Ru scarpeare puverièlle … Il calzolaio povero

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Poesia di Valentino Nero [1],
da Poesie dialettali agnonesi, Agnone 1967

calzolaio 2

 

 

Il calzolaio povero

Una lesina[2], una tenaglia , un coltello.
La pece, il cerotto e il banco,
spago, chiodini, forme, un martello
e,poi, un recipiente pieno di acqua sporca.

Di scarpe nuove qualche due, tre paia,
si notano lucenti apparecchiate.
ma quelle vecchie sono a centinaia
gettate a terra tutte sparpagliate.

Dove ci vuole una pezza e dove un mezzo tacco,
la mezza suola e un piccolo tacco,
a chi una vitarella a chi una “posta”
[3],
e dove una piccola giunta “uarduncielle”
[4]

Per aggiustare queste malandate scarpe sfasciate,
sta il calzolaio sempre a faticare,
ma più lavora e più sta disperato
e cento lire mica riesce a metterle insieme-

Di debiti e miseria sta ricoperto,
ma non se ne importa e non se ne interessa,
batte la suola e canta spensierato.
sempre contento e pieno d’allegria.

Un quadro molto bello ha vicino,
e, la sera, quando lascia la fatica,
gli dice: Sia Benedetto San Crispino,
chi mi è creditore  lo possa ripagare Iddio.

 

_______________________________________
[1] Valentino Nero: Molisano di Agnone, nacque nel 1924 e, dopo la partecipazione alla seconda guerra mondiale, esercitò l’attività di calzolaio, prima, e di bidello, dopo. Ma la sua vera passione furono la prosa e la poesia in forma dialettale attraverso le quali, con una creatività innata, ci fa scoprire il mondo popolare che ruotava attorno alla sue attività. Morì nel 1990. Agnone gli ha dedicato una strada.
[2]
Strumento del calzolaio costituito da una piccola asta di ferro atta a forare il cuoio per farvi passare le cuciture
[3]  Tipo di bulletta per gli scarponi dei contadini
[4]  Parte del guardone


editing: Enzo C. Delli Quadri: Da piccolo, mi fermavo spesso presso la sua bottega, al Corso, per sentirlo declamare le sue poesie e sentigli cantare la canzone qui sotto riportata. Da ragazzino incolto ero affascinato da poesie che avessero risvolti comici. In età più matura ho potuto apprezzare meglio tutte le sue numerose opere. 

 

2 Commenti

  1. Certo nei paesi una volta un ragazzo aveva più possibilità di fare esperienze, era più LIBERO –sempre nella misurata libertà concessa dai genitori, dai figli cmq ritenuti SEVERI …ma si era tutti così allora!
    E quindi si facevano esperienze sul campo; c’era il sarto- poeta, come MODESTO DELLA PORTA e il calzolaio- poeta come VALENTINO NERO e a loro certo va il plauso e l’ammirazione per la connaturata vena artistica, esplicitata GRATIS nei loro poveri laboratori…e a chiamarli così è solo eufemistico.
    Certo l’ironia, il desiderio di vita migliore, la fiducia nella giustizia divina [ ogni categoria aveva il suo santo protettore: per i calzolai era S.CRISPINO, per i sarti SANT’OMOBONO –ecc] erano genuinamente espressi senza contaminazioni letterarie, quindi più vere. Perciò uomini – maestri POPOLARI, seguiti con piacere dai ragazzini svegli, che con diletto inconsapevole apprendevano divertendosi, come te Enzo, che infondi spesso nei tuoi scritti ironia e saggezza antiche e naturali, ma accresciute poi da studio e cultura.

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