Sanniti contro Romani: Palepolis, la congiura filo-romana di Carilao e Ninfio

0
711

 

Soldati sanniti da una tomba di Nola del IV secolo a.C.
Soldati sanniti da una tomba di Nola del IV sec. a.C.

È notte fonda. Dall’interno  si aprono le porte della città. Le truppe nemiche imperversano per le strade. Il piano è ben congegnato. L’effetto sorpresa riesce: non trovano resistenza. In poco tempo, l’intero abitato è nelle mani degli invasori.

Non siamo a Troia. Ma a Palepolis, l’antica Partenope, nel 326 a.C. Gli invasori non sono i greci di Agamennone, Menelao e Ulisse ma i romani del console Quinto Publilio Filone. A spalancare loro le porte, sono i seguaci di Carilao e Ninfio, gli esponenti più importanti della comunità cittadina. L’episodio rientra nelle vicende della Seconda guerra sannitica (326- 304 a.C.): un evento importante perché segna il passaggio di Napoli nella sfera di influenza romana.

In quegli anni, Romani e Sanniti si contendono il predominio sulle ricche terre della Campania. Nei decenni precedenti, le genti del Sannio erano riuscite a sottomettere Capua, Nola, Pozzuoli, Cuma, Nuceria Alfaterna, Pompei ed Ercolano e avevano iniziato a infiltrarsi pacificamente nella compagine sociale di Palepolis e Neapolis, all’epoca due centri distinti ma abitati da un’unica popolazione di origine cumana. I Romani, invece, avevano fondato nuove colonie e si erano alleati con alcune comunità situate immediatamente a ridosso del territorio dei Sanniti.

I due popoli sono pronti allo scontro. Aspettano soltanto un valido pretesto per scatenare le ostilità. A fornirlo, ci pensano gli abitanti di Palepolis. Nel 327 a.C. devastano l’Agro Campano e Falerno minacciando gli interessi romani. Il Senato dell’Urbe manda ambasciatori per chiedere spiegazioni. Non le ottengono: i paleopolitani, confidando nell’aiuto dei Sanniti e della città greca di Taranto, decidono per la guerra. Si passa alle armi. Roma invia un esercito al comando del console Quinto Publilio Filone. A Palepolis, nel frattempo, arrivano i rinforzi: quattromila sanniti e duemila nolani. Filone pone il campo tra Palepolis e Neapolis, isolandole reciprocamente. Il resto lo fa l’assedio. «Quasi prigionieri dei loro alleati- scrive Tito Livio nella sua “Storia di Roma”-, dovevano ormai sottostare agli oltraggi rivolti anche contro i loro figli e le mogli e soffrire tutti gli orrori delle città conquistate». Nasce l’idea di arrendersi ai romani come «male minore». Carilao e Ninfio architettano la trama. Ninfio convince il comandante della guarnigione sannitica a imbarcare una parte delle truppe sulle navi per tentare una sortita direttamente contro Roma; Carilao tratta la resa con Filone e nottetempo fa entrare insieme ad alcuni compagni le truppe romane a Palepolis. I sanniti e i nolani, in forte svantaggio numerico, non possono fare altro che scappare a gambe levate.

La guerra segna in maniera opposta le sorti dei due insediamenti “napoletani”. Il quartier generale dell’intera comunità si sposta nella Città Nuova. Roma stipula un trattato di alleanza con Neapolis vantaggioso per entrambe. Il nome della città sconfitta, invece, viene registrato nei Fasti Trionfali: servirà unicamente per tramandare ai posteri il ricordo del trionfo del console Filone “de Samnitibus Palaepolitanis”, cioè sui Sanniti di Palepolis.

 

Francesco Di Rienzo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.