Realtà sociale, Dissensi Popolari  ed  Echi Anarchici  nel Molise durante il secondo Ottocento – La realtà Sociale 2

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di Ada Labanca

Quarta Parte – Realtà sociale 2

Ma il mondo cattolico è anche nel Molise fatto oggetto d’ilarità e ironia da talune aspre penne dell’ambiente massonico, come si evince dal primo numero del 1881 della «Rivista della Massoneria italiana»[1]. Il clero della provincia di Campobasso, agli inizi del pontificato di Leone XIII, sembra condividere pienamente le aspirazioni del nuovo papa[2]. Questi, scrive Aubert, «non esita a riaffermare la sostanza dottrinale delle encicliche di Pio IX e anche, a più riprese, a fare esplicito riferimento al Syllabus, a dispetto di coloro che un po’ ingenuamente avevano sperato in un “papa liberale”. [Papa Pecci] continua a reagire senza tregua, fin dalla sua prima enciclica…Inscrutabili Dei consilio  del 21 aprile 1878…contro il liberalismo laicista e i crescenti tentativi di secolarizzare la società. Prova lo stesso orrore di Pio IX nei confronti della massoneria» e del socialismo ed aspira alla  «restaurazione cristiana della società…[ e a ]…una soluzione soprannaturale alla crisi rivoluzionaria che scuote le fondamenta stesse della società e minaccia la pace nel mondo»[3]. Ma l’ Opera dei Congressi, nata nel 1875, «non penetra, con il suo messaggio difensista e temporalista, nel laicato cattolico molisano né fa breccia nel clero locale»[4], tant’è che il sottoprefetto d’Isernia assicura il prefetto che «nessuna iniziativa si è presa per costituire e favorire società di mutuo soccorso tra gli operai cattolici»[5]. Nel 1886 la situazione non muterà: «Qui i clericali – afferma il funzionario pentro – non costituiscono alcuna associazione nel vero senso della parola, intenta a promuovere agitazioni, ed a far propaganda delle loro idee, ma sono invece una classe di mestieranti, dedita esclusivamente a trarre i maggiori vantaggi dal loro stato, per procurarsi da vivere più o meno agiatamente, a seconda la propria posizione. Esercitano giurisdizione in questo circondario quattro vescovi, ma nessuno di loro si è dato pensiero di formare associazioni clericali, anzi…quello di Boiano…è…solamente intento a migliorare le condizioni economiche della sua famiglia»[6].

Duecento agnonesi, però, sono iscritti all’associazione cattolica Fratelli di Gerusalemme ed ognuno di essi paga «50 centesimi all’anno…per l’Opera di Terra santa»[7]; mentre a Frosolone è presente la Società della Santa Famiglia di Betlemme, composta da circa centocinquanta associati; essa è legata al giornale napoletano l’«Eco cattolica», dall’impronta reazionaria e legittimistica, tipica di taluni ambienti partenopei che si trincerano «dietro la comune etichetta di cattolici, inserendo, nelle rivendicazioni clericali, speranze borboniche e dando alla loro azione pubblica un contenuto equivoco, anche dopo il non expedite la nascita dell’Opera dei Congressi»[8]. Le due associazioni altomolisane sono sorvegliate dalla polizia, ma non forniscono alcun sospetto di vero e proprio impegno sociale e politico[9], mentre sul fronte laico si vengono a costituire le prime società operaie di mutuo soccorso[10], sorte sull’orma delle antichissime Opere pie di beneficenza le quali, all’interno delle corporazioni delle arti e dei mestieri, successivamente convertite in confraternite e congregazioni, erano destinate all’assistenza e al soccorso degli iscritti[11]. Quella di Venafro, per esempio, già viva nel 1879, è, come assicura il sottoprefetto di Isernia, «sotto auspici difformi da quelli vagheggiati dal partito clericale»[12].

Ad Agnone una società di mutuo soccorsointitolata  Principe Umberto, era stata fondata dal sacerdote liberale Francesco Iannicelli nel 1868 per appoggiare l’attività politica del sindaco Tamburri; suo obiettivo principale era di abbattere l’usura. Emigrato Iannicelli, morto Tamburri, l’associazione era fallita, ma nel 1880, quando Iannicelli rientra in patria, risorge. Essa acquisisce le caratteristiche di una banca e nel 1884 ha all’attivo «un bilancio di 9.096,45 lire che frutta 362,65 lire di interessi »[13]. Tale patrimonio è destinato al «beneficio degli operai indigenti»[14]. Nel 1885 una divisione fra i soci determina la nascita di una nuova società operaia con 140 iscritti che, però, l’anno successivo si riunisce alla prima dando vita alla Banca Cooperativa Popolare[15].

Ovunque le società di mutuo soccorso sono preposte all’assistenza dei soci ammalati o disabili, sostengono le spese di tumulazione per gli iscritti defunti, consentono prestiti a quegli aderenti che, altrimenti, sarebbero vittime dell’usura[16]. Ma forse dietro alcune di esse vi si potrebbe intravedere «la pratica del mutualismo massonico…[sorto]…per contrastare il passo al crescente attivismo delle associazioni caritative clericali»[17].

Nel Molise la massoneria era nata, come in tutto il Mezzogiorno, nel periodo dei napoleonidi. Sciolta nel 1820, a Campobasso si ricostituisce negli anni Ottanta, sotto il nome di Aurora Borealeed è guidata dal maestro venerabile Andrea Bosio, funzionario dell’Intendenza di finanza del capoluogo. Questi è imparentato con le famiglie Bucci e De Rubertis, molto in vista nella città, in particolare modo la prima, perché del sindaco[18].

Dopo Bosio, capo dell’ordine è l’avvocato Giacomo D’Onofrio, che condivide le teorie dello scettico Gaetano Trezza[19], l’intellettuale massonico che, dopo aver rinunciato all’«iniziata carriera ecclesiastica», esprime nelle sue opere il «pieno entusiasmo per la civiltà moderna  e per le scoperte scientifiche e tecniche», nell’ambito di un deciso rifiuto del soprannaturale[20].

Oratore dell’associazione segreta è Lorenzo De Luca, barone di Pietralata, direttore dal 1882 del periodico campobassano «Il Sannio»  e nel 1902 «animatore» del foglio socialista di Guglionesi «Vita Nuova», organo d’informazione della campobassana Unione Popolare Cooperativa, di cui è presidente Giuseppe Palmieri e consigliere delegato Luigi Albini, uomini di spicco della città. Segretario di Aurora Borealeè il consigliere provinciale Desiderio De Feo il quale promuove «l’iniziativa massonica delle “cucine economiche”, un’organizzazione di mense gratuite per i poveri, voluta dalla locale Congregazione di carità», che sarà presieduta nel 1902 da Lorenzo De Luca [21].A Campobasso sono dovute all’opera massonica la garibaldina Società di tiro a piattello, l’attività assistenziale durante l’epidemia di colera del 1884, la fondazione della Banca Popolare Cooperativa[22].

Presenze di uomini vicini culturalmente a Trezza e a Bovio e di laici nuclei solidaristici e sociali sembrano rivelare nel Molise riverberi dell’impegno  nazionale della massoneria che, negli anni Ottanta si apre agli elementi della classe operaia. Ciò, scrive Mola, è anche  «un omaggio al Fratello Andrea Costa, che nella nativa Romagna…[va]…organizzando il Partito socialista rivoluzionario…[e mentre entra da]…primo socialista nel parlamento nazionale…in Loggia [accosta]…l’operaismo socialistico a principi libertari umanitari…non estranei alla tradizione massonica»[23].

Ma Aurora  Boreale, nel periodo in cui Adriano Lemmi ha in mano le redini della massoneria italiana, inizia a grado a grado a rendere vano il suo impegno nel sociale, quasi percorrendo lo stesso iterdi Bovio che prende distanza da Lemmi il quale, inizialmente, asseconda gli indirizzi di Crispi, l’uomo che secondo Bovio va a «recuperare i vecchi consorti in un partito conservatore»[24].

La massoneria, dunque, mentre respinge «la proposta di autorizzare la costituzione di Logge formate da soli operai, giudicandole in netto contrasto con il principio dell’Ordine, escludente qualsiasi discriminazione tra i  Fratelli…[mentre afferma di non]…mutare la forma istituzionale [della nazione], ma il costume dei cittadini», ha a cuore, con Lemmi, non solo la questione operaia, ma anche e specialmente quella contadina, «poiché l’Italia è quasi esclusivamente agricola»[25], riaffermando in parte, così, gli orientamenti «sensimoniani» di Garibaldi, il «Primo Massone d’Italia»[26].

Ma forse la massoneria molisana non assolve pienamente all’impegno sociale previsto in ambito nazionale se nel circondario di Isernia, per esempio, circa il 10% della popolazione fa richiesta di passaporti per espatriare[27]e se in quello di Larino si va «a lamentare una mortalità piuttosto straordinaria, causata da polmoniti specialmente prodotte dall’anormale stagione invernale, dall’incostanza di tempi ed in massima parte dalla miseria e difetto di sani alimenti, che la critica condizione annonaria ha prodotto»[28].

Certo è che quei pochi e non identificati personaggi “sovversivi” del Molise, che nutrono simpatia per i gruppi extraparlamentari della sinistra, non riescono a far sentire la loro voce. Essa, proprio perché flebile, non è presa in considerazione dalle forze dell’ordine le quali, invece, puntano l’attenzione specialmente sulle beghe paesane, che risultano essere quasi “naturali” situazioni di fatto su cui confluiscono le proteste sociali delle classi subalterne. Questi dissensi, benché espressione della drammatica povertà in cui i gruppi marginali sono costretti a vivere (nel Molise, fra il 1871 e il 1894,  vengono denunciati alle autorità sanitarie locali addirittura cinque casi di lebbra[29]), sono subitaneamente spenti, anche alla luce delle nuove e più severe direttive sulla pubblica sicurezza.

 Infatti la Corte di Cassazione, con sentenza del 16 febbraio 1880, accoglie «il ricorso del procuratore generale de re presso la Corte di Appello di Bologna» e annulla «la sentenza della stessa Corte…[che precedentemente]…aveva dichiarato non farsi luogo a procedimento contro alcuni internazionalisti per inesistenza del reato di malfattori…[Viene così stabilito]…che un’associazione internazionalista, composta di cinque o più persone, organizzata con i suoi capi e costituita da individui appartenenti alle ultime classi sociali…riveste il carattere di una vera associazione di malfattori…non essendo necessario che vi sia in ciascun associato il pensiero di lucro personale, ma bastando che sia costituita al fine di commettere reati…È [pertanto] respinto il dubbio – si legge ancora nella sentenza – che i reati contro la proprietà siano solamente il furto, la grassazione, l’ estorsione, la rapina e la frode, ma ben anche l’incendio, il guasto e la devastazione, a compiere i quali reati l’agente non è stimolato dalla idea del lucro personale…Invero l’associazione internazionalista, quando esce dalla sfera delle pure discussioni speculative e professa l’omicidio e lo spoglio, nasconde, sotto mentite apparenze, una vera associazione di malfattori. Come ammettere – osserva il redattore del testo – che venditori ambulanti di zolfanelli, calzolai, sarti, fabbri ferrai, pizzicagnoli, servi di venditori di tabacchi ed altri di simile condizione non discutano nelle loro riunioni che di teorie sociali?…Deve di necessità…ritenersi che lo internazionalismonon sia qui che una maschera sotto la quale si nasconde il volgare malfattore. Le mentite associazioni più o meno scientifiche e sociali non devono servire di bandiera per coprire merci avariate, avvegnacché le definizioni di reati si desumono dai fatti e non  dalle parole»[30].

Il 15 settembre 1880, però, gli anarchici della Federazione del Giura inviano da Losanna una nuova circolare ai vari comitati di corrispondenza italiani; essa è resa nota ai prefetti dal Ministero dell’interno con la «riservata» n. 5645 del 26 settembre 1880[31].

Gli internazionalisti esortano nuovamente alla rivoluzione sociale che, dopo attento e incessante lavoro di preparazione, potrà, a loro avviso, distruggere lo Stato:  «Il governo borghese – essi scrivono – vi carica di persecuzioni; potrete voi rispondergli con una agitazione pacifica, legale? No. Le condizioni  intellettuali del popolo, del vero popolo che sta nei campi, nelle officine, nei tuguri, che muore di fame nelle prigioni ed è ammazzato negli ospedali, non permettono l’agitazione legale e pacifica. Per questo popolo occorrono fatti rimbombanti, che lo scuotano dal letargo statogli preparato dalla liberale borghesia che lo sfrutta iniquamente…Uno sciopero a mano armata, che si imponga alla forza così detta pubblica, i morenti di fame che diano l’assalto ai magazzini pubblici e privati, le campane a stormo accompagnate dal suono di buone fucilate, ecco la vera propaganda che sola può scuotere dal letargo un popolo ucciso dal lavoro, reso idiota dalla fame e dalla miseria. Come pretendere l’agitazione pacifica dai cafoni delle province meridionali?…Per  questo popolo i discorsi, anche i più violenti, non bastano; ci vuole la rivolta»[32].

E così il 25 dicembre del 1880 l’area del Matese è nuovamente oggetto d’interesse degli anarchici. La sera di Natale, alle ore 20, giungono a Boiano – dopo essere passati per Pontelandolfo – Luigi Alvino, l’amico di Covelli e Malatesta[33]ed Errico Trayber, di origine tedesca[34]. Da qui partono alle ore 23,30 per recarsi ad Isernia; nel frattempo i loro movimenti sono segnalati dal sindaco di Boiano alle autorità competenti. Il sottoprefetto del circondario di Isernia, d’accordo con il comandante dei carabinieri, dispone che due appuntati, in abiti borghesi,  tallonino i sovversivi e comunica al questore di Napoli ciò che sta accadendo nel Molise. I due si fanno passare per tecnici di imprese industriali per la ricerca del petrolio. Nel mese di agosto hanno soggiornato a Frigento, in provincia di Avellino, ma qui hanno destato il sospetto di voler organizzare una banda armata[35]. La coppia è in contatto con Nicola Fazzi, l’avvocato socialista partenopeo ben noto alle forze dell’ordine[36].

I carabinieri  che la segue dichiarano al sottoprefetto che i due napoletani sono «emissari che girano sia per riconoscere le più facili comunicazioni stradali, che per fare propaganda internazionalista e preparare le fila  di qualche movimento insurrezionale. Infatti alle poche persone, colle quali qui parlarono, esternarono propositi ostili all’attuale ordine di cose, e diedero come certa e non lontana la rivoluzione sociale»[37]. In effetti l’anno prima Gaetano Grassi, indicando il «nuovo programma d’azione dell’Internazionale»[38], aveva scritto: «Contadini ed operai progressisti, contadini e preti, tutti con le armi in mano! La Jacquerieavrà luogo in un momento di crisi politica che non tarderà…La guerra sociale avrà luogo contro la borghesia, il privilegio, la conservazione…La nostra rivoluzione sarà terribile. Studiamo adunque sul domani, onde la borghesia  non ritorni padrona degli spiriti deboli. Le nostre idee sono quelle di un secondo 1793, pel benessere, per la riuscita delle idee sociali dell’umanità»[39].A Roma ciò è noto e si è sicuri che «in ogni paese d’Italia si tent[i] dalla setta una attiva propaganda per preparare disordini e sommosse, prendendo  pretesto dalle tristi condizioni economiche in cui versa la popolazione per i falliti raccolti»[40]. Da Isernia Alvino e Trayber telegrafano tre volte a Fazzi e ricevono «due dispacci da Napoli»[41], ma l’ufficiale postale, interrogato dai carabinieri, non dà nessuna notizia sul contenuto della corrispondenza perché «fa sempre il misterioso con le autorità»[42]. La coppia, mentre aspetta un amico dal capoluogo campano, che poi non la raggiungerà, progetta di recarsi in Abruzzo, ove spera di fare «numerosi proseliti»[43].

Ben presto, però, Alvino, incomincia ad accusare disturbi diversi alle estremità e la sera del 27 dicembre, sempre in compagnia di Trayber, parte alla volta di Caianello per ritornare a Napoli. Al barese Gaetano Calvani, ricevitore del registro di Capracotta, i due avevano detto di essere  stati sorvegliati in modo veramente assiduo dalla polizia locale e costretti, quindi, ad andare via[44].

Il sottoprefetto di Isernia incarica i «comandanti delle stazioni» ferroviarie di Venafro e Caianello   di controllare i movimenti dei due anarchici, però «senza molestarli»[45]. Tale scelta suscita perplessità nel ministro dell’Interno:  «Reca grave meraviglia – si afferma da Roma in un telegramma in codice, inviato il 29 dicembre al prefetto della Provincia di Campobasso – che nessuna autorità politica li abbia chiamati a rendere conto del loro contegno abbastanza strano e a mostrare la licenza porto armi tanto più che l’Albino ne ebbe rifiuto dalla questura [di] Napoli per i suoi precedenti [relativi anche alla Banda del Matese[46]]. Devonsi quindi sequestrare le  armi all’ Alvino e consegnarlo [alle] autorità giudiziarie, non solo per rispondere di questo reato, ma anche per essere ammonito come internazionalista, quando non sappiamo giustificare ampiamente [la] sua condotta e [il] motivo del suo girovagare. E in quanto al Treyber, che ebbe [la] licenza  porto armi per richiesta [del] console [della] Germania in Napoli, se dà sospetto deve essergli tosto la licenza revocata»[47].  Ma i due sono ormai fuori dal  Molise.

Il sottoprefetto di Isernia, rispondendo al ministro tramite il prefetto,  afferma che egli non ha fatto altro che attenersi alle disposizioni ministeriali perché i due anarchici non risultano essere capi dell’Internazionale, sono giunti nel Molise non dal- l’estero, bensì da una provincia limitrofa, infine sono muniti di regolari documenti di riconoscimento. Per questi motivi ha ritenuto opportuno farli solamente sorvegliare da carabinieri in borghese, «nell’idea di poterli sorprendere più di leggeri nei loro tentativi, e scoprire con maggiore facilità il vero scopo e la tendenza»[48].

L’anno dopo – per volontà del Ministero dell’interno – diventano severissime anche in Molise le autorizzazioni «per lo sparo di mortaretti» in occasione delle feste paesane[49], perché durante il londinese Congresso internazionalista, svolto dal 14 al 19 luglio, Kropothine sottolinea l’opportunità «di inviare dei buoni socialisti nelle officine di chimica ed elettricità per apprendere praticamente la manovra delle mine elettriche», in modo da sfruttare la «chimica come mezzo di distruzione»[50].

Intanto anche la repressione violenta attivata a Marsiglia dal governo contro degli operai insorti, crea in Italia vive preoccupazioni e il ministro dell’Interno obbliga i prefetti a sorvegliare con la massima attenzione i possibili esponenti dei gruppi sovversivi e le realtà sociali dei diversi territori  affinché venga repressa sul nascere  ogni possibile manifestazione di solidarietà con i proletari francesi[51].

Ad Agnone il 16 luglio 1881, durante la festa della Madonna del  Carmine, alcuni repubblicani, capeggiati dallo studente di medicina Alessandro Serafini, figlio di don Serafino, uno dei tre farmacisti del paese, inneggiano a Giuseppe Mazzini, intonano l’inno di Garibaldi e gridano: «Abbasso gli assassini di Marsiglia»[52]. Il Serafini è «affiliato al partito repubblicano» di Napoli e, afferma il prefetto molisano, non cura «molto di tenere celati anche in pubblico i suoi sentimenti contrari all’attuale ordine di cose»[53].

L’ agnonese nel 1882 si attiva per la campagna elettorale di Enrico Fazio[54], giovane e brillante avvocato originario di Carpinone, paese del circondario di Isernia, uomo legato ad Imbriani, Mirabelli e Bovio, pubblicista dell’ «Italia agli italiani» e della «Pro Patria». Fazio, sconfitto «nelle elezioni generali del 1876 per soli quindici voti»[55],eletto nelle politiche del 1880, riesce a riconfermare la carica parlamentare nel 1882 e nel 1886 [56].

Serafini è tallonato dalla polizia che, invano, cerca di trovare il suo domicilio napoletano, poiché il giovane, di volta in volta, riesce a far smarrire le sue tracce[57]. Ma l’attività politica dello studente molisano ben presto si arresta. Nel 1884 consegue la laurea e dal 1886 inizia la carriera universitaria [58].

Anche l’attività di Fazio tramonta in poco tempo. «Nell’autunno del 1890 – scrive Masciotta – [è] colto da una malattia nervosa grave e persistente» che il 25 aprile 1892 lo condurrà alla morte[59].

Ma quale socialismo o quale anarchismo possono mai attecchire nelle terre molisane se – come afferma il sottoprefetto di Isernia – passano  fra l’altro «inosservati gli anniversari della morte di Mazzini (10 marzo), della Comune di Parigi (18 marzo) e della morte di Garibaldi (2 giugno)»[60]?

A Colletorto, intanto, nel 1881 e nel 1883 esplode nuovamente la rabbia contadina per il mancato rinnovo dei contratti enfiteutici. Essa, afferma il prefetto, è provocata da «tristi ed oziosi mestatori» ed è sedata  dalle forze della polizia e dei carabinieri con retate ed arresti[61].

Le agitazioni contadine, però, sembrano bloccarsi almeno per dieci anni e ciò è dovuto specialmente alla massiccia emigrazione transoceanica. Infatti, nel Molise  su circa 380.000 abitanti, tra il 1876 e il 1890 lasciano l’Italia ben 58.170  persone di cui 49.082 uomini e 9.088 donne; 43.073 sono contadini[62].

Dal 1893, però, i movimenti popolari ricominciano. Il 10 aprile 1893 scoppiano tumulti a Termoli per problemi legati alla quotizzazione di un fondo[63]; il 6 giugno a Limosano  si teme la protesta degli artigiani contro le inadempienze compiute dall’amministrazione comunale dopo l’aumento della tassa sul focatico[64], contribuzione che, il 9 ottobre, crea agitazione a Campobasso[65], mentre il sindaco di  Agnone, il 22 giugno, accogliendo i reclami dei carbonari disoccupati, aveva chiesto al prefetto di poterli temporaneamente impiegare «nei lavori ferroviari Pescolanciano-Agnone» e al «taglio fuori stagione  del bosco Selvapiana»[66].Il 28 gennaio 1894 la crisi economica fa temere a Colletorto  nuovi tumulti popolari[67]e a Pescolanciano, piccolo centro dell’isernino, c’è chi, per rancori personali, accusa falsamente un fabbro ferraio, tale Pietro Pellegrino, di sobillare i compaesani contro il governo e contro le autorità[68]. A Riccia, infine,  affiorano i malumori della popolazione contro l’amministrazione comunale[69], dissensi, questi, che si ripetono il 13 luglio 1898 «per la truffaldina quotizzazione di molte terre demaniali …[Ciò causa]… un’imponente manifestazione …repressa nel sangue da una compagnia di soldati fatta intervenire del capoluogo»[70]

Agli inizi del Novecento, però, alcuni emigranti, dopo aver fatto fortuna all’estero, rientrano nei loro paesi di origine e, quasi nuovi potenti, si oppongono ai politici locali appartenenti alla vecchia classe dei galantuomini, trovando in taluni uomini del posto coloro con i quali lottare per l’affermazione di un nuovo gruppo dominante e dirigente. Ciò, per esempio, succede ad Agnone dove Luigi Cremonese, sospettato nel 1885 di essere un «sovversivo»[71], nel 1907 è sindaco del paese e rappresenta un nucleo mediatore fra le forze conservatrici e quelle del Partito socialista, già presente nel Molise[72].

Ad Isernia adesso spicca la figura di Umberto Formichelli, che appartiene ad una famiglia di antica tradizione liberale. Egli nel 1895 aveva fondato la prima sezione isernina del Partito Socialista Italiano e successivamente i periodici «Sulla via» e  «Il piccone». Nel 1909 dà vita alla «Riscossa» e, dopo la seconda guerra mondiale, sarà corrispondente dell’ «Avanti» e di «Paese sera»[73]. Ad Agnone nel 1909 viene festeggiato, per la prima volta, il Primo Maggio[74]e nel 1911 il foglio locale «La lotta» si fa portavoce dell’attività politica dei socialisti della cittadina altomolisana[75]. Ma ora questa è una  storia che appartiene al nuovo secolo.

Fine

 


[estratto daL. PARENTE(a cura di), Movimenti sociali e lotte politiche nell’Italia liberale, Milano, Franco Angeli, 2001, pp. 195 ss]

[1]Cfr.,  p. e., M. Tuono, Letterati e riviste del tardo Ottocento, in «L’Arcolaio», 1997, 3, pp. 23 ss.
[2]G. Di Fabio,Storia di una diocesi. I vescovi di Bojano e di Campobasso–Bojano, Ripalimosani 1997, pp. 166 ss.
[3]R. Aubert, Leone XIII. Tradizione e progresso, in e.  guerriero – a. zambarbieri(a cura di), La Chiesa e la società industriale (1878-1922), in Storia della  Chiesa, XXII/1, Milano 19922, pp. 74 – 76.
[4]L. Picardi, Il partito popolare italiano nel Molise (1919-1924), Milano 1990, p. 24.
[5]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[6]AS CB, «Associazioni clericali», nota del sottoprefetto di Isernia al prefetto della Provincia di Campobasso. Isernia, 11 febbraio 1886, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1235.
[7]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1233.
[8]A. Cestaro, La stampa cattolica a Napoli dal 1860 al 1904, Roma 1965, pp. 62 – 63.
[9]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1233.
[10]R. Lalli, Per una storia della società molisana, in «Proposte molisane», 1973, 3, p. 93.
[11]F. Contin di castel  seprio,Relazione, cit., pp. LX-LXI; A. Labanca, La nascita dell’ospedale nella Provincia di Molise in epoca borbonica, Campobasso 1997, pp. 5-11.
[12]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[13]W. A. Douglass, L’emigrazione in un paese dell’Italia  meridionale, cit., pp. 186 – 187.
[14]Ibidem.
[15]Ibidem.
[16]V., p. e.,«Statuto della società operaia di mutuo soccorso di Pietrabbondante “Lavoro e Fratellanza”», in A. Di Iorio,Sulle società operaie di mutuo  soccorso, in   « Almanacco del Molise», I, Campobasso 1991, pp. 143.
[17]A. Mola, Storia della Massoneria italiana, cit., p. 188.
[18]M. TuonoLetterati e riviste nel Molise del tardo Ottocento, in «L’Arcolaio», 1997, 3, p. 32; dello stesso A., v. a., Massoneria molisana, primi cenni,  in «L’Arcolaio», 1996, 2, p. 18.
[19]M. Tuono, Massoneria  molisana, citata.
[20]G. Morra,  Trezza Gaetano, in Centro di Studi Filosofici di Gallarate,Enciclopedia filosofica, VI, Firenze 19672, p. 608.
[21]M. Tuono,Massoneria molisana, cit., p. 19.
[22]Ibidem.
[23]A. Mola, Storia della Massoneria italiana, cit., p. 193.
[24]Ivi, pp. 200, 225.
[25]Ivi, pp. 193, 250.
[26]Ivi, pp. 69, 250.
[27]AS CB, «Prospetto del numero dei passaporti all’estero rilasciati dall’ufficio  di P. S. nel corso del 1879, e numero delle persone cui i passaporti si riferiscono», Prefettura Gabinetto I, b. 46, fasc. 1221». Si tratta di 1179 «passaporti rilasciati» per 1407 persone.
[28]AS CB, relazione  del sottoprefetto di Larino al prefetto della Provincia di Campobasso sullo «spirito pubblico». Larino, 1 luglio 1880, Prefettura Gabinetto I, b. 46, fasc. 1221.
[29]G. Altobello, La sifilide e la lebbra nella Provincia di Campobasso ( Tema del II Congresso medico regionale degli Abruzzi e del Molise. Campobasso 16 -17 – 18 settembre 1907), Ortona a Mare 1907, pp. 15 – 17.
[30]AS CB, «Internazionale». Copia della sentenza della Corte di Cassazione di Roma del 16 febbraio  1880, trasmessa dal Ministero dell’interno ai prefetti del Regno. Roma, 22 marzo 1880, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[31]AS CB, circolare riservata  del ministro dell’Interno ai prefetti del Regno, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[32]Ibidem.
[33]L. Gasparini,La “Banda del Matese”, cit., p. 76.
[34]AS CB, «Sui due internazionali venuti in Isernia». Isernia, 28 dicembre 1880, Prefettura Gabinetto I, b.47, fasc. 1229.
[35]AS CB, «Sui due internazionalisti venuti in Isernia», citato.
[36]Ibidem.
[37]Ibidem.
[38]AS CB, «Internazionale»,  riservata n.  6551 del ministro dell’Interno ai prefetti del Regno. Roma, 11 ottobre 1879, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[39]Ibidem.
[40]Ibidem.
[41]AS CB, «Sui due internazionalisti venuti in Isernia», citato.
[42]Ibidem.
[43]Ibidem.
[44]Ibidem.
[45]Ibidem.
[46]L. Gasperini, La “Banda del Matese”, citata.
[47]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[48]AS CB, «Internazionalisti», riservata del sottoprefetto di Isernia al prefetto  della Provincia di  Campobasso. Isernia, 31 dicembre 1880, Prefettura Gabinetto I,b. 47, fasc. 1229.
[49]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1196.
[50]AS CB, nota «confidenziale e riservata alla persona» del  ministro dell’Interno ai prefetti del Regno. Roma, 2 agosto 1881, Prefettura Gabinetto I,b. 47, fasc. 1229.
[51]AS CB, nota del prefetto della Provincia di Campobasso ai sottoprefetti dei circondari di Isernia e di Larino, al comandante dei carabinieri e all’ispettore di pubblica sicurezza,Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1186.
[52]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1186.
[53]AS CB, «Serafini Alessandro di  Agnone affiliato al partito repubblicano», nota del prefetto della Provincia di Campobasso al questore di Napoli. Campobasso,  24  giugno 1881, Prefettura Gabinetto I,b. 45, fasc. 1186.
[54]AS CB, nota del capitano dei  carabinieri al prefetto della Provincia di Campobasso. Campobasso, 28 novembre 1882, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1186.
[55]G. Masciotta, Il Molise dalle origini, III, cit., p. 134.
[56]Ibidem.
[57]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b.45, fasc. 1186.
[58]Serafini muore a Padova il 26 dicembre 1911, all’ età di 52 anni. V., G. Masciotta, Il Molise dalle origini, III, cit., p. 57.
[59]Ivi, p. 134.
[60]AS CB, «Relazione semestrale sullo spirito pubblico e sui servizi amministrativi». Isernia, 28 giugno 1885, Prefettura Gabinetto I, b. 46, fasc. 1222.
[61]AS CB, «Disordini avvenuti a Colletorto per questioni demaniali», nota del prefetto della Provincia di Campobasso al ministro dell’Interno. Campobasso, 4 ottobre  1881,  Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1200; AS CB, «Agitazioni  in Colletorto», nota del prefetto della Provincia di Campobasso al ministro dell’Interno del 1883, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc.  1200.
[62]F. Citarella,Le condizioni geografico-economiche del Molise e la diffusione territoriale dell’emigrazione transoceanica, in  F. Citarella(a cura di),Emigrazione e presenza italiana in Argentina, Atti del congresso internazionale, Buenos Aires  2 – 6 novembre 1989, Roma 1992, p. 327.
[63]AS CB, nota  dell’ispettore di pubblica sicurezza al prefetto della Provincia di Campobasso. Termoli, 18 aprile 1893,  Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1220.
[64]AS CB, «Progetto di dimostrazione contro l’Amministrazione comunale di Limosano», nota del capitano dei carabinieri al prefetto della Provincia di Campobasso.  Campobasso, 6  giugno 1893, Prefettura gabinetto I,b. 45, fasc. 1207.
[65]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1203.
[66]AS CB, «Operai disoccupati», lettera del sindaco di  Agnone al prefetto della Provincia di Campobasso. Agnone, 22 giugno 1893, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1187.
[67]AS CB, «Pei temuti disordini di Colletorto», nota del capitano dei carabinieri  al prefetto della Provincia di Campobasso. Campobasso, 2 febbraio 1894, Prefettura  Gabinetto I, b. 45, fasc. 1201.
[68]AS CB, denuncia contro Pietro Pellegrino. Pescolanciano, 25 febbraio 1894, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1210.
[69]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1213.
[70]A. Santoriello, Riccia tra il 1900 e il 1919 nei periodici molisani. Vita amministrativa e note di cronaca, in  AA. VV.,Studi su Riccia,Riccia 1993, p. 73.
[71]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1239.
[72]W. A. Douglass,L’ emigrazione in un paese dell’Italia meridionale,  cit., p. 193.
[73]E.  Izzi, Giovanni Izzi. Una vita per la libertà, Isernia  1995, pp. 19 – 20,  n. 3.
[74]W. A. Douglass, L’emigrazione in un paese dell’Italia  meridionale, cit., p. 195.
[75]Ivi., p. 196. Cfr., A. Labanca, Cinque periodici agnonesi nelle lotte politiche del Molise nel primo Novecento (1900-1913), Campobasso 1984, pp. 51 – 54.

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