Spèrchjə Andóichə – Specchio Antico

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Poesia di Camillo Carlomagno[1],
tratta dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

specchio

 

Spèrchjə Andóichə

Tómə téumə ru spèrchjə m’armóira

– Carə dun Ciccə, sci bbèll’e frəcatə:
“la còccia la tìe quàscə scucchəlata
“e l’ùocchjə cchjù nn’à lucə nirə nóirə.
“La vəcchjaja tə fa rə sulcrə mbaccia.
“Addó šta cchjù ru ggiuvənòttə arzillə. . .
“pépə e salə accóngianə rə capillə.
“La téla sə sfəlaccia e c’armana l’accia”.

– Ma chə t’accundə spèrchjə dəspəttìusə
“tu sci sfaššiàtə e vìecchjə cchjù də mé.
“La curnóicə la tìe tutta tarlata
“e tìe na lìucə də mərcuriə sfìusə.
“Ssə tu mə fé rmərìe ji purə uàrdə a té. . .
Ru tìembə a tutt’e ddu c’à bbuzzaratə”.

 

Specchio Antico

Calmo calmo lo specchio antico mi rimira:

– Caro don Ciccio, sei bello e fregato: /
la testa ce l’hai quasi stempiata
e l’occhio piú non luce nero nero.
La vecchiaia ti solca la faccia.
Dov’è piú il giovanotto arzillo. . .
Pepe e sale condiscono i capelli.
La tela si sfilaccia e resta ordito.

– Tu cosa dici, specchio dispettoso:
tu sei scassato e vecchio piú di me.
La cornice la tien tutta tarlata
e tieni la luce di mercurio sfuso.
Se tu mi specchi, io pure ti guardo…
Il tempo ci ha buggerati entrambi.

 

 

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[1] Camillo CarlomagnoNasce ad Agnone il 9 dicembre 1909. Figlio di Leopoldo e Rachele Quaranta, vive a Isernia fino a vent’anni. Nel 1936 si laurea in medicina e chirurgia all’Università di Napoli. Quattro anni dopo, appena sposato, è chiamato a servire la patria per il Secondo Conflitto Mondiale. Impegnato nella campagna d’Africa per tre anni, subisce la prigionia in Egitto, India e Australia. Finiti gli eventi bellici, torna fra la sua gente e sceglie di abitare nel paese natio, dove esercita l’attività di medico. Dal 1956 al 1961 riveste la carica di sindaco della nostra cittadina e 
successivamente ricopre il ruolo di consigliere provinciale. Fertile e ricca di entusiasmo è l’attività legata ai giovani agnonesi della Gioventù Francescana. Nel settembre 1980 gli viene intitolato il Cenacolo Culturale Camillo Carlomagno. Sin da giovane le sue poesie compaiono su riviste e giornali e spesso partecipa a premi letterari e festival di canzoni dialettali. Estro, fantasia e talento instillano soavi emozioni che il poeta agnonese ci dona nelle opere dialettali: Parole al vento, 1963; Voce de mundagna, 1967; Eugenio Cirese: poeta dialettale molisano, 1967; Ggende nustrana, voce de monde hocce de mare, 1969 e postumo Voglie candà, 1980. Le delicate poesie in lingua sono raccolte, a loro volta, in quattro volumi: Pellegrino in Terra Santa, 1964; Dalla rampa del mio cuore, 1967; La vetta. Poemetto francescano, 1969 e ristampa 1997 e Lo scalpello, 1971. Muore a Roma il 14 aprile 1976.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647

 

[divider] Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri [divider]

 

 

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