Re viende – Il vento

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Questa poesia di Gustavo Tempesta Petresine[1] fa parte di un suo libro di poesie intitolato “Ne cande[2]

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Re viende

Me porta re viénde, ‘ne cande a primavera
– endra dalla fenèsctra quanda fera.-
Re viende me porta ‘ne cande, a primavera;
– me fa la ninna nonna quand’è sera.-

Viende ca t’arrenfrésca quanda zoffela chiéne.
Viende ca t’accarezza cuòlle e miène.
Viende c’allùcca e sboffa quanda pulvìna da fore.
Viende ca ‘ngrespa l’onda de re mare.

La notte me porta  re scure, a primavera
– endra déndre arre piétte e può ze scchiéra.-
maje me porta n’addore, a primavera
– vé da lundàne, e sà de jèrva amara.

Rosa gialla d’aprile cresciuta pe dèspiette,
la sctrigne angòra ‘mmiézze a quisse piétte!
Rosa rossa de maje, rosa roscia de sanghe,
de spine t’ha arrenghiùte chisse miène sctanghe.

Re viende m’ha purtate.

Il vento

Mi porta il vento, un primaverile canto,
– entra dalla finestra quando soffia.-
Mi porta un canto il vento, a primavera
– mi fa da ninna nanna quando è sera-

Vento che ti rinfresca quando passa leggero
– vento che ti accarezza collo e mani.-
Vento che urla e sbuffa quando fuori è tormenta
– vento che increspa l’onda del mare.

La notte mi porta il buio a primavera
entra nel mio petto e poi rischiara.
Maggio mi porta un odore a primavera;
viene di lontano intriso di erba amara.

Rosa gialla d’aprile cresciuta prematura
– la stringi ancora in mezzo al seno!-
Rosa rossa di maggio, rosa intrisa di sangue;
di spine ha riempito le tue mani stanche.

Il vento mi ha portato.

 

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[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”
[2] ‘Ne cande, nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti. Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

[divider] Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri [divider]

1 COMMENTO

  1. Giovanni Paglione per Gustavo Tempesta Petrosine-Caro Gustavo,su segnalazione della tua compaesana Orestina,ho avuto il piacere di leggere la tua poesia “Il Vento”.Sono rimasto colpito e commosso dalla bellezza dei tuoi versi che concorrono a fare di te un “soggetto straordinario” perchè ti conoscevo quale maestro di arguzia e ti ritrovo uomo di sentimenti e di poesia.Mi sono commosso,poi,perchè questo tuo lavoro poetico,ha risvegliato in me tanti ricordi legati alla mia giovinezza nel comune di Busso,paese flagellato dal vento sia d’estate e più ancora d’inverno.Ho rivisto mio Padre,medico condotto,quando di notte spariva nella tormenta per recare aiuto a qualcuno,D’estate il vento era alleato di noi giovani del paese,perchè sollevava le gonne delle donne,offrendoci vedute mozzafiato che poi turbavano i nostri sogni.La poesia mi ha fatto ricordare,inoltre,l’esistenza di quel fenomeno metereologico che ho dimenticato ,perche totalmente assente a Torino,protetta dalla invalicabile cinta alpina,Grazie Gustavo,ti leggo sempre con piacere.

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