Quel milione di persone con il sangue sannita …….

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di Giampiero Castellotti
tratto dal libro “A la Mereca” [1]

Casa di emigranti italiani in Argentina agli inizi del XX secolo. Foto: Colección Frank y Frances Carpenter, Biblioteca del Congreso de la Nación, Ciudad Autónoma de Buenos Aires

Non è semplice sviluppare in poche righe una materia così articolata e complessa quale quella dell’emigrazione molisana, fenomeno che ha caratterizzato pesantemente ogni realtà del territorio sannita. Dal Molise sono andate via nel corso di un secolo e mezzo centinaia di migliaia di persone, dissanguando la demografia dei singoli paesi e dell’intera regione. Basti pensare che oggi, considerando anche gli oriundi, si calcolano oltre un milione di persone di origine molisana sparse per il mondo (un terzo in Italia) rispetto alle 300 mila residenti in regione. Su 5 milioni di emigrati muniti di passaporto italiano, ben 130 mila sono molisani.

I molisani emigrati – e parte dei loro discendenti – mantengono un legame particolarmente forte con il proprio paese d’origine. Una fedeltà generalmente incessante, che si materializza anche in atti concreti (pubblicazioni, oboli per le feste patronali, rimesse, associazionismo, ecc.). Talvolta nei luoghi d’approdo si continuano a rinnovare le celebrazioni di feste e di riti religiosi importati dai paesi d’origine.

Per molti emigrati, però, il luogo d’origine è inteso come “un’idea”, “un ideale”, “un’essenza” che spesso non tiene conto dei cambiamenti apportati costantemente dal tempo e che è frutto di un orgoglio talvolta ostentato in modo eccessivo. La comunità, comunque, continua a costituire un universo morale e sociale ben definito, coeso, ricco di valori appannati ma ancora vitali: dialetto, gastronomia, tradizioni orali ma soprattutto attaccamento al lavoro, alla famiglia, al dovere. Ancora oggi hanno luogo, nelle nuove generazioni, molti matrimoni tra persone con analoga origine geografica.

Le ondate migratorie sono diverse, così come le terre d’approdo. Prima l’America latina (in testa Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela) e dopo gli Stati Uniti costituiscono le prime tappe di questa lunga storia umana e culturale, con grandi deflussi a cavallo tra Ottocento e primo Novecento. Durante il fascismo la nazione che accoglie più italiani è la Francia. Nel dopoguerra le ondate molisane maggiori si hanno in Canada prima, quindi in Europa e Australia.

Nel dettaglio, a metà dell’Ottocento il fenomeno migratorio è completamente sconosciuto nel Molise. Ciò fino agli anni settanta del secolo. Ancora nel 1871 il territorio dell’unica provincia di Campobasso detiene uno dei più bassi tassi di emigrazione di qualsiasi altro territorio d’Italia. In quell’anno si hanno appena 134 espatriati, di cui 90 per le Americhe (cioè 0,06 emigranti su ogni cento abitanti).

I dolori cominciano l’anno seguente: si arriva a 809 emigranti, cioè lo 0,23 per ogni cento abitanti. I più sono uomini. Ben 609 si trasferiscono a Buenos Aires, 91 a Montevideo, 85 in Brasile e 24 per paesi europei. Di questi, 492 sono contadini (braccianti agricoli), 228 disoccupati, 15 artigiani, 7 industriali, 3 possidenti ed un sacerdote. Degli altri non si sa nulla. C’è da considerare che il dato è limitato: vanno infatti aggiunte le numerose partenze clandestine, che comprendono persone con procedimenti penali e i minorenni privi del permesso dei genitori. La stragrande maggioranza degli emigrati è analfabeta, per cui cominciano a crearsi figure di “scrivani” e “traduttori” per le corrispondenze con le famiglie d’origine in Italia. I pionieri dell’emigrazione molisana sono gli agnonesi.

I motivi di tale improvviso inizio d’esodo si fanno solitamente risalire alle conseguenze dell’unità d’Italia che genera drammatiche crisi economiche nelle campagne meridionali. Nel periodo 1876 – 1900 partono ufficialmente da Abruzzo e Molise circa 110 mila persone che diventano quasi 500 mila nel periodo 1901 – 1915. Cioè 600 mila in 40 anni. Globalmente in questo periodo dall’Italia vanno via 8 milioni di cittadini.

Direzione Argentina

Non è un caso che l’Argentina sia la prima “terra promessa”. Grazie al presidente Roca, gli anni settanta del XIX secolo costituiscono un periodo di pace e di crescita. Grazie alla legge del 22 novembre 1887, l’Argentina ricca di bestiame concede al colono una casa, animali da lavoro e da razza, utensili e sementi fino al primo raccolto e per dieci anni l’esonero da ogni imposta e contribuzione. I contadini italiani ricevono quindi in affitto centinaia di acri di ottima terra arabile, certamente migliore di quella molisana. Oltre a fare gli agricoltori, i primi emigrati svolgono il mestiere di fabbri, muratori, ambulanti, mercanti di grano. Ma piano piano molti di loro diventano commercianti, imprenditori, proprietari di agenzie di navigazione e di agenzie bancarie. Nelle successive ondate migratorie compaiono già lavoratori qualificati e specializzati. Si registrano iniziative aggregative. Le chiese costituiscono un forte punto di riferimento. A Buenos Aires si svolge la festa della Madonna del Carmine e sono attive le associazioni “La giovane Italia” e il “Circolo sannitico”. Oltre a Buenos Aires, forti presenze molisane si registrano in Argentina a Ballesteros, Bellavista, Belleville, Mendoza, Tucuman. Celebre un canto molisano dell’emigrazione di questi anni: «Pozz’èss’ accise ’ù trene e chi lu tire, che m’ha purtate lu figlie a Geresedire, pozz’èsse accise ’ù trene e chi lu tocche, che m’ha purtate ninne a Nove-Iorche». Nella provincia di Mendoza, l’agnonese Giustino Piccione, suo figlio Gaetano e suo genero Raffaele Sammartino producono 50 mila ettolitri di vino annui con 384 addetti. I fratelli agnonesi Carlomagno, a Belleville, esportano 250 mila quintali di grano in Brasile e Sud Africa.

Ma negli anni a seguire non mancano difficoltà: a fine secolo si registra una forte crisi economica, causa anche l’eccesso di manodopera e la conseguente disoccupazione. Nel 1897 centinaia di italiani perdono i propri risparmi a Buenos Aires a causa del fallimento di un agente bancario genovese. Da non dimenticare anche le persecuzioni di italiani soprattutto in Brasile e negli Usa, ad esempio il linciaggio di connazionali a New Orleans nel 1891. Ed occorre attendere l’inizio del nuovo secolo per vedere sorgere le prime società per la tutela degli emigranti italiani a Buenos Aires e a New York.

La realtà negli Usa

Tra il 1892 e il 1924 oltre 22 milioni di emigrati europei approdano in America soltanto attraverso Ellis Island e il porto di New York. Di questi circa 4 milioni sono italiani, principalmente meridionali. La compagnia navale che trasporta questi passeggeri tiene un registro che diventa il principale documento storico per la ricerca dei nominativi e dei luoghi d’origine degli emigrati italiani. Recentemente questa documentazione è stata inserita anche online grazie a donazionireligiose.

Negli Stati Uniti, però, il flusso è discontinuo. In alcuni periodi vi sono norme più restrittive per l’emigrazione. Nel 1909 viene imposto un test per verificare il grado di istruzione dei nuovi arrivati. I capifamiglia coniugati devono ottenere gli atti di garanzia e di consenso all’espatrio daparte delle mogli. Negli Usa merita attenzione la storia degli emigrati provenienti da Pizzone (Isernia), i quali si specializzano in massa nella costruzione di reti fognanti, di cui hanno il monopolio. L’iniziatore di tale attività è Pietro Fosco, costruttore edile, che si trasferisce a Chicago nel 1920. Negli anni cinquanta genera la seconda ondata di piccoli costruttori edili, che fanno quindi fortuna in terra americana. A Chicago, dove risiedono oltre mille pizzonesi, esiste l’immancabile club dedicato a Santa Liberata. Negli Usa, comunque, l’italianità è ormai sinonimo di successo in ogni settore.

Oltre a Chicago, l’emigrazione molisana si concentra a Cleveland, a Philadelphia, a Pittsburgh. A Princeton, nel New Jersey, viè un intero paese molisano: Pettoranello. Da Palata (Campobasso) l’emigrazione toglie oltre 2 mila persone in un secolo, un migliaio solo dal 1880 al 1922, con le solite rotte verso Argentina e Brasile. Dopo il 1918 anche verso Usa e Canada. Tra San Paolo di Brasile e Utinga oggi vivono circa 300 oriundi. Altrettanti sono in Argentina, tra Villa Bosch, Moron e San Nicolas, dove il sindaco è figlio di un oriundo di Palata. Molti altri sono a Montreal. Un altro migliaio di persone vive in Europa. Solo a Liegi (Belgio) si trovano circa 300 oriundi. Altrettanti a Ginevra, in Svizzera. Circa 200 palatesi lavorano in Australia, specie ad Adelaide, popolata anche da altri molisani. Il libro di Angelo Tancredi “Ciave, paisà” (1995), presenta foto e notizie sull’esodo da Palata, Castelmauro, Mafalda, Montemitro, San Felice, Tavenna.

Va segnalata anche l’Africa nella storia dell’emigrazione molisana. Verso la fine del secolo XIX, l’Italia intraprende una marcia verso le colonie africane che dura fino al periodo fascista. Molti molisani svolgono il proprio servizio militare in Africa e molti vi rimangono. Nel 1912 numerosi molisani prendono parte alla battaglia di Tripoli. Il governo italiano cerca di attirare colonizzatori nei nuovi territori africani conquistati.

La situazione odierna

Attualmente è ancora l’Argentina ad ospitare il maggior numero di molisani. Vivono soprattutto nei comprensori di Rosario (nord), Buenos Aires (centro) e Mar del Plata (sud). Ufficialmente sono 42 mila i molisani con passaporto  italiano, mentre si stima che i cittadini di origine molisana siano 230 mila, di cui almeno 65 mila a Buenos Aires. Sono distribuiti in 60 associazioni di stampo comunale, federate nell’Unione regionale delle associazioni molisane in Argentina, istituita il 12 ottobre 1973 (fondatori, tra gli altri: Pasquale D’Angona, Camillo D’Apollonio, Carlo Di Girolamo, Ugo Gorgo, Pasquale Laurelli, Antonio Martella, Francesco Mastandrea, Girolamo Vecchiarelli). A Mar del Plata è attiva da molti anni l’Unione regionale del Molise, promossa in particolare da persone di Duronia (Campobasso). Se l’Argentina nel 1950 è tra i primi dieci paesi più ricchi del mondo, nel 1989 scende all’85° posto con un’inflazione galoppante (fino al 100% al mese). Dal 2000 la sua economia è al tracollo, per cui molte persone d’origine molisana stanno rientrando nella terrad’origine.

In Canada l’emigrazione di massa si protrae dal 1945 al 1975. A Toronto arrivano oltre 400 mila italiani (40 mila i molisani), 200 mila a Montreal (almeno 15 mila i molisani), 40 mila a Vancouver, e quantità minori in altre città. Molti immigrati italiani vengono accolti da familiari già emigrati anni prima. Ci si orienta soprattutto nel settore dell’edilizia. L’intraprendenza individuale fa crescere in pochi anni il livello economico medio. Tra gli italiani del Québec vi è una coesione superiore rispetto a quella che esiste tra gli italiani dell’Ontario, della Columbia britannica e delle altre province. Nella prima area, infatti, i franco- quebecchesi hanno scarsa capacità di attrazione verso la propria tradizione rispetto all’area anglofoba. dove il modello di vita anglo-americano è più assorbente, esercitando un’attrazione molto forte sui nuovi arrivati. In Brasile opera l’Associazione culturale italiani del Molise. Nell’agosto 2003 organizza la mostra “Encantos da minha terra” con 136 quadri, ognuno in rappresentanza dei 136 Comuni delMolise.

Per ricerche più approfondite, si possono consultare i saggi di Norberto Lombardi (in particolare la collana “Quaderni sull’emigrazione” da lui diretta per Cosmo Iannone editore di Isernia) e di Sebastiano Martelli, i materiali del Centro studi sui molisani nel mondo di Campobasso (operante presso la biblioteca provinciale di Campobasso). Sull’emigrazione di Roccamandolfi (Isernia) segnaliamo il volume di Antonio Pinelli (Cosmo Iannone), su quella di Bonefro (Campobasso) c’è illibro di Michele Colabella “Bonefro: gente foretana” (Cosmo Iannone), per Ripalimosani “L’emigrazione in una comunità del Molise: Ripalimosani” di De Benedittis (1996).

Tra gli articoli, segnaliamo lo storico pezzo intitolato “Esodo dal Molise” del meridionalista Francesco Campagna, nel suo prestigioso mensile “Nord e Sud” (1955), nonché “Tutti i numeri della diaspora” di Camillo Carbone sul settimanale “Molise oggi” a novembre 1995.

La Regione Molise da diversi anni ha costituito la Consulta regionale per l’emigrazione. La Provincia di Isernia ha invece istituito nel maggio 2002 lo Sportello per le politiche migratorie, con deliberazione della Giunta provinciale n. 97 del 13 maggio 2002.


[1]Il libro, edito dall’Associazione “Amici di Capracotta”,racconta storie di emigrati capracottesi nel Nuovo Mondo.Raccoglie e tramanda le testimonianze dei parenti – o di persone direttamente interessate – sulle condizioni di vita e sulla storia delle famiglie dei nostri concittadini emigrati per lo più nel Novecento.
Sono storie varie, diverse. Alcune raccontano di lavoro duro, sudore, lacrime. Altre somigliano più da vicino a “favole” a lieto fine. Tutte, però, rivelano il grande carattere dei Capracottesi, per eccellenza un popolo di emigranti, presenti praticamente in ogni continente.

Copyright Amici di Capracotta
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

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