San Pasquale Baylon – 17 maggio

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di Domenico Meo [1]

Convento di San Bernardino in Agnone

La festa di San Pasquale, si svolgeva nella chiesa e convento di San Bernardino da Siena. La statua del Santo, ospitata nella chiesa dei Cappuccini, nel giorno della festa, solitamente preceduta da un triduo, veniva condotta nell’antico Convento per le solenni celebrazioni.

Per notizie riguardanti il Convento di San Bernardino, riportiamo lo studio svolto dal parroco Nicola Marinelli sul contributo spirituale dei francescani in Agnone.

 «Agnone che ha visto i Frati Conventuali, le Clarisse, il terz’Ordine Francescano, ha avuto anche un Convento importante dei frati dell’Osservanza, e questo è stato il Convento di San Bernardino. L’ha avuto proprio negli anni in cui nell’Abruzzo si è avuta una vera fioritura di conventi dell’Osservanza, specialmente per opera di San Giovanni da Capestrano. Il Convento è sorto dopo la fondazione della chiesa di Santa Croce e della Congregazione della morte, dopo la predicazione quaresimale e l’opera pacificatrice e sociale di San Giovanni da Capestrano.

E’ doveroso perciò affermare che alla fondazione del nuovo Convento, dovuta principalmente al B. P. Francesco d’Aragona, hanno concorso indubbiamente e potentemente l’ammirazione e la devozione ispirate da San Bernardino da Siena e da San Giovanni da Capestrano.

Il dovizioso Abate di Santa Maria di Agnone, Giambattista De Capotiis, donò il suolo su cui doveva costruirsi il nuovo convento con un boschetto adiacente.

Gli agnonesi hanno concorso con offerte generose, e così nel 1451  a circa mezzo chilometro dal paese è sorto il convento che si è intitolato a San Bernardino da Siena, mentre inizialmente il nome imposto è stato quello di Santa Maria degli Angeli, il romitorio che fu abbandonato nella borgata di Fontesambuco.

Quello intanto che può affermarsi con certezza è il fascino di Santità raggiante da detta chiesa per il B. P. Tommaso Teutonico, che, dopo una vita virtuosissima, nel 1467 morì nel convento di San Bernardino e fu sepolto nella chiesa annessa, ma più ancora per il B. Benedetto da Cremona, che nel 1535 morì nello stesso convento e il cui corpo per secoli è stato non solo religiosamente conservato, ma esposto alla pubblica venerazione nella stessa chiesa di San Bernardino.

Verso il B. Benedetto da Cremona la devozione, e non degli agnonesi soltanto, è stata vivissima per secoli. Molti racconti prodigiosi, oltre che nelle pagine delle cronache francescane perdurano nel ricordo e nell’ammirazione popolare.

San Bernardino da Siena

Nel luglio 1725 Evangelista Covitti, agnonese, di ritorno da Trieste con Teodoro Giaccio, anche agnonese, per il mare in tempesta nell’imminenza del naufragio presso Rimini, un filo del pezzetto del mantello del B. Benedetto, che sempre portava con sè, gittò fiducioso nel mare infuriato e questo d’un tratto tornò calmo».[2]

Del Padre Benedetto da Cremona una significativa leggenda narrata da Berengario Amorosa nel volume “il Molise” è riportata su L’Eco del Sannio.

«Una notte, cavalcando un cavallo nero, uno sconosciuto di lontani paesi si avvicinò al monastero di San Bernardino. Egli aveva giurato alla sua fidanzata di portarle la reliquia del Beato Benedetto, conservata in quel luogo. La notte era buia, e sulla sommità del monte galoppava quel misterioso cavaliero. Giunto alla porta della chiesa, smontò da cavallo e penetrò fino alla sacra dimora del Beato. Ne profanò l’urna e strappandogli un osso del braccio, lo avvolse in un pannolino bianco, mentre dal corpo del santo usciva sangue vivo. Il cavaliero, con la reliquia rapita, rimontò in sella, e s’avviò a gran corsa su per la montagna. Il cavallo galoppò tutta la notte, spuntò il sole e allora il cavaliero s’accorse che il cavallo fuggiva sempre, ma non si allontanava mai dallo stesso punto. Girava sempre intorno al solito monastero. Preso da forte paura, e pentitosi del sacrilegio commesso, voleva abbandonare sulla via la reliquia, ma non gli fu possibile.

Piangendo s’inginocchiò ai piedi del romito più vecchio, confessò il peccato, restituì la reliquia, ed appena fu asperso di acqua santa poté andar via. Nelle notti d’estate si vede ancora galoppare un cavallo nelle parti di San Bernardino».[3]

«Nella chiesa de’ conventuali, vi è un Crocifisso miracolosissimo, che portandosi in processione nelle calamità della città, e specialmente nelle siccità, subito si ricevono le grazie, che si chiedono; e dicesi che quante volte si è dai frati tentato di farlo ricolorire, altrettante volte si è trovato la mattina seguente nel medesimo colore oscuro di prima».[4]

Nel 1558 il monastero passò ai Riformati che, per un certo tempo, l’adibirono a convento di studio, arricchito di una libreria di scelti ed antichissimi libri e di molti antichi manoscritti.[5]

Il Convento subì la soppressione napoleonica del 1806 e l’eliminazione degli ordini religiosi del 1866.

«Dopo la soppressione napoleonica, il Sacro Corpo del B. Benedetto da Cremona, venne il 6 agosto 1811 in forma solenne trasportato nella chiesa di Santa Chiara. Tornati i francescani nel Convento di San Bernardino e riaperta la chiesa al culto, vi fu riportato il Sacro Corpo che non vi rimase a lungo, perché per la nuova soppressione degli Ordini Religiosi del 1866, dovette essere nuovamente trasportato nella chiesa di Santa Chiara. Chiusa al culto anche questa chiesa, il S. Corpo vi è rimasto per quasi 25 anni in un deplorevole abbandono. Il 9 luglio 1936, l’urna contenente il Sacro Corpo, sorretta da giovani sacerdoti venne riportata in processione a San Bernardino». [6]

Il cenobio fu riaperto al culto il 1° agosto 1926 da S.E. Mons. Oddo Bernacchia, Vescovo di Larino e Termoli, Amministratore Apostolico della Diocesi di Trivento, presenti il Seminario Diocesano, il Clero e il popolo di Agnone. Fu adibito a sede estiva dei seminaristi della diocesi di Trivento.

Nel periodo fascista servì per ospitare i deportati dell’Albania e i perseguitati politici. Dopo la seconda guerra mondiale fu trasformato in un moderno convitto maschile, dipendente dalla Curia Vescovile. Dal 1978 è stato adibito a casa di riposo per gli anziani.

Un tempo la festa di San Pasquale[7] era annunciata  di buon mattino dallo sparo di alcune bombe carta a cui seguiva la celebrazione della messa nella chiesa dei Cappuccini. Al termine il Santo, in corteo processionale, veniva accompagnato a San Bernardino, dove si officiavano le sante messe. Di San Pasquale non bisogna trascurare l’iconografia, legata alla qualifica di protettore delle donne. Il detto, reso popolare da una facile rima con Baylon, recita così:

San Pasquale Baylon

San Pasquale Baylonne
protettore delle donne
famme truvà nu bèlle marite
bianche rusce e culurite.

L’attuale statua del Santo, che si presenta con il saio cappuccino, il mantello e un angelo che regge il Sacramento, fu donata alla chiesa di San Bernardino, nel 1927, dall’allora proprietario della fonderia delle campane, Pasquale Marinelli.[8]

– tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001


[1]Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[[2]N. Marinelli, Agnone Francescana, Agnone 1927, pp. 50-62.
[3]Cfr, L’Eco del Sannio, 1 settembre 1936.
[4]C. Orlandi, Delle città d’Italia e sue isole adiacenti, Perugia 1770, p. 135.
[5]P. E. Di Iorio, I Cappuccini nel Molise (1530-1975), Campobasso 1976, p.297.
[6]N. Marinelli, Il ritorno nella chiesa di San Bernardino del Sacro Corpo del Beato Benedetto da Cremona, in «L’Eco del Sannio», 1° settembre 1936.
[7]L’Eco del Sannio, giugno 1903: «Promotori della festa furono Pasquale Frezza e Pasquale Menaldi; essa fu fatta a devozione di
tutti i Pasquale della città, ciascuno dei quali contribuì con una lira».
[8]Sul retro dell’immaginetta sacra vi è scritto: «Pasquale Marinelli e famiglia offrivano il modesto dono di questa statua ripristinando così la devozione e la festa del glorioso San Pasquale».

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