San Cristanziano Patrono di Agnone – 13 maggio

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di Meo Domenico – tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001

San Cristanziano, elevato al ruolo di Patrono, è venerato con molta devozione, in virtù di un’antica tradizione religiosa, nella chiesa Matrice di San Marco, vero monumento di arte e di storia agnonese.

Agnone nel mese di Maggio

 Per avere una conoscenza della festa di San Cristanziano e dello spirito cristiano che lo lega agli agnonesi, ci avvaliamo  della  ricerca tra storia, leggenda, tradizione e fede sulla chiesa Madre,  condotta da Remo Sammartino.

 «Sul suo altare, tra gli altari del Rosario e del Crocifisso, visibile da qualsiasi punto della chiesa, troneggia la statua di San Cristanziano. Lignea, imponente per dimensione (è alta m.2,10), maestosa nell’abbigliamento e nel gesto, la statua è avvolta in un alone di leggenda.

 Erano tempi di pestilenze, guerre e civili discordie. Folle di fedeli, da più giorni in preghiera perché tornassero a regnare la pace e l’ordine, ebbero in sogno il Santo, con tanto di barba e paludamenti pontificali, la mano destra benedicente, che sovrastava la città e l’agro, agitando sulla mano sinistra la palma del suo martirio.

Particolare (Sirena) dell’altare di San Cristanziano nella chiesa di San Marco – Agnone

 Di quella arcana visione i nostri padri ebbero bisogno di crearsi l’immagine permanente. Memori del fatto che una statua così esisteva davvero nella chiesa di Maiella, allora forse chiusa al culto nei secoli dell’abbandono, laggiù in aperta campagna, non persero tempo. La presero, la caricarono su un carro rurale e la portarono in cima al paese, precisamente alla chiesa madre. Il popolo non fu tutto concorde con gli ideatori del trafugamento. Ma vinsero i più. Ad un patto: che la statua fosse riportata, almeno una volta l’anno, processionalmente nella chiesa di origine. E fu la pace.

Che la statua di San Cristanziano sia originaria della chiesa di Maiella, essa pure molto antica e densa di storia, ce lo autorizza una tradizione, da alcuni anni estinta: quando, il 13 maggio, la processione del Santo arriva al punto in cui sul corso Vittorio Emanuele s’apre la via Don Bosco, la statua viene portata nella chiesa di Maiella o di San Pietro Celestino per salutare – ripete un gergo popolare – la sorella. Ma nella chiesa di Maiella è ben visibile una tela d’altare riproducente i Santi Benedetto e Scolastica. Cosa abbia a vedere San Cristanziano con la sorella del grande fondatore del monachesimo d’Occidente non è chiaro. Una spiegazione diventa accettabile solo se si dà fondamento alla leggenda e vi si aggiunge un pizzico di fantasia. La statua era forse San Benedetto? Dando credito a questa opinione, è, dunque, San Benedetto che, il 13 maggio, torna a salutare la sorella.[1] Se, invece, la statua è stata fin dall’origine San Cristanziano, quella sosta non ha altro significato che una rivisitazione alla chiesa da cui venne sottratta, in conformità al patto che era stato concluso all’atto della sua traslazione da quella chiesa alla chiesa matrice.[…]

Ma donde e da chi giunsero fino a noi il culto e la devozione di San Cristanziano?

“Molte chiese in questa diocesi lo venerano come patrono contro la grandine, le tempeste, le discordie e le guerre. In ossequio a questa tradizione, nella chiesa di San Marco, per tutta la stagione dei raccolti, si usa esposta la statua di San Cristanziano, dal suo stesso altare, alla venerazione dei fedeli.

Il suo culto ad Agnone, insieme a Emidio, fu portato da  mercanti ascolani, che avevano i propri punti di vendita in quella città, da dove portavano qui il vostro rame”. Chi scrive così è l’arciprete di Maltigliano, diocesi di Ascoli.

Da fonti scritte, oltre che dalla costante tradizione che ha sempre confermato la verità dei vincoli intensi del nostro artigianato-commercio col Piceno e con l’Abruzzo Ultra (Teramo), territori nei quali gli artigiani agnonesi ed i loro prodotti erano esenti da ogni genere di tasse, è dato desumere l’origine religiosa della straordinaria devozione dei nostri antenati verso i due martiri Emidio e Cristanziano.

Eletto San Cristanziano patrono principale, entrati in possesso di una statua, che anche nell’imponenza ieratica facesse un poco da padrone, ecco l’altare.

Due robuste colonne tortili sono ai lati e reggono la trabeazione superiore. Sono fiancheggiate rispettivamente da due cariatidi che reggono ciascuna la “A” araldica dello stemma della città, che infatti campeggia alla sommità. L’autore, o gli autori, dell’altare  è senza nome. In una preziosa pergamena, sotto il titolo “Altare di San Cristanziano, principale protettore della Città” è scritto: “Segue l’altare di San Cristanziano Vescovo e Martire, concesso all’Università di Agnone la quale a sue spese ha eretto l’altare, il quadro di tela e la statua di legno indorato”. Quest’ultimo accenno ad una statua di legno indorato autorizza a pensare che non si tratta di quella di nostra conoscenza, bensì di una simulacro precedente, andato evidentemente distrutto con l’incendio del 1610. La tela, qui ricordata, la vediamo. I lineamenti del volto del Santo, addolciti rispetto a quelli tesi e austeri della statua, invitano a genuflettere: il Santo è al di sopra di un vasto caseggiato in atto di benedizione, rivestito dei segni pontificali. Ai lati due angeli: uno regge un libro carico di fiori, l’altro la palma che richiama il martirio. E’ la figurazione del racconto degli antichi, che avevano visto sul cielo di Agnone questa figura mitrata e barbuta e il pittore ne ritraesse con colorita vivacità l’evento.

La festa di San Cristanziano – 13 maggio, giorno che la tradizione indica per quello del martirio, quindi per la fede il dies natalis – fu, per secoli, sintesi originale di valori spirituali ed umani.

Rito culminante, al cui svolgimento dava autorità il Vescovo, era la processione, cui partecipavano le statue di tutte le chiese di Agnone […]».[2]

Lasciamo alla penna del nostro concittadino Felice Natale Galasso, emigrato in America e tornato, dopo cinquant’anni, in patria, le effusioni del cuore:

«E’ passata senza rumori la festa di San Cristanziano: Se si accettua la fiera, nessuna delle tante tradizioni del tempo in cui lasciai il mio paese è rimasta. E ne ho provato tristezza!

Quando ero qui, la festa cominciava addirittura durante il solenne novenario, quando, ogni sera, nella chiesa matrice già parata a festa, un sacerdote-ospite, diverso cioè dall’Arciprete, celebrava la funzione. All’Arciprete era serbata la funzione del Vespro della vigilia e la messa parata del giorno della festa. Questa però quando non c’era il Vescovo che celebrava il pontificale con tutto il Clero, nella chiesa madre, dove facevano quadrato intorno al Patrono quasi tutti i Santi delle chiese locali. Venivano essi portati a San Marco durante il novenario. I primi a prendere posto nel vasto tempio erano San Pietro e San Mariano. Ogni santo aveva il suo posto fisso. A San Pietro, principe degli apostoli e primo Papa, toccava il lato sinistro dell’altare maggiore. A destra veniva collocato il padre putativo di Gesù, San Giuseppe (il San Giuseppe che si venera nella stessa chiesa). Una folla di popolo accompagnava questi due primi ospiti, perché nella loro chiesa di San Pietro, ogni giorno, di buon’ora, si teneva la funzione del mese mariano, alla quale confluivano da tutte le parrocchie tanti fedeli da riempire la chiesa stessa. Ma ogni giorno, da tutte le chiese cittadine, partivano santi per la chiesa maggiore a rendere onore al patrono principale. Ogni loro partenza si annunziava col suono a processione delle campane della chiesa di provenienza, cui rispondevano puntualmente le campane di San Marco. I Santi venivano preceduti dalla croce processionale e dal sacerdote. Sulla soglia della Chiesa Matrice si faceva trovare in cotta, pelliccia e stola l’Arciprete, che, da quel momento, diveniva il custode dei santi-ospiti. Al suono delle campane capivamo quali santi stavano arrivando. Un segno particolare aveva il trasporto di San Filippo perché, al cenno delle campane di San Biase, correva a far corona e chiasso a Pippo Buono, il Santo che si vestiva pure da saltimbanco per far felici e buoni i ragazzi più spericolati. E non lo lasciavano senza avergli gettato sul viso manate di vainèlle[3] anche durante il suo soggiorno, piazzato sul lato sinistro dell’abside, di fronte al popolo, tra San Rocco, Sant’Antonio e San Raffaele.

San Cristanziano troneggiava, al lato destro, e gli facevano ala i Santi Emidio, Placido e Nicola, i Santi mitrati. Era già uno spettacolo! Sant’Emidio, era stato il maestro di fede di San Cristanziano, dal piviale dorato; San Placido, discepolo di San Benedetto, in tonaca nera e piviale rosso; San Nicola in ampio piviale verde, Tra essi faceva da padrone San Cristanziano, mitra e pastorale d’argento, con una croce pettorale in filigrana, capolavoro dell’arte orafa, lo sguardo fisso in direzione della porta maggiore, come a contemplare l’arrivo dei Santi della città.

Si arriva così alla processione del 13 maggio. Era uno spettacolo di eccezione. Oggi si direbbe era tutto un folklore. Apriva la lunga serie di Santi il bellissimo San Michele, della chiesa di San Francesco. I giovani appena adolescenti si litigavano San Vito (Sande Vetucce), perché a mezzo busto e, come Santa Pia o San Mariano, leggero. C’era San Raffaele, meravigliosa composizione con Tobiolo e il pesce che sbuca dall’acqua. In coda alla lunga serie processionale venivano il titolare della chiesa Matrice e i Santi Vescovi. Tra questi e il Santo Patrono si collocava il Clero, una ventina fra parroci e sacerdoti semplici.

San Cristanziano è il patrono di Agnone

Era uno spettacolo di devozione, forse anche di fanatismo religioso, ma quello spettacolo non è facile cancellare dalla memoria. La nostra fantasia di fanciulli o di giovani si posava davanti a quelle immagini, molte delle quali sono opere d’arte. Chi crede che siano capolavori soltanto le statue dei Duprè non conosce il volto angelico di San Placido, quello ispirato di San Filippo, la pensosa austerità di San Rocco, lo sguardo ascetico di San Nicola o il gruppo della Sant’Anna (della stessa chiesa di San Marco, al centro di un altare di legno di finissima arte).

Ed ora perché tutto questo è finito? E’ vero che non c’è più chi abbia la volontà e la fede necessarie al …sacrificio di caricare i santi sulle proprie spalle?

Ma la festa di San Cristanziano non era tutta e soltanto di santi e di processione. Si prenotavano i più noti concerti bandisticie, per la fiera, venivano, già una settimana prima, mercanti e merci di ogni specie, che si collocavano cominciando dal piazzale di San Marco fino a tutto l’asse principale di Agnone, compresa la circonvallazione, che era mercato puntuale di maialetti perugini da allevare in famiglia, secondo il costume dell’epoca.

San Cristanziano Fiera

Non va dimenticata la prima mazzarella di ciliege che noi ragazzi gustavamo proprio quel giorno, che era perciò l’annunzio della stagione dei frutti».[4]

Anticamente, il nostro protettore, veniva chiamato dal popolo Tatéune (nonno). La tradizione popolare conserva un detto legato ai giorni che vanno dal 10 al 13 maggio. Vengono chiamati, rispettivamente: Catalle, catallitte, catalléune e tatéune a cui sono abbinati i quattro Santi mitrati: San Nicola, San Placido, Sant’Emidio e San Cristanziano. Inoltre, rappresentano una previsione meteorologica. Infatti, se piove in questi giorni, continuerà il maltempo fino a San Giovanni (24 giugno), se è bel tempo risplenderà il sole. Mentre un  proverbio recita: Quande vojje tatéune,  arroiva la štaggéune.[5]

Un’altra consuetudine, non più in uso, era quella eseguita la sera della vigilia della festa, prima dei Vespri, quando il Sindaco portava a deporre ai piedi del Santo Patrono la chiave della città, che veniva restituita il giorno dopo al rientro della processione.

Sul piano strettamente religioso non può essere trascurato il ricordo del Breve Apostolico di Papa Pio VI (1776), che arricchiva la festa di San Cristanziano con le maggiori indulgenze per la durata di otto giorni (13-20 maggio).

La tradizione dunque dei santi di tutte le chiese, che convenivano a San Marco per partecipare alla processione del 13 maggio,[6] è estinta dal 1933.[7]

Processione di San Cristanziano – 2012

Attualmente, del culto e delle manifestazioni civili in onore di San Cristanziano restano le celebrazioni religiose, la processione, la festa serale[8] con spettacolo di musica leggera e i fuochi pirotecnici.


[1][n.d.c.] Santa Scolastica è vissuta molto tempo dopo San Cristanziano, infatti morì il 10 febbraio del 547.
[2]
R. Sammartino, Agnone nella storia della sua Chiesa Madre, Ed. Cep, Monteroduni (Is) 1982, pp. 25-33.
[3]
[ n.d.c.] Nel vocabolario del Cremonese, vainèlla è tradotto: baccello, qui s’intende il seme della carruba, di cui si servono i monelli nel cosiddetto gioco alle vainèlle.
[4]
La Fucina, giugno 1979.
[5]
Quando viene San Cristanziano, arriva la stagione [il caldo].
[6]
G. Dupre’ e L. Pannunzio, Al dottore in lettere Giuseppe Ciardi Dupre’ che sposava Teresa Vandoni, Agnone 1900, Lettere, p.7. Il Parroco Pannunzio chiese ai Duprè di inviargli la statua della Vergine Addolorata scrivendo: «Quì, alli 13 di maggio, si celebra la festa del Protettore della città, e nella processione, in fila, ordinatamente sono portate non meno di 30 statue, potrà in quel solenne giorno essere Adorata?».
[7]
Per ulteriori dettagli storici consultare i seguenti numeri de L’Eco del Sannio: n.5, del 31 maggio1930, n.4, del 25 maggio1933 e n.5, del 4 giugno1935.
[8]
Dalle varie testimonianze scritte, si evince che la festa civile, nel corso degli anni, si è svolta in posti diversi del paese, fra i quali: largo Tirone, piazza Plebiscito e piazza Vittoria.

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