San Silvestro e Capodanno, tra riti e credenze

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di Meo Domenico [*]

ciocco
Ciocco di legno

Il Capodanno segna il passaggio tra la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. I vari rituali praticati hanno la finalità di propiziare benessere e prosperità per tutto l’anno. Secondo un atavico principio, i giorni che chiudono un ciclo e ne aprono un altro sono da ritenersi fatidici.

Molti  sono gli usi e le credenze legate al passaggio tra il vecchio e il nuovo anno. Un rituale della fertilità e dell’amore, praticato il 31 dicembre, a Villacanale, la contrada più grande di Agnone, fino agli anni cinquanta, era la nceppunata o nceppata.[1] Si trattava di una vera e propria richiesta d’amore: il pretendente deponeva un ciocco, che nel rito rappresenta l’albero con tutti i suoi contenuti simbolici, sull’uscio della ragazza ambìta. Se  veniva preso e portato dentro, l’aspirante poteva gioire, avendo così ottenuto il permesso di entrare; se il ciocco conservava la posizione iniziale o veniva ruzzolato lungo la strada, il giovane doveva tentare altrove. Il più delle volte, si cantava una strofa augurale che suonava così:

Bon inne e bon anne
addemane e capedanne,
te manna quište mamma,
te re mitte tra le hamme
ca t’avašta tutta l’anne.[2]

Altra consuetudine da poco scomparsa era quella di buttare i cocci vecchi a mezzanotte,[3] per la gioia di grandi e bambini che riempivano le strade di stoviglie,  pentolacce e bottiglie. Oggi, invece, va a mano a mano aumentando l’uso di sparare i botti, che ha assunto un tono di spettacolarità e di consumismo.[4]Nel cenone di fine anno si consumano  lenticchie, panettone e spumante.

A partire dal Capodanno, fino al 12 gennaio, ad Agnone vi è ancora l’antica credenza del presagio delle calende  detto, in epoca bizantina, dei dodici giorni. I pronostici atmosferici dell’intero anno si deducono osservando quello che avviene in questi dodici giorni, che corrispondono ai rispettivi mesi dell’anno. Al giorno caldo e con cielo limpido farà riscontro un mese buono e viceversa.

Al presente, si conserva l’uso della strenna che, come altrove, consiste in uno scambio di regali, oppure nel donare i soldi ai bambini (Bon anne, damme la strenna pe’ tutte l’anne)

Un’altra credenza comune, ancora diffusa tra il popolo agnonese, prevede che si farà tutto l’anno ciò che viene fatto a Capodanno. Di conseguenza vengono evitate le cose negative e attuate quelle positive.


tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001


[*]Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.

[1]Per descrizioni riguardanti questa usanza chiamata anche del ceppo nuziale si vedano: G. Cocchiara, Il paese di Cuccagna,  Boringhieri, Torino 1980,  p. 81 e P. Toschi, Il Folklore, Ed. T. C. I., Milano 1967,  p. 20.
[2]
Buondì e buon anno, domani è capodanno, ti manda questo mamma, te lo deponi [al fuoco] davanti le gambe, e ti basta tutto l’anno. E’ evidente il doppio senso.
[3]
P. Toschi, op. cit., p. 27: «L’usanza più caratteristica come rito di eliminazione del male, fisico e morale, accumulatosi nell’anno trascorso, è il lancio di cocci a mezzanotte».
[4]
Originariamente, sparare i botti di fine anno significava allontanare gli spiriti maligni e le streghe, quindi respingere il male e propiziare il bene.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

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