazionale d’informazione  faronotizie.it . Calabrese di nascita (Mormanno – CS), vive e lavora a Bologna dove esercita la professione di avvocato.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

3 commenti

  1. Grazie mille per aver saputo descrivere così bene il nostro piccolo tesoro. Quando vorrà tornare da noi sappia che l’aspettiamo a braccia aperte ph Adriana D’Angona Presidente Proloco Sepino

    • Siamo contenti che l’articolo le sia piaciuto. L’autore dell’articolo (Giorgio Rinaldi) è un vero estimatore di Sepino e credo che ci tornerà molto volentieri.

  2. Interessante è molto bello.

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