Ricordi davanti alla cemmenòira (caminetto)

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di Enzo C. Delli Quadri

La c'mmnòira (caminetto)
La c’mmnòira (caminetto)

Ricordo quando davanti alla c’mmnòira (1) mia nonna arrostiva le caldarroste, io soffiavo dentro a ru zuff’latìure (2), mia sorella utilizzava la rungla (3) e mia madre preparava ru cuttrielle (4) per cuocere la polenta.

  1. Caminetto
  2. tubo in cui soffiare per tener vivo il fuoco
  3. paletta per raccogliere la cenere o smuovere le mezze patate in cottura sotto la cenere; veniva anche usata per scottare la lingua del maiale onde eliminare la pellicola esterna per poterla, poi, tagliuzzare ed inserirla come ingrediente della salsiccia.
  4. paiolo o pentolone

oggetti-per-caminopaioloCaldarroste

Intantomio padre raccontava…………..

Primo racconto  All’angolo, vicino al Focolare(di autore a me ignoto)

Nonno davanti al fuoco

Una famiglia come tante, un padre, una madre e 2 bambini, cenavano regolarmente seduti al tavolo della grande cucina. In un angolo, vicino al focolare, il nonno, tutto solo, mangiava la sua minestra tenendo nella mano sinistra una scodella e nella destra il suo cucchiaio. Ma le sue mani erano  soggette a gran fremito. Questo malessere aveva causato il suo allontanamento dalla tavola: quei fremiti creavano fastidio e imbarazzo. Un giorno, i bambini, giocando, rinvennero la ciotola del nonno in frantumi; doveva essere caduta dalle sue mani tremanti. Raccolsero i vari pezzi e si recarono in un angolo della casa…. cominciarono ad armeggiare. Furono sorpresi nel loro lavoro dalla madre: “cosa state facendo, così di nascosto?” – “Stiamo riattaccando i pezzi della ciotola” – “Per farne cosa?” – “Pensiamo che possa essere utile a papà ……. quando sarà vecchio”

Secondo racconto  Il cavallino e il fiume” (fiaba cinese)

il Cavallino e il fiume

Un cavallino viveva nella stalla con la madre e non era mai uscito di casa, né si era mai allontanato dal suo fianco protettivo. Un giorno la madre gli disse: “E’ ora che tu esca e che impari a fare piccole commissioni per me. Porta questo sacchetto di grano al mulino!”Con il sacco sulla groppa, contento di rendersi utile, il puledro si mise a galoppare verso il mulino. Ma dopo un po’ incontrò sul suo cammino un fiume gonfio d’acqua che fluiva gorgogliando.”Che cosa devo fare? Potrò attraversare?”Si fermò incerto sulla riva.

Non sapeva a chi chiedere consiglio. Si guardò intorno e vide un vecchio bue che brucava lì accanto. Il cavallino si avvicinò e gli chiese:”Zio, posso attraversare il fiume?””Certo, l’acqua non è profonda, mi arriva appena a ginocchio, vai tranquillo”.Il cavallino si mise a galoppare verso il fiume, ma quando stava proprio sulla riva in procinto di attraversare, uno scoiattolo gli si avvicinò saltellando e gli disse tutto agitato: “Non passare, non passare! È pericoloso, rischi di annegare!” “Ma il fiume è così profondo?” Chiese il cavallino confuso. “Certo, un amico ieri è annegato” raccontò lo scoiattolo con voce mesta.

Il cavallino non sapeva più a chi credere e decise di tornare a casa per chiedere consiglio alla madre. “Sono tornato perché l’acqua è molto profonda” disse imbarazzato “non posso attraversare il fiume”. “Sei sicuro? Io penso invece che l’acqua sia poco profonda”replicò la madre.”E’ quello che mi ha detto il vecchio bue, ma lo scoiattolo insiste nel dire che il fiume è pericoloso e che ieri è annegato un suo amico”.”Allora l’acqua è profonda o poco profonda? Prova a pensarci con la tua testa”.”Veramente non ci ho pensato”.”Figlio mio, non devi ascoltare i consigli senza riflettere con la tua testa. Puoi arrivarci da solo. Il bue è grande e grosso e pensa naturalmente che il fiume sia poco profondo, mentre lo scoiattolo è così piccolo che può annegare anche in una pozzanghera e pensa che sia molto profondo”.

Dopo aver ascoltato le parole della madre, il cavallino si mise a galoppare verso il fiume sicuro di sé. Quando lo scoiattolo lo vide con le zampe ormai dentro il fiume gli gridò:”Allora hai deciso di annegare?””Voglio provare ad attraversare”. E il cavallino scoprì che l’acqua del fiume non era né poco profonda come aveva detto il bue, né troppo profonda come aveva detto lo scoiattolo.

Nota: Le caldarroste sono le castagne arrostite sul fuoco.

caldarroste

Dopo la raccolta, le castagne vanno fatte asciugare per qualche giorno. Poi vanno “castrate”, ovvero va fatta una piccola incisione longitudinale sul lato convesso di ogni castagna. Questi due procedimenti, hanno lo scopo di impedire a quest’ultima che esploda una volta sottoposte al calore. Preparato un bel fuoco vivo, si adagiano le castagne castrate su una padella, detta padella da castagne. Questa è bucata sul fondo e dotata di un lungo manico.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

8 Commenti

  1. La storia della ciotola le conoscevo anch’io.
    Vicino al fuoco mio padre, oltre alle fiabe popolari, mi ha anche raccontato, a puntate, tutto “I miserabili”, tutto “Il Conte di Montecristo”, tutto “Le tigri di Mompracem”, insomma una vera biblioteca per ragazzi.

  2. la storia della ciotola … era una costante a casa mia. i racconti,mio padre al lato del camino che prima era di nonna,mentre svolgevano piccoli lavori; tipo: impagliare sedie o scolpire piccoli oggetti di legno, manici x gli arnesi di lavoro ect….mia madre sul tavolo piccolo,posizionato tra il lavandino e il comino,disponeva il cibo da cucinare il giorno dopo..Come un rito, partivano i racconti, fatti anche di gesti e pause; era come vedere un film… poi le ombre proiettate nelle pareti dai riflessi del focolaio, creava un atmosfera che a me e alle mie sorelle,a volte ci estasiava e a volte,ci spaventava. I racconti erano tanti. Pensate mio padre comunista sfegatato ci raccontava anche la vita di qualche Santo, di animali veri amici dell’uomo…Ora penso alla bellezza,alla responsabilità e agli insegnamenti che passavano tramite quei racconti… scusate se sono caduta nei ricordi dell’infanzia… ma vi ringrazio di <3 x questo…ciao..

  3. SE i padri, i nonni, gl’insegnanti RACCONTANO, i ragazzi APPRENDONO certo…Ma l’esperienza personale è la vera maestra di vita e non solo quella bella; anche un’ esperienza negativa può insegnare a vivere!
    Non conoscevo la fiaba cinese del cavallino, bella come pure l’altra, più nota.
    Ora come NONNO tocca a te raccontare … INTORNO AL CAMINO . O comodi sul divano.
    Sempre che si riesca a conciliare la voglia e il tempo degli interlocutori…Io vorrei dire TANTE COSE ai miei nipoti, ma essi corrono come cavallini…

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