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Tante tiempe fa

di Bruno Marinelli [1]

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Tante tiempe fa

‘Nu vèle de luna, ‘nu ciele celesct:
la notte ch’ fa post alla matina.
Passa, ch’ ru zappone, ru cafòne,
‘na vecchia porta l’acqua ch’ la tina.
Mastre furnare st’a caccià le pane
e tutt’attuorne ce sta ,già, l’addore.
Ch’ la cucchiara e ch’ la callarella
s’abbija, assunnàte, ru fravecatore.
Luntane, ‘nu rentocche de campane
st’a dice alle vezzoche: “Chesta è l’ora”.
Se stanne a stutà tutte re lampiune
ru ciele, già, d’azzurre se culora.
E , senza prescia, st’a ‘nghianà ru sole
e d’ la Meta ‘llumena la cima.
‘Nu uagliuncielle è pronte pe’ la scòla,
prima la mamma re vo’ fa la scrima.
Ru bannitore sona la trumbetta
e allucca, forte, alla pupulazione:
“Mez’alla chiazza ce sta Z’ Necola,
te’ le checocce e le ficura bbone”.
Turnate, l’atra sera, da Milane
s’è tutte arresturnite ‘nu cafòne,
appena apre la porta la candine
tutte ‘ngreccàte arriva a ru bancone.
Ch’ ‘na parlata strana sta cercanne
‘nu cafè fridd, fridd e shakerat.
E la resposta è:”Vuò meza birra ?
se no può arreturnà la’ ddo si stat”.

Alba

Tanto Tempo Fa 

Un velo di luna, un cielo celeste:
la notte che fa spazio al mattino.
Passa, con la zappa grande, il contadino,
una vecchia trasporta l’acqua con la conca.
Il mastro fornaio sforna il pane
e, intorno, c’è già l’odore.
Con la cazzuola e con il secchio
si avvia, assonnato, il muratore.
Lontano, un rintocco di campane
avvisa le donne di chiesa che è arrivata l’ora.
Si stanno spegnendo tutti i lampioni,
il cielo, già, d’azzurro, si colora.
E, senza fretta, appare il sole
e illumina la cima della Meta.
Un ragazzino è pronto per andare a scuola,
prima la mamma gli vuole fare la riga.
Il banditore suona la trombetta
e grida alla popolazione:
“In mezzo alla piazza è arrivato Zio Nicola,
tiene le zucche e i fichi buoni”.
E’ tornato, l’altra sera, da Milano,
con l’aspetto rinnovato, un contadino.
Appena la cantina apre la porta
tutto rigido avanza verso il bancone.
Con un parlare strano, sta chiedendo
un caffè molto freddo e shakerato.
Si sente rispondere: “ La vuoi mezza birra ?
altrimenti puoi tornartene dove sei stato”.
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[1]  Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Bruno Marinelli

Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

4 commenti

  1. Dolce e tenera l’ispirazione di questa poesia, che descrive bene ““l’aria “ che tira al mattino presto, in paese, come in città, quando la vita si rimette in moto! Anch’io ricordo quando, da sola,-orfana di mamma- mi pettinavo e la “scrima” non veniva mai bella dritta!
    Ma…oggi, senza una tazza di caffè, ormai anch’io non ricomincerei il ritmo giornaliero…

  2. Antonia Anna Pinna

    Che bella, incantevole. Complimenti

  3. Stefania Cutone

    Bellissima la poesia, ma “costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca” nz pp’ sndi! Complimenti di nuovo per la poesia!

  4. Maria Antonietta

    Proprio bella. Delicata descrizione del tempo in cui morale, costumi e tradizioni non accettavano contraddizioni. Dove ognuno aveva un ruolo.

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