Ricordate questo nome: Nicola Mastronardi.

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Scritto il  dalla prof.ssa  [1] in occasione dell’incontro con Nicola a L’Aquila, presso il Liceo Cotugno

Quando diventerà famosissimo, e succederà presto, perché è scrittore talentuoso e studioso appassionato come pochi, riferite che è stato il primo ospite del nostro liceo ad essere stato contattato, cercato, voluto e amato direttamente dagli studenti.

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Certo, senza il patrocinio della società “Dante Alighieri”, senza l’ospitalità del Liceo “Cotugno” di L’Aquila, senza la guida attenta della prof.ssa Marina De Marco, che ha saputo catalizzare l’attenzione di alunni e colleghi, l’evento non avrebbe avuto la risonanza e l’enfasi che merita.

Se però uno zio illuminato non avesse regalato al Vicepresidente della Consulta Provinciale degli Studenti, Francesco De Santis, il bel Viteliù, opera prima di Nicola Mastronardi, sicuramente oggi decine di ragazzi non starebbero raccontando alle proprie famiglie, con gli occhi che brillano, eventi che risalgono al tempo che fu.

Viteliù, l’unico romanzo storico al mondo a vertere sul territorio e sulle gesta italiche (a non considerare almeno l’ottocentesco Platone d’Italia di Vincenzo Cuoco), nonostante le sue 473 pagine si legge di un fiato e lascia inorgogliti e più che fieri quei lettori che, nelle gesta storicamente fondate e qui mirabilmente narrate, vedono in controluce vivere, amare e lottare i nostri antenati, quei gloriosi popoli italici che mai hanno ceduto a Roma e che, fondendosi con lei, le hanno aperto la strada per l’impero.

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Viteliù era nel destino di Nicola Mastronardi fin da quando, diciassettenne, pubblicò per Il giornale di Agnone il suo primo articolo, vertente, appunto, sulla battaglia di Aquilonia.

C’era anche prima, quando il padre lo accompagnava al parco archeologico di Pietrabbondante, ed egli, bambino, immaginava mirabolanti avventure fra le vestigia dei Sanniti.

Ma non è stata la passione per la storia a portarlo a Viteliù.

Il destino si è compiuto quando, ormai adulto, ormai emigrato fuori dai confini del suo Molise, gli è stato commissionato un reportage sull’ippovia creata su un antico tratturo: a quei tempi, prestava infatti la sua penna a Mondo equino, rivista di nicchia per gli appassionati di cavallo come lui.

L’impatto con i luoghi aviti fu sconvolgente: Nicola Mastronardi decise immediatamente di tornare alle origini, ritrasferirsi ad Agnone e dare libero sfogo alla sua passione per l’ippica.

Lì, cavalcando fra fitti boschi e montagne impervie, ritrovò mano a mano i suoi Sanniti.

Compulsando saggi a riguardo, si imbatté nei libri di testo del XIX secolo, stilati dunque prima che la retorica fascista cancellasse le popolazioni italiche dal curriculo scolastico per far meglio rifulgere le gesta di Roma. Si accorse così che, cancellando la memoria storica di quel passato glorioso, la nostra generazione stava perdendo il senso stesso della storia.

Chi, se non gli italici, fece da trait d’union fra la cultura greca e quella romana?
Chi, se non gli italici, coltivò per primo il sogno di un’Italia unita?
Italia, Viteliù, Corfinio: questa storia è custodita in quelle 473 pagine entusiasmanti.

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[1] Benedetta Colella, quarantenne aquilana innamorata del mondo.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

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