Quando il meteo non era ancora diventato una moda

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di Minella Busico Marcovecchio [1]

Pier Francesco de Horatiis con i suoi figli, Cesare e Chiarina, e due nipotini figli di quest’ultima, Giulio e Carlo D’Onofrio

Dalla fine dell’800 e per moltissimi anni, fino a metà degli anni cinquanta, per rilevare parametri meteorologici significativi, dapprima il mio bisnonno Pier Francesco de Horatiis e, successivamente, mio nonno Cesare de Horatiis fornivano giornalmente al servizio meteorologico nazionale rilevazioni su pressione atmosferica, direzione e velocità del vento, umidità atmosferica e precipitazioni.
Allora non esistevano strumenti sofisticati e per rilevare parametri meteorologici significativi bisognava avere una vera passione e una grande pazienza.

La farmacia che un tempo apparteneva ai de Horatiis

Mio nonno materno, Cesare de Horatiis, era farmacista e la farmacia di famiglia era quella cosiddetta “al mercato”, situata all’angolo di largo Sabelli. Ricordo che si salivano tre gradini per entrare in un ambiente immutato da almeno tre generazioni. Se da bambina mi trovavo a passare entravo sempre a salutare il vecchio nonno e restavo colpita dall’odore caratteristico di medicinali misto a spezie. Spesso lo trovavo sul retro intento a preparare qualche pozione e questo, ai miei occhi di bambina, lo rendeva già “magico”.
Ma più grande ancora era la magia quando, entrando in Casa de Horatiis, ai piedi della scalinata di S. Antonio, lo trovavo nel cosiddetto “osservatorio”,  una grande soffitta che con gioia raggiungevo attraverso una stretta scala di legno.

Lui era lì, in quel locale polveroso e tappezzato di libri antichi, mappe, foto e documenti vari, intento a controllare gli strumenti per le rilevazioni meteorologiche che pazientemente mi spiegava: il termometro a massima e minima, il pluviometro, il barometro,  un rudimentale sismografo e, infine, il mio preferito: l’anemometro. Si trattava del modello tradizionale a coppette, con al centro una bandierina che si posizionava nella direzione del vento. Collegato ad un semplice contagiri forniva, in base al numero dei giri, la velocità del vento.

Sulla sinistra il palazzo de Horatiis sul cui tetto svettava l’anemometro

In quell’ambiente nonno Cesare, un omone dai bianchi capelli un po’ lunghi sulla nuca, gli occhialetti sul naso, un po’ sdentato, mi appariva come una sorta di Mago Merlino che osserva il cielo e prepara pozioni magiche. In realtà quella dell’osservatorio, fondato nel 1875 da Pier Francesco de Horatiis, non era solo una passione di famiglia, ma un vero e proprio impegno lavorativo essendo riconosciuto come Stazione Meteorologica Nazionale già dal 1881 e successivamente anche dall’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica;  un ulteriore riconoscimento venne poi dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Con tutti questi enti i de Horatiis collaborarono in modo continuativo fino alla morte di nonno Cesare avvenuta nel 1957.

Anemometro a coppette

Per gli agnonesi burloni l’anemometro era “la cuppenòira” cioè la “portatrice di coppini” per via delle coppette che ricordavano la forma de “ru cuppòin” ossia del mestolo.
Per me invece era il simbolo della magia. Oggi, passando dal mercato, non posso fare a meno di guardare su in alto verso il tetto di casa de Horatiis, nella speranza di  rivedere quello strumento che tanto mi incuriosiva. Ovviamente non c’è più, ma io lo vedo ancora con gli occhi della mente e del cuore.

 

Il frontespizio di un opuscolo, riportante tutti i dati, pubblicato nel 1967 da uno dei nipoti

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[1] Minella Busico Marcovecchio: pensionata, vive tra Agnone, paese dove è nata e trascorso la sua giovinezza, e Roma, città di adozione che l’ha vista giovane moglie e madre e dove ha svolto la sua professione di insegnante. Mantiene salde le sue radici con il paese natio che ama profondamente.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

5 Commenti

  1. Mi piacerebbe sapere se il nonno della signora Minella Busico Marcovecchio aveva legami di parentela con l’illustre mio concittadino il dott. Cosmo Maria De Horatiis. Grazie

    • il padre del mio bisnonno Pierfrancesco de Horatiis credo fosse un fratello di Cosimo che si trasferi in Agnone avendo sposato una agnonese ,aprendo la farmacia

  2. Sono Fabio Ziccardi, anch’io un bisnipote di Pier Francesco De Horatiis, nipote di sua figlia Gabriella, che era del 1886, e che andò sposa ad Agnone nel 1909 a Giovanni Ziccardi, nato nella non lontana Troia (FG), ed arrivato ad Agnone come professore di lettere. Ebbero tre figli, la maggiore, Teresa Ziccardi, sposo’ un medico di Agnone, Camillo Carlomagno, che negli Anni ‘70 ne fu anche Sindaco; poi Mario, medico a Genova, e mio Padre, Piero, come il nonno, di cui tanto mi parlava (mi ha lasciato il 3.01.2015, ad oltre 101 anni). Alla cara Cugina Minella, di cui tanto mi raccontava il comune prozio, Manfredi (sul quale dobbiamo “tornare” !), una sola piccola, molto affettuosa correzione : chi volle la pubblicazione delle Serie di Rilevazioni fu proprio Zio Manfredi ! Certo Ottorino, il nipote, lo aiuto’; ma a 86 anni Zio Manfredi era ancora molto autonomo, ed anche lui arrivo’ quasi ai 101.
    A tutti gli Agnonesi un affettuoso saluto da Milano.
    Fabio Ziccardi fabio.ziccardi@unimi.it

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