San Filippo (26 maggio) e le “vainelle”

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di Meo Domenico [4]

Agnone  Chiesa di San Biase
Agnone Chiesa di San Biase

La festa di San Filippo, compatrono di Agnone, ha luogo nella bella chiesa barocca di San Biase.

La statua è posta nel secondo altare a destra, di fronte a quella del Santo titolare. Il Santo con l’aureola, il piviale e un fiore in mano fu scolpito dall’artista G. Colombo, autore di brillanti sculture presenti nelle nostre antiche chiese.

San Filippo nel 1564 fondò una comunità di sacerdoti al servizio degli esercizi dell’Oratorio, che, nel 1575, dovette trasformare per obbedienza al Papa in congregazione di preti secolari, gli attuali Filippini.

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San Filippo Neri

In proposito, Ascenzo Marinelli spiega ciò che avvenne in Agnone: «Visto che in quasi tutte le città d’Italia si aprivano Oratorii pubblici dedicati al suo nome, gli agnonesi non vollero starsene neghittosi, ed essere da meno degli altri. Ond’è che fondarono anche essi il loro collegio, ovvero Oratorio dei Filippini, contiguo alla chiesa della SS. Annunciata. Si pensi ora il fervore del nostro popolo, lo zelo di quei primi Padri, e il grido che prese in queste contrade siffatta istituzione! Basta dire che nel 1608, Francesco Caracciolo di Villa S. Maria, uno dei grandi imitatori di Filippo Neri, l’istitutore dei Chierici Regolari Minori, onorò di sua presenza il nostro Oratorio, dove finì anche la sua vita, nel dì 4 giugno dello stesso anno. Di qui avvenne che i padri dell’Oratorio, vedendo quanta somiglianza vi fosse fra il loro Maestro e l’ospite insigne, e parendo loro che l’istituto di Francesco fosse lo svolgimento, o come dire, il compimento di quello di Filippo; dopo qualche tempo si trasformarono in Chierici Regolari Minori, i quali furono assai utili, almeno in principio, al nostro paese che a loro affidò, sotto certe condizioni, il nobile incarico d’istruire gratuitamente il popolo, ed anche gratuitamente di mantenere e curare gl’infermi poveri in un piccolo ospedale che vi era allora. Questi minoriti durarono fino al 1809».[1]

La festa, sia nella seconda metà dell’ 800 che nei primi anni del ’900, veniva vissuta con grande fervore religioso. Era annunciata da un triduo di preghiera e si concludeva con una particolare processione, che costituiva la gioia dei bambini. Essi, forniti di semi di carruba (vainèlle),[2] ne buttavano manciate sulla statua e furtivamente non disdegnavano di gettarne alcune nella sua nicchia. Per spiegare questo uso antico, possiamo formulare la seguente ipotesi: Filippo, dal greco Phìlippos, da philein, amare, e hìppos, cavallo, significa amante dei cavalli, infatti le carrube si danno in pasto ai cavalli; i pargoli, così facendo, coglievano l’occasione per ringraziare il Santo.

Quando il corteo processionale arrivava davanti la chiesa dei Cappuccini,  trovava la statua di San Felice da Cantalice: questo incontro rievocava la storia di due Santi, amici nella fede e nella vita.

La festa civile era organizzata e sovvenzionata fino agli anni trenta dalla famiglia dei ramai Cerimele, che facevano allietare le due serate da una banda musicale.[3]

Oggi la ricorrenza viene celebrata, semplicemente, con il triduo di preparazione e la messa solenne.

 

____________________________
[1]A. Marinelli, Memorie Patrie con alcune biografie di uomini illustri agnonesi,  Agnone 1888,  pp. 55-56.
[2]
Fino agli anni cinquanta, fra i tanti giochi popolari, vi era l’uso di giocare a vainèlle in diverse maniere:
a biscinì o bicinì
in cui vinceva chi riusciva ad accostare di più il seme di carruba al muro;
a murille
: per aggiudicarsi il seme, bisognava tirare la vainella vicino al muro ed avvicinarsi di almeno un palmo al seme lanciato in precedenza;
a véuca
: in una fossetta si deponeva un numero uguale di semi per ogni giocatore; la buca era preceduta da una pietruzza denominata licche che fungeva da bersaglio. Una volta colpito quest’ultimo con una piastrella di pietra chiamata véuca, se questa si trovava più vicina alla fossetta, il giocatore conquistava i semi di carruba.
[3]
L’Eco del Sannio, 31 dicembre 1924: «Per la festa di San Filippo, il sig. Giovanni Cerimele ha contribuito con £ 150, il resto delle spese è stato pagato dalla Confraternita».
[4] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

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