Home / Cultura / Cultura Popolare / Suonnə d’Aprilə

Suonnə d’Aprilə

di Gustavo Tempesta Petresine [1]

Aprile

Suonnə d’Aprilə

Iə mə vəvésse ‘ss ‘uocchiə: ‘gnà fuss’acca
quanda ‘ngarzatə morə pə la sétə.
E ‘mmiezzə allə spaccànnə də ‘ssa terra
vajərcannə, truvannə suòlə prétə.

Iə tə ‘ngundrivə ‘n suonnə, ascì rədìvə.
E pə la cundəndézza m’abbraccisctə

‘gnà fa lə chiòvə a aprilə: ca vascènnələ,

alliscia e va ‘mbunnènnə chissə cuosctə.

Sogno d’Aprile

Berrei i tuoi occhi come fosse acqua,
quando assetato muoio dalla sete.
Nel mezzo delle crepe del terreno
vado cercandoti, trovando solo pietre.

Ti incontrai nel sogno, così ridevi.
E per la gioia mi abbracciasti
come fa il piovere d’Aprile: che baciandoli;
leviga e va bagnando i suoi rilievi.

Questa poesia è tratta dal libro di Gustavo, NE CANDE edito da Edizioni SIMPLE  (si trova su internet)

Ne Cande...Copertina


[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente. Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

Un commento

  1. Tempesta Petresine coglie sempre nel segno: delicatamente fine e sensuale questa poesia, che la musica esalta e se possibile aumenta, ma non svela apertamente…come la larga tesa del cappello non fa che nascondere meglio gli occhi ridenti, ma in sogno.
    Anche le immagini di belle fanciulle, che si susseguono nel video-pur in un contesto diverso- mi hanno richiamato alla memoria dei versi di CARDUCCI “Nella piazza di san Petronio.”
    “ e un desio mesto pe ‘l rigido aëre sveglia /di rossi maggi, di calde aulenti sere,
    quando le donne gentili danzavano in piazza /e co’ i re vinti i consoli tornavano.”
    E poi la pioggia di per sé lavacro per il corpo, se cade in aprile è ancor più desiderata, anche da chi avendo una vigna al sole si auspica che “aprile, aprile ogni goccia ( di pioggia) un barile (di vino).

Rispondi a MARISA GALLO Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.