Ru viécchjə, ùojjə – Il vecchio, oggi

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Poesia di Sergio Emanuele Labanca [1]dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2], accompagnato dalle note del Notturno in Do#minore di F. Chopin

un vecchio solo

Ru viécchjə ùojjə

Sùolə pəcché l’ènnə
t’énə acchəcchərùotə
l’òssa e rru cùoriə.
Tìuuə
tə sìendə nguttèatə,
tə sìendə miss’a pizzə!
Nnə vùo la cumbassiéunə
ca nnə vùo cambà də póita;
vùo schitta cumbrənziéunə
méuuə pə ssa suffərènza
chə zittə zittə tə pùortə!
Ru vìecchjə é puzzə də ššiénza
d’addó tu pùo caccèajə
la spərìenza də la vóita.
Tìuuə avènnə ssa dódda
mìerətə rəspètt’e bbòinə!

Il vecchio oggi

Sei da solo perché gli anni
ti hanno rattrappito
le ossa e il corpo.
Tu
ti senti quasi offeso
ti senti messo da parte!
Non vuoi compassione
perché non vuoi vivere di pietà;
vuoi solo comprensione
per queste sofferenze che adesso
sopporti in silenzio.
Il vecchio
è un pozzo di scienza
da dove puoi tirar fuori
l’esperienza della vita!
Tu possedendo questa dote
meriti rispetto e bene!

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

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[1] Sergio Emanuele Labanca nasce a Napoli il 24 febbraio 1925 e sin da piccino abita ad Agnone. A Salerno frequenta il Liceo Scientifico e a Napoli si laurea in medicina. Per tantissimi anni svolge la professione di medico condotto e ufficiale sanitario. Si dedica con passione a molteplici espressioni culturali, spaziando dalle poesie alla musica e dal teatro alle novelle. Nel 1983, a Roma, è insignito dell’Oscar d’Italia, premio internazionale per la sezione Lettere. È presente su talune antologie e vince diversi premi di poesia, teatro e canzone, tra i quali ricordiamo quelli di Teramo, Vasto, Cagliari e Parma. Negli anni Ottanta avvia un’intensa attività teatrale dialettale agnonese con la compagnia le 4 C e scrive: Amore e sanghe pe sta terra, 1978; Na terra nòva na fatija nòva, 1982; Na sendenza sufferta, 1985. Per il teatro in lingua altri tre lavori: Delusione. . . speranza. . . fortuna. . . , 1987; Sofferenza e segreti, 1989; Un verdetto sofferto, 1989. E poi tre racconti, tre poesie e tre testi di canzoni in 3 x 3 = 9, 1980 e Novelle per sette sere. Due opuscoletti di poesie in lingua: Parole mie e Le quattro stagioni, 1993 e altrettanti di quelle natalizie: 1 x 10 = 25 (12) e Notti di sogno, 1993. Le poesie dialettali sono state tratte da: 20 : 2 = 10 (1 + 1): le premiate, 1985; Speranze ndra le fronne, 1990 e L’agnonese: dialetto o lingua? Saggio e poesia, 1992. I suoi versi cantano la natura e i momenti di vita intrisi di sentimenti, malinconia, spiritualità e speranza. Labanca si spegne a Isernia il 30 ottobre 1996.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali.

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1 COMMENTO

  1. Mi sono commossa altre volte ascoltando la POESIA, ma questa mi ha fatto sentire “nu griccele a la schiene”…Le parole e la musica sono sovranamente stimolanti per l’anima…sono diventata più sensibile o semplicemente più fragile, essendo anch’io vecchia!?

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