Regione Molise: Tutti i nodi vengono al pettine

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di Enzo C. Delli Quadri

Qualcuno avrà già letto alcune mie considerazioni pubblicate, su www.altosannio.it , all’inizio del 2012, con il titolo “l’ultimo uomo di una insana provvidenza” (http://www.altosannio.it/iorio-lultimo-uomo-della-provvidenza/).

Oggi, 18 giugno 2013, dati freddi e incontestabili dimostrano la verità di quelle considerazioni.

In breve:

Avevo 10 anni (1950).  Sia che andassi a scuola, sia che andassi gironzolando per il paese o per le campagne, dappertutto vedevo gente al lavoro: ramai, mugnai, stagnai, contadini, sellai, fabbri, calzolai, fornai, orefici, orologiai, carbonai, muratori, carpentieri, … … … Li rivedevo, vestiti a festa, solo la domenica o nei giorni di fiera. Sapevano di essere poveri, le mani callose e dure, ma erano ugualmente allegri e soprattutto orgogliosi di loro stessi.

Avevo 30 anni (1970), ero “emigrato” a Torino; di ritorno al paese, per i pochi giorni di ferie a disposizione, venivo avvolto da entusiasmo e gioia: Erano arrivati gli uomini della Provvidenza. A livello nazionale, la pensione era stata agganciata all’ultima retribuzione mensile, le pensioni di invalidità erano concesse con una certa facilità, le medicine, le visite mediche, i ricoveri negli ospedali erano gratis, … … …. A livello locale, erano state istituite la Regione Molise e la Provincia di Isernia: una abbuffata di incarichi politici e pubblici, appalti facili, assunzioni facili …..la macchina del consenso era all’opera, instancabile. Una montagna di finanziamenti pubblici invadevano i nostri territori e sembrava che ne godessero  un po’ tutti. Ma non era così perché, di sicuro, non ne godeva il territorio e la popolazione nel suo complesso. Infatti, la politica economica che veniva adottata, portava al solo semplice assioma “Ricchezza Privata, Povertà Pubblica”, in altri termini, la montagna di soldi pubblici arricchiva le persone, non tutte, ma non arricchiva il sistema. Correvano stipendi, pensioni, assistenza sanitaria ….ma non correva alcun tessuto economico e industriale, degno di questo nome, che potesse sostituirsi allo Stato al momento in cui questo non ce l’avrebbe fatta più a reggere il sistema tutto, sotto il peso di un Debito Pubblico sempre più pesante.

Negli anni 90, le preoccupazioni del 1970, si stavano traducendo in fatti concreti: Il Debito Pubblico era salito alle stelle e la Regione Molise galleggiava pericolosamente su questo Debito: tutto il sistema economico era schiavo delle casse dello Stato, in un momento in cui stava venendo meno sia la solidarietà delle regioni del Nord sia quella europea che, con la caduta del muro di Berlino, doveva preoccuparsi dei Paesi dell’Est. Si evidenziavano, già da allora, chiari segnali di insofferenza economica e finanziaria.

Oggi, nel 2013, si colgono i frutti di quella che io chiamai e continuo a chiamare l’ Insana Provvidenza, quella provvidenza che ha fornito risorse in abbondanza, ma che le ha sempre, in abbondanza, sprecate, non sapendo disegnare un sistema, che, al momento opportuno, potesse sostituirsi alla mancanza di finanziamenti statali.

I frutti vengono ben descritti dai dati della Banca d’Italia sul sistema Molise:

Nel 2012 il prodotto interno lordo è andato a picco, crolla l’industria, crolla il sistemaeconomico, si accentua lo spopolamento.

Primo Piano Molise 18.6.2013

 

Quotidiano del Molise 18.6.2013

E non c’è dubbio alcuno che sono le Aree interne quelle che pagano, oltre ogni limite, le conseguenze di questa situazione. Le grida di sdegno e di rabbia si elevano, oramai, tutti i giorni e riguardano tutti i settori, da quello agricolo a quello sanitario, da quello industriale (sempre deficitario), a quello turistico. Qui sotto l’ultimo caso.

Quotidiano del Molise 18.6.2013

E sarà sempre più dura finchè, alla Regione Molise e alle Province di CB e IS, non si convinceranno che è finita l’epoca del sostegno pubblico; è finita, in pratica, l’epoca per cui a fronte di pochi che lavorano ve ne sono molti che amministrano quelli che lavorano.

2 Commenti

  1. Analisi perfetta come al solito. Chi deve sascoltare non ha orecchie per sentire. Si continua a navigare a vista aspettando sempre che qualcuno ci venga a tirare fuori e ci continui a dare la solita mano.

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