Racconto di un nonno – I giorni del terrore

3
217

Mio nipote è stato chiamato dalla sua professoressa a raccogliere dei racconti da suo nonno. Questo è uno di quelli che, sforzando un pò la memoria, gli ho trasferito così come è rimasto impresso nella mia mente di bambino spaventato.
Mi spinge a pubblicarlo la speranza che, chissà, anche un mio racconto, insieme a quelli bellissimi dei miei amici cultori dell’Altosannio,  possa insegnare qualcosa ai giovani d’oggi intenti a studiare o a godere dell’ happy hour (ora felice).


 

Erano le 10 di mattina d’inizio 1944, più o meno a fine marzo, se ricordo bene, mia zia Loreta allora cinquantenne, chiese a mia madre Lola , appena trentenne, di recarsi in paese per la verifica dello stato delle nostre case. Erano giorni del terrore: i tedeschi, in via di ripiegamento verso il nord, in odio agli italiani che avevano tradito l’alleanza l’8 settembre dell’anno precedente, alla peggio, radunavano gruppi di popolazione e, in diversi casi come in quello dei Limmari, li passavano per le armi, alla meglio, razziavano tutto quanto ci fosse da razziare, mettendo a soqquadro le misere abitazioni dell’epoca.

Mia Madre, Lola Amicarelli

Il compito di mia madre era quello di passare casa per casa dei suoi 11 tra fratelli e sorelli  e dei suoi genitori per verificare cosa fosse rimasto di esse. Di solito si avventurava da sola lungo il pendio della collina che in 5 km, prima dolcemente e poi con sempre maggiore ripidità, dal casolare lungo il fiume dove eravamo nascosti in circa 20, tutti parenti, portava al paese adagiato su uno sperone di tufo (Agnone).

Quella volta non fu così: noi, suoi figli, io di 4 anni, mia sorella Ezilda di 6 e mia sorella Assunta di 1, cominciam

Enzo e Assunta Delli Quadri – Agnone – Corso V.E. – foto di un americano

mo a piangere e a frignare perché avevamo paura (nella notte si erano sentiti colpi di cannone, di mitraglia e di bombardamenti) e non volevamo che la mamma ci lasciasse soli. Specialmente Assunta non volle staccarsi dalle sue braccia. Fu cosi che mia madre si convinse a portarci insieme a lei…… fu la sua salvezza. A mezza costa, 3 km dal fiume e 2 dal paese, dove la strada inizia ad inerpicarsi, una pattuglia di tedeschi composta da tre tedeschi si parò davanti a noi. Uno di loro aveva una faccia truce; gli altri due, meno, ma incutevano comunque terrore, con la loro divisa, i loro elmetti, i loro scarponi e, soprattutto, i loro fucili e le loro granate.

Mi madre era molto, molto bella. I tre tedeschi iniziarono a infastidirla con sempre maggior insistenza. Io e mia sorella Ezilda, per ordine di mia madre, ci fermammo al limitar del bosco che fiancheggiava la strada; mia sorella Assunta, invece,  era in braccio a lei. Dapprima bloccata dalla paura, diede un urlo che ci fece raggelare e iniziò a piangere accompagnando il pianto con gemiti e forti singhiozzi; mia madre, da una parte, cercava di calmarla, dall’altra si sfogava contro i tre tedeschi con epiteti che solo da grande riuscii a decifrare. Fu a quel punto che, vistasi presa per un braccio da uno di loro, ci chiamò a gran voce, uno per uno, in totale disperazione. Io e mia sorella grande, tremando e piangendo ci avventammo sulla gonna di nostra madre, anteponendoci tra lei e i tre soldati. Cominciammo a roteare le braccia come pugili ubriachi, con colpi che andavano a vuoto o, addirittura, colpivano le gambe di nostra madre. Non so come e non so perché, in quella lotta virtuale di due bambini, nelle strilla di mia sorella piccola e nelle parole piene di disperazione di mia madre, i tedeschi dovettero vedere qualcosa di familiare che li colpì moltissimo. Urlarono alcune frasi incomprensibili, ci scansarono a malo modo e sparirono nel bosco.


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

3 Commenti

  1. GRAZIE ENZO!Dopo una così lunga elaborazione ci hai fatti partecipi della grande ansia di quel fatidico giorno del 44! Vere, dolci e tenere le tue parole di NONNO, per i tuoi nipoti, ma anche emotiva suspense creata dal tuo racconto per noi tutti.

  2. Dio mio; mi hai fatto sentire tutta la disperazione che avete provato, e per scoraggiare i tedeschi dovevate esserlo davvero. Grazie per aver condiviso questa pillola di storia del nostro paese.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.