Domenico Meo: Santa Teodora e Lunedì in Albis

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Agnone, campanili di San Biase, Santa Chiara e San Francesco

La festa di Santa Teodora, compatrona di Agnone, si celebrava il Lunedì in Albisnella chiesa di Santa Chiara.

«Il Convento e la chiesa di Santa Chiara in Agnone, nella primitiva forma, sono di poco posteriori alla glorificazione della Santa avvenuta l’11 agosto 1255. Ebbene noi abbiamo memorie di clarisse in Agnone solo poco più di venti anni dopo tale data e precisamente nel 1279».[1]

La chiesa ha preso la forma attuale nel XVIII secolo e parecchie date lo confermano. Al centro del sottocielo è dipinta Santa Chiara, opera pittorica di D. Domenico Mastrostefano. La statua di Santa Chiara, venerata quale protettrice delle malattie mentali, era situata nell’Altare maggiore, un vero capolavoro di arte barocca, realizzato nel 1763 da Paolo Di Zinno di Campobasso. E’ ora nella chiesa di San Biase.

La sua festa con carattere prettamente religioso si solennizzava l’11 di agosto.

Nella chiesa di Santa Chiara, molto belli nella  festosa decorazione e doratura, sono gli altari di Santa Teodora (a  destra) e dell’Immacolata (a sinistra).

L’altare di Santa Teodora, gioiello di arte barocca,  è del 1667, e reca in alto lo stemma di Agnone; a sinistra in alto due angeli con motivo floreale. Il dipinto offre uno scorcio di paese (secondo alcuni è la Ripa) e la Santa con la veste, il mantello rosso e i sandali.

Nella chiesa, fino a circa 30 anni fa, si conservavano anche le reliquie di Santa Teodora, successivamente traslate a San Marco per volere dell’allora arciprete don Umberto Marinelli. Collocate in un’artistica urna di legno venivano portate in processione nel giorno della festa dedicato alla Santa.

Opere settecentesche sono gli affreschi del soffitto. Anche l’organo  è della stessa epoca, così come la bella grata di legno denominata la gelosia (che è dove era il coro) dietro la quale le monache assistevano alle sacre funzioni. La gelosia è lavoro pregevole del concittadino Nicodemo De Simone.[2]

Caratteristica è la grata del parlatoio, risalente al 1600, irta di lunghissimi chiodi, dove le suore comunicavano senza avere contatto con l’esterno. Il Monastero fu soppresso nel 1866 ed incamerato dal Demanio, successivamente fu ceduto al Comune con atto del 20 ottobre 1903.[3]

La chiesa, dopo una lunga fase di abbandono, fu riaperta al culto nel 1936. Nel periodo a cavallo fra gli anni quaranta e cinquanta era aperta pochi giorni all’anno, fino a quando fu chiusa definitivamente, mentre il monastero venne usato per accogliere le scuole.

Al presente, la chiesa viene mantenuta aperta dai responsabili del locale Archeoclub, ed è meta dei turisti che si recano in visita nel centro storico.

Domenico Meo

tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001


Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[1]L’Eco Del Sannio, 20 gennaio 1937.
[2]L. Amicarelli, Tradizioni popolari di Agnone, Tesi di laurea, Università di Roma, anno acc. 1952-53, p. 136: «Nicodemo De Simone nacque e visse in Agnone verso la metà del 1700; apprese l’arte dell’intaglio e della scultura nella bottega paterna insieme con i fratelli, distinguendosi per la sua superiorità. Morì appena quarantenne, sul declinare del 1700, lasciando numerosi lavori».
[3]Archivio di Stato di Campobasso, Intendenza di finanza, B. 394 b, Fasc. 1722.

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Musica per Arpa
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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