Trionfo Barocco ad Agnone: lo straordinario Altare del Rosario

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Scritto di Alessandro Cimmino [1]

Agnone – Chiesa di San Marco

La Chiesa Matrice di San Marco Evangelista in Agnone fu edificata con il patrocinio della illustre famiglia Borrello, sotto l’influsso della Repubblica di Venezia, nel secolo XI. Un vastissimo incendio, la notte di Natale del 1610, devastò strutture ed arredi.

Dagli atti d’archivio apprendiamo che la pianta, in origine, presentava tre navate con altrettante porte d’accesso. Nella ricostruzione, quasi dalle fondamenta, si preferì un’aula unica allo scopo di conseguire una più solenne vastità spaziale, secondo i dettami della Controriforma; probabilmente dopo l’incendio venne cambiato anche l’orientamento, sicché la porta principale fu realizzata ove si trovava l’abside.

Oltre all’altare maggiore si crearono otto cappelle laterali (oggi se ne contano sette); il vano in cui è collocata l’urna con le reliquie di Santa Teodora, compatrona della città di Agnone, era, dunque, una cappella con altare.

Nei nuovi arredi e nelle decorazioni dominò lo stile del Seicento: il barocco, un’arte emozionale, drammatica e naturalistica, dalla quale traspare una chiara volontà di divulgazione della fede. Un’immagine fastosa, eloquente, spettacolare capace di stupire ma anche di rivolgersi e di essere compresa da un vasto pubblico; l’arte della Controriforma trionfante che usciva dalla severità e dal tetro rigore tridentino per esaltare la gloria e la potenza della Chiesa.

Il motivo delle colonne tortili (con fusto a spirale) che troviamo nell’altare di San Cristanziano, in quello di Sant’Anna, come in altre chiese locali – ad esempio Sant’Antonio Abate e Sant’Emidio – è incredibilmente simile a quello dell’imponente baldacchino bronzeo della Basilica di San Pietro a Roma, eretto da Gian Lorenzo Bernini tra il 1624 e il 1633.

G. L. Bernini, Baldacchino della Basilica di San Pietro a Roma (particolare)
Colonna tortile (particolare altare di Sant’Anna)

Gli autori di questi altari lignei erano sicuramente originari del luogo o del circondario; da quale fonte avevano appreso l’invenzione del Bernini? Rari erano i modelli, le incisioni e i libri illustrati ed ovviamente non esistevano riviste e fotografie.

Forse avevano lavorato o si erano recati in pellegrinaggio a Roma, magari in occasione di qualche Anno Santo. Oppure gli artisti – alla luce di queste considerazioni, come chiamarli soltanto intagliatori o falegnami! – si ispirarono ai tortiglioni in pietra che decorano il portale della chiesa di Sant’Emidio (risalente al XIV secolo) nella stessa Agnone.

Entrando, sia dalla porta principale che da quella laterale, è immediatamente visibile, terzo sulla sinistra, lo scintillante altare del Rosario.

Altare del Rosario

La festa del Rosario, che si celebra il 7 ottobre, fu istituita da papa Pio V – sul soglio di Pietro dal 1566 al 1572 – in ricordo e ringraziamento del trionfo delle armi cristiane sulla flotta dei Turchi a Lepanto (7 ottobre 1571) attribuito all’intercessione della Vergine, invocata a Roma e in tutto il mondo con la supplica del rosario.

Nata dal fiorire di devozioni popolari nel XIII secolo e ampiamente diffusa ad opera dei frati domenicani (lo stesso pontefice Pio V era stato frate domenicano), la preghiera consiste nella recita di 15 decine di Ave Maria, precedute da un Padre Nostro e concluse da un Gloria al Padre; ad ogni decina è assegnata la meditazione su un avvenimento della vita – mistero – di Cristo o della Vergine. Si hanno così 15 misteri, divisi in tre gruppi ciascuno: di gaudio, di dolore, di gloria.

L’altare della chiesa di San Marco fu verosimilmente innalzato a partire dal primo Seicento, dunque  pochi decenni dopo l’evento, nel fascino ancora esaltante di quella vittoria (il celebre santuario di Pompei verrà costruito solo nel 1883); costituisce un vero sermone scultoreo che mira ad esprimere la potenza della preghiera.

Opera di artefice ignoto – in legno policromo e dorato – attinge al ridondante linguaggio figurativo del tempo. Grovigli di rami, foglie e fiori si elevano organicamente ai lati di un’edicola sormontata da un timpano curvilineo e, dopo aver incorniciato la nicchia centrale, convergono in alto attorno ad un ovale in cui è dipinta la scena dell’incoronazione della Vergine (quinto mistero glorioso, culmine dei misteri del rosario). Completano la composizione altri ricercati elementi in legno dorato: quattro putti, due cornucopie, tre teste d’angelo affiancate da ali, un’imponente corona.

Da una pergamena, incompleta e non datata, conservata presso l’archivio parrocchiale veniamo a conoscenza che una volta la struttura includeva anche «molti puttini che sostengono i quindici Misteri, pittati in piccoli quadretti indorati…». Manca, dunque, oggi la rappresentazione degli altri 14 misteri fissati in altrettante formelle.

L’attenzione viene a concentrarsi sulla statua, sempre in legno, della Madonna; veste alla maniera delle donne di Galilea, avvolta in un manto azzurro scuro, ha in braccio il piccolo Gesù posto su un drappo avorio (dettaglio non comune che potrebbe avere, come nella Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, una valenza simbolica: alludere al sudario e quindi preconizzare la passione).

Staua della Madonna del Rosario

La nicchia in cui si colloca può essere occultata con un pannello, una tela dipinta ad olio – da alcuni studiosi attribuita alla bottega di Luca Giordano – raffigurante la Vergine col Bambino tra i Santi Domenico e Caterina. Questo artifizio tipicamente barocco (ripetuto anche nell’altare di San Cristanziano), a mo’ di sipario teatrale, permette di godere di due immagini diverse: chiuso, presenta il dipinto, aperto, svela la piccola esedra-palcoscenico con la statua.

Altare del Rosario (con nicchia chiusa)

L’altare della Madonna del Rosario è solamente una delle innumerevoli gemme che testimoniano il grande fervore religioso, artistico e culturale che, nel corso dei secoli, ha percorso la città.

Agnone, a ragione, è tra i 227 (dato aggiornato a dicembre 2017) comuni d’Italia a potersi fregiare della Bandiera Arancione, il riconoscimento del Touring Club Italiano che certifica la qualità turistico-ambientale. E i comuni d’Italia sono ben 8102!


[1] Alessandro Cimmino, molisano di Agnone, vive a Bojano. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli ha pubblicato volumi, saggi ed articoli di arte, architettura, storia delle città, urbanistica.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

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