S. Angelo del Pesco, al centro dell’Altosannio

1
1086

di Luca Fasano[1]

Nel suo libro “Scì benditt’ lu citro” [2], Luca Fasano racconta alcuni episodi della vita santangiolese (Sant’Angelo del Pesco). Qui parla della posizione privilegiata di cui gode Sant’Angelo del Pesco, dal punto di vista turistico e paesaggistico.

sant'angelo del pesco
Sant’Angelo del Pesco

Dal punto di vista turistico-paesaggistico, S. Angelo gode di una posizione privilegiata. Posto a 800 metri (805 recita il cartello all’inizio del paese) sul livello del mare, d’inverno (ma anche d’estate) è praticamente a un tiro di schioppo da Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, mete sicuramente più note e gettonate, ed a soli venti minuti d’auto da Capracotta (“Crapacotta” per i locali) e dalle sue stupende piste di sci di fondo immerse nel bosco, teatro tra l’altro, nel 1997, dei campionati italiani assoluti.

Pscocostanzo-foto-grande-2
Pescocostanzo

D’estate, percorrendo la superstrada fondovalle Sangro, è invece possibile raggiungere il mare in soli quarantacinque minuti. Arrivati sin quasi alla foce del fiume Sangro, si può poi optare per le vicine spiagge di Torino di Sangro o Fossacesia (molti ciottoli, poca sabbia), o allungarsi a destra verso Vasto o a sinistra fino a Silvi marina, Pineto e via discorrendo. Ma d’estate si sta bene anche in montagna ed anche senza neve. Il pregio maggiore di S. Angelo, soprattutto per chi, come me, vive al Sud, o chi, come Bruno, sta a Roma, è che ad agosto, almeno la notte, si dorme, senza dovere necessariamente ingaggiare aspri duelli, quasi sempre perdenti, con agguerritissime zanzare o trasformare le lenzuola in autentici sudari. Perché se di giorno fa caldo anche a S. Angelo, la sera spesso bisogna ricorrere al maglioncino. Ricordo anzi che pochi anni fa, durante la “fascarellata” del 13 agosto, io e i miei amici “casertani di Alfedena” ci “puzzammo” letteralmente di freddo (come dicono a Caserta) e se non ci fosse stato il “diavulillo” e un buon Montepulciano a scaldarci le budella, avremmo rischiato seriamente l’assideramento. Per dirla con una simpatica espressione casertana: “Quella sera giravano pinguini co’ cappotto ‘n cuollo” (con il cappotto addosso)”. Temperatura a parte, se si vuole fare un pic-nic o una semplice passeggiata nel verde, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Salendo con la macchina verso Pescopennataro (“r’ Piesch”), abbarbicato su di un caratteristico costone di roccia protesa verso il cielo, si può scegliere, per esempio, di continuare a salire verso Capracotta o ridiscendere verso Agnone. Nel primo caso, ci si addentra nell’immenso bosco di abeti, già meta delle nostre ricerche micologiche (le “coppe” di Palà) e, dopo aver superato l’eremo di S. Luca con la chiesetta e lo strapiombo con vista sul…mare (!), si arriva a Prato Gentile. Questo è in pratica un “buco” nel bosco, un immenso prato circondato di alberi. D’estate, ai primi di agosto, diventa teatro della famosissima “pezzata”, tradizionale sagra popolare, il cui pezzo forte è rappresentato dall’agnello alla brace, servito nelle tipiche ciotole di terracotta. D’inverno, con la neve, il prato assume un aspetto ancora più suggestivo: un mare bianco, dal quale si dipartono verso il bosco spettacolari percorsi per gli appassionati di sci di fondo.

PRATO GENTILE
Capracotta – Prato Gentile d’estate

Alcuni anni fa, decidemmo anche noi, io, mia moglie Loredana e i miei figli, di cimentarci nel più antico degli sport invernali. Mia moglie, in particolare, se ne uscì con una frase alla “Fantozzi-azzurro-di-sci”: “Ho sempre saputo pattinare. Sciare e pattinare è la stessa cosa”. Morale della favola, infilò uno ad uno tutti i paletti che erano stati posizionati lì per una gara, facendo una strage. Per chi comunque non ha velleità agonistiche, c’è anche un ottimo rifugio, proprio di fronte al prato, dove è possibile pranzare o semplicemente “spararsi” un panino con l’ottimo prosciutto di queste parti. Eccellenti anche i formaggi, anche perché chi gestisce il rifugio è figlia d’arte, essendo la figlia del “mitico” Giacomo di Capracotta, scomparso ormai da molti anni, grande amico di papà e, soprattutto, uno dei migliori, se non il miglior produttore di pecorino della zona. Proseguendo, si arriva alla base di Monte Campo, sulla cui sommità è posta una enorme croce di ferro. Per chi ha piedi buoni e voglia di camminare, assolutamente da consigliare l’escursione fino alla vetta (circa quarantacinque minuti di cammino in salita), da dove si può godere un panorama stupendo, che svaria dai Monti della Maiella al mare.

Monte Campo
Monte Campo d’inverno

Da lì Prato Gentile dà ancora più l’idea del buco nel verde o, se vogliamo darci alle metafore, della chierica sulla testa di un frate. Proprio l’estate scorsa, per rifarsi della figuraccia sugli sci, Loredana espresse il desiderio di “scalare” Monte Campo. Fortuna volle che incocciammo una giornata stupenda e quando arrivammo in cima, tra l’altro nella solitudine e nella pace più completa, ci sentivamo come Rocky nella famosa scena della corsa sulla scalinata. A ulteriore conferma della giornata fortunata, mentre cercavo, con pessimi risultati, fossili tra le pietre (si tratta infatti di terre emerse in epoche antichissime), sollevando un sasso, mi trovai di fronte non una, ma otto coccinelle (notoriamente considerate dei portafortuna)! Personalmente, non avevo mai visto prima coccinelle sotto un sasso e mai più di una alla volta! La discesa a valle è ovviamente molto più agevole, anche se bisogna stare bene attenti a dove si mettono i piedi per non ritrovarsi a fare la stessa fine del già citato Fantozzi (discesa e arrivo a pelle di leone). Superato il piccolo bivio che porta alla base di Monte Campo, dopo poche centinaia di metri si entra a Capracotta, sicuramente più conosciuta di S. Angelo, se non altro per essere stata definita da Alberto Sordi nel film “Il conte Max”, la “piccola Cortina degli Abruzzi”. Il paese, che sorge ad un’altezza di oltre 1400 metri sul livello del mare, e conta circa 1000 abitanti, è meta molto gettonata, sia d’estate che d’inverno, da parte di numerosi vacanzieri, soprattutto romani.

Capracotta
Capracotta

Nel cimitero di Capracotta, poi, riposano Pinola (Zia Pina), la sorella di mamma, e Zio Nuccio, suo marito, che di Capracotta era originario e quando passiamo di là, non possiamo fare a meno di portare un fiore anche a loro, sempre vissuti a Roma, se non altro come piccolo segno di riconoscenza per il tanto bene che in vita non ci fecero mai mancare.

Facendo qualche curva in più, per chi non soffre di mal di macchina, da Capracotta si può poi ritornare direttamente a S. Angelo, scendendo dal versante opposto a quello di Pesco.

Pescopennataro
Pescopennataro

Ma facciamo un passo indietro, fino a Pescopennataro. Qui, invece di svoltare a destra per Prato Gentile, dopo avere ammirato un ennesimo splendido panorama dalla rupe, è possibile, come detto, proseguire verso Agnone, cittadina ben nota e famosa, oltre che per le sue chiese antiche, soprattutto per la premiatissima fabbrica di campane “Marinelli”.

agnone panorama c
Agnone

Poco dopo aver superato Pesco, si incontra però prima “Il Quarto”, altra rinomata area pic-nic attrezzata, nata intorno alle sorgenti del Rio Verde, dove si può bere direttamente dal piccolo torrente un’acqua ghiacciata e cristallina. Ovviamente, in attesa che si allestiscano le braci e si portino a cottura agnelli e salsicce, la temperatura dell’acqua consente anche di conservare angurie e bevande in un frigorifero naturale che non ha proprio nulla da invidiare, anzi, a quello di casa. Sempre proseguendo verso Agnone, si incontra sulla sinistra il bivio per Rosello e Borrello, dove non può mancare la visita alle cascate formate dal già citato Rio Verde, tre salti, per un totale di 200 metri, che ne fanno le cascate naturali più alte dell’intero Appennino. Da Borrello, scendendo a valle, si torna sulla statale che collega S. Angelo con Quadri. Da qui un’altra bella escursione da consigliare è quella che, dopo aver portato a Villa S. Maria, la “città dei cuochi”, anch’essa abbarbicata sulla roccia, conduce al lago artificiale di Bomba, formato dal fiume Sangro e meta non solo di pescatori, ma anche di semplici turisti, che possono servirsi della buona ricezione alberghiera e dei villaggi presenti anche sulle sponde del lago. Ma non ci allontaniamo troppo dal “nostro” paese…

Lago di Bomba
Lago di Bomba

_______________________________
[1] Luca Fasano, Giornalista pubblicista, ha già pubblicato, per “ilmiolibro.it” del Gruppo editoriale l’Espresso, quattro opere: “Il cassintegrale” (2009), “Roma-Caserta solo andata” (2010), “Scì benditt’ lu citro” (2011) e “Viaggio al centro della Terra…di Lavoro” (2014), tutte dichiaratamente autobiografiche.
[2] Scia mb..copertina

Musica: . Richard Clayderman  From A Distance
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

1 COMMENTO

  1. mi piace… complimenti, io avrei scritto, come l’avrebbe pronunciato mia nonna (santangiolese antico), “Sci benditt’ R citr”

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.