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Tracce domenicane a Capracotta

di Francesco Mendozzi

La pergamena di frate Zobbio conservata nell’archivio parrocchiale di Capracotta.

La storia che mi appresto a raccontare prende le mosse da Roma, precisamente dalla Basilica di Santa Maria sopra Minerva, una grande chiesa gotica edificata dai domenicani che nel 1557 aveva acquistato il titolo cardinalizio e nel 1566, su volere di papa Pio V, era stata eretta a basilica minore. Nel 1583 l’inquisitore Tommaso Zobbio da Brescia, già vicario dell’intero Ordo fratrum prædicatorum domenicano, fu nominato «Commissario della universale inquisizione» nonché Maestro del Sacro palazzo apostolico, una carica – storicamente affidata dai pontefici a un religioso dell’ordine dei predicatori – che indicava la funzione di reggente della facoltà di Teologia, facoltà che probabilmente aveva sede tra le mura del Convento di piazza della Minerva.

Fu proprio frate Zobbio, il 16 aprile 1583, a scrivere «manu propria» la bella pergamena conservata nell’archivio parrocchiale di Capracotta. Si tratta fondamentalmente di una licentia (concessione) emessa dall’Ordine dei frati domenicani di Roma in favore della Confraternita del S. Rosario di Capracotta, una delle sei congreghe allora presenti nel tessuto civile e religioso della cittadina altomolisana. Ogni confraternita – sarebbe meglio dire “pia associazione laicale” – aveva amministrazione, gerarchia e insegne proprie, bensì, dopo gli olocausti documentali del 1867 e del 1943, non ci è dato oggi sapere chi fossero i fondatori, quali gli intenti e i colori sociali della Confraternita del Rosario.

Sorge spontaneo chiedersi cosa c’entri san Domenico con l’orazione del rosario; e in particolare, che rapporti esistevano tra l’Ordo fratrum prædicatorum e la congrega di Capracotta?

La navata centrale della Chiesa Madre di Capracotta.

Nel 1212 Domenico di Guzmán, durante la permanenza a Tolosa, ebbe una visione della Madonna con la conseguente consegna di una corona di rosario da utilizzare come arma per combattere l’eresia albigese senza spargimenti di sangue. Dopo questa apparizione san Domenico divenne ancor più uno strenuo difensore del rosario allorché, intento a predicare in Spagna, venne rapito dai pirati. La notte del 25 marzo 1214, festa dell’Annunciazione di Maria, una tempesta rischiò di far naufragare la nave su cui era costretto coi bucanieri, finché la Beata Vergine gli comunicò che l’unica salvezza per l’intero equipaggio era di affidarsi alla sua Casa: essi accettarono e il mare si calmò. Paradossalmente, stando a questa leggenda, furono i pirati i primi membri della confraternita di san Domenico.

Nel tentativo di riallacciarmi alla ricerca sulla congrega capracottese, appare evidente che una confraternita dedita alla recitazione del rosario, al fine di ottenere benefici e prerogative di qualunque tipo, ne avrebbe dovuto chiedere il permesso agli alti papaveri dell’Ordo fratrum prædicatorum. Nella pergamena oggetto del mio studio vengono infatti concessi vari privilegi alla confraternita di Capracotta, evidentemente richiesti in una precedente missiva.

Il primo, e forse il più importante, stava nell’erezione di una cappella e di un altare «sub dicto titulo beatæ Mariæ de Rosario» sia all’interno della Chiesa Madre che della Cappella della Madonna di Loreto – «in Altari sanctæ Mariæ de Laureto» – per interposizione del magister Giulio Nelli da Pistoia, frate minore che evidentemente operava a Capracotta e che, dopo una turbolenta esperienza in Francia, diventerà nel 1590 guardiano del convento di S. Francesco di Siena. Inoltre, ai confratelli capracottesi «utriusque sexus» di quella congrega venivano confermate le grazie, i privilegi e le indulgenze dei fratelli dell’ordine domenicano. La licentia manoscritta prevedeva pure l’istituzione della festa del Rosario, da celebrare la prima domenica d’ottobre, in vista della quale erano fortemente richieste, per decreto di papa Gregorio XIII, opere d’indulgenza – «gratiarum actionem præteritæ» – per commemorare «Victoriæ contra Turcas» con tutte le liturgie e i riti del caso nell’intero mese. Al contempo, veniva proibita la pittura di un’immagine di san Domenico, procrastinando la decisione a quindici anni dopo, in quanto l’iconografia del Santo doveva essere sottoposta a scrupolosa «recognitione».

Infine, frate Tommaso Zobbio dispose che oqniqualvolta un domenicano si fosse trovato a Capracotta o all’interno delle sue chiese – «quandocunque contigerit Fratres nostros intus vel extra dictam Terram Capræ Coctæ Ecclesiam» –, gli si sarebbero dovuti riconoscere i privilegi e le indulgenze verso il nuovo altare e la nuova cappella che la dichiarazione stessa stava ora concedendo all’associazione laicale di Capracotta.

L’altare della Madonna del Rosario nella Chiesa di S. Antonio.

Ad oggi, a Capracotta e nell’intero Alto Molise, di san Domenico di Guzmán e dei predicatori domenicani pare non esser sopravvissuto nulla. A partire dal 1854, la Confraternita del S. Rosario – che molti secoli fa edificò probabilmente la prima Chiesa Madre e il Santuario della Madonna di Loreto fuori le mura – smise di comparire persino sui documenti d’archivio. Tuttavia, nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova v’è un altare dedicato alla Madonna del Rosario, altresì nota col nome di Beata Vergine del Rosario di Pompei: è forse questo lo scolorito ultimo ricordo della nobile associazione capracottese. Tutto il resto è stato cancellato dalle stratificazioni della historia.

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Bibliografia di riferimento:

  • L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931;
  • U. Dovere, Chiesa e denaro tra Cinquecento e Seicento. Possesso, uso, immagine, San Paolo, Cinisello Balsamo 2004;
  • W. A. Hinnebusch, I domenicani. Breve storia dell’Ordine, Ed. Paoline, Milano 1992;
  • J. Lafon, L’année dominicaine, ou Les vies des saints, des bienheureux, des martyrs, et des autres personnes illustres, ou recommandables par leur pieté, de l’un et l’autre sexe, Morgan, Amiens 1716;
  • B. Longo, Storia del Santuario di Pompei dedicato alla Vergine SS. del Rosario, vol. I, Longo, Valle di Pompei 1890;
  • V. Lusini, Storia della Basilica di S. Francesco in Siena, S. Bernardino, Siena 1894;
  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;
  • G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, vol. XI, Tip. Emiliana, Venezia 1846;
  • G. Palmerio e G. Villetti, Storia edilizia di S. Maria sopra Minerva in Roma: 1275-1870, Viella, Roma 1989;
  • P. Scaramella, Le lettere della Congregazione del Sant’Ufficio ai tribunali di fede di Napoli: 1563-1625, Ist. italiano per gli Studi filosofici, Napoli 2002.

Copyright: Letteratura Capracottese

About Francesco Mendozzi

Francesco Mendozzi è nato a Roma nel 1984 ed è laureato in Relazioni internazionali. Figlio di capracottesi, nutre da sempre una sconfinata e genuina passione per la propria terra d’origine, tanto da aver pubblicato la “Guida alla letteratura capracottese”: una bibliografia ragionata e commentata, in due volumi distinti, su tutto quel che è stato scritto e su Capracotta e dai suoi cittadini sparsi per il mondo. Le sue ricerche sulla letteratura e sul territorio altosannitico lo stanno portando a riscoprire ignote pagine di storia comune che via via troveranno spazio nella sua nuova collana editoriale degli “Argomenti di letteratura capracottese”.

Un commento

  1. Un plauso e congratulazioni al giovane discendente capracottese, che con studio, amore e soprattutto dedizione tiene viva la memoria del paese e del territorio molisano.
    Queste sono LE BELLE SPERANZE non solo di genitori veri e propri, ma di tutta una comunità.

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