Provincia di Isernia: una analisi spietata di Claudio de Luca

0
409

Il giornalista Claudio de Luca analizza in profondità gli aspetti farraginosi che stanno accompagnando il processo di controllo della spesa pubblica che comprende anche l’eliminazione parziale o totale delle Province. Lo fa mettendo in evidenza la necessità  di un eventuale ripensamento futuro per correggerne le inefficienze.

A me preme rilevare che il processo comunque esiste e va avanti. Di fronte al suo evolversi alcuni sindaci dell’altissimo Molise operano come se la questione non li riguardasse, nell’assoluta indifferenza, considerandola fuori della loro competenza, fuori dalla possibilità di poterla gestire.

La comprenderanno, in tutta la sua portata, solo quando toccheranno con mano le ricadute pesantissime sulle loro popolazioni.

Almosava ha offerto loro, da mesi, un progetto per sessere padroni del proprio destino e non succubi di decisioni assunte in altri luoghi,  per altri scopi o interessi.

(Enzo C. Delli Quadri)

 

 

Da www.primapaginamolise.it
Ultimo aggiornamento: Tuesday 03.07.2012 ore 11:28
ieri, 22:42 • Campobasso • Politica

di Claudio de Luca

Con la cancellazione della Provincia di Isernia salterebbero numerose altre istituzioni e si perderebbe un migliaio di posti di lavoro. Lentamente ne riuscirebbe cancellato, oltre al numero delle poltrone dei politici, l’Alto Molise stesso, con pesanti disagi per una popolazione che subirebbe un sensibile decremento.

Potremmo essere giunti al gran finale in tutti i sensi se, come rivelano i contenuti del progetto di spending review, dovessero “sparire” tutte quelle Province con meno di 300mila abitanti. Per la verità una proposta del genere era stata già partorita nel Ferragosto del 2011, per poi essere cancellata in sede di conversione del d.l. n. 138. Eppure, secondo l’Ufficio studi della Camera dei deputati, i risparmi che ne sopravverrebbero sono stati calcolati in 130 milioni di euro (che non è molto); cosicché, per conseguire un’economnia reale, occorrerebbe percorrere soprattutto un’altra strada: vale a dire quella di eliminare, oltre al soggetto giuridico, le funzioni stesse che questo esercita.

Di contro, considerato che ne saranno eliminate solo una settantina, la legge n. 214 del 2011 prevede che quesre debbano essere attribuite ai Comuni (od alle Regioni, almeno laddove non sia possibile assegnarle ai primi). In sostanza, il legislatore si è “accorto” che questi enti intermedi esercitano molteplici compiti, in aggiunta a quelli storici, in forza del disegno di decentramento amministrativo inaugurato dalla legge Bassanini 1, più tardi incrementati per effetto del d.lgs. n. 112 del 1998. In sostanza, le competenze provinciali sono estremamente vaste e quasi tutte (con l’eccezione di alcuni servizi sociali) risulterebbero essere difficilmente gestiibili dai Comuni dal momento che – per loro natura – esse richiedono un’area territoriale superiore a quella di un ente locale territoriale ed inferiore a quella regionale.

L’esempio delle funzioni in tema di lavoro è illuminante. L’offerta o la formazione ad un disoccupato viene definita “congrua” quando, oltre a numerosi altri elementi, la sede di lavoro o quella dell’ente di formazione disti non oltre 50 km dal domicilio dell’interessato oppure sia raggiungibile con mezzi di trasporto pubblico in 80′. Indirettamente, il legislatore fornisce un elemento per stimare cosa debba intendersi per “area vasta”. Perciò la “materia-lavoro” dovrebbe costituire la guida per la ricognizione di un territorio omogeneo in cui programmare, e gestire, lo sviluppo economico. All’interno di una regione non agisce un unico mercato del lavoro ma ve n’è tanti che poi si tipicizzano nei distretti ed in aree il cui governo non può essere quello legato ai confini di un ente locale territoriale.

Questi identici ragionamenti vanno estesi alle materie “istruzione” ed “edilizia scolastica” nonché alla “programmazione urbanistica”, agli “interventi sull’ambiente” e ad a tantissimi altre. Perciò è piuttosto evidente che, se sono queste le funzioni, per numero e per qualità, difficilmente si riuscirebbe ad eliminare il contesto in cui esse si collocano e mai si otterrebbe il risparmio secco del volume di spesa complessivo di poco più di 12 miliardi di euro movimentato da questi enti. Ciò vuol dire che la medesima cifra verrebbe spesa da altri soggetti (nel caso dai Comuni e dalle Regioni), magari con una minore efficienza organizzativa. Infatti è facile supporre che detti enti tenderebbero a considerare queste funzioni trasferite come una sorta di corpo estraneo su cui intervenire in maniera non prioritaria. Altrettanto semplice immaginare che il personale trasferito potrebbe essere avviato a coprire i tanti buchi della struttura degli enti di destinazione a detrimento delle attività originarie.

Proprio sulle competenze si sta giocando la parte più importante della riforma in itinere. La “Carta delle autonomie” prevede una riduzione drastica delle funzioni, ma non considera alcun criterio di territorialità simile, nemmeno lontanamente, a quello della “proposta congrua” di lavoro sopra descritta. Tanto è vero questo che il citato documento non menziona le funzioni del mercato del lavoro tra quelle che residuerebbero alle Province, nonostante che queste ultime siano considerate “fondamentali” dalla legge sul federalismo fiscale e nonostante che, per tali funzioni, siano già stati determinati i fabbisogni standards. Ecco perché il legislatore farebbe bene a riesaminare con attenzione l’elenco delle funzioni provinciali e l’attitudine di Comuni e Regioni a svolgerle. Ad esempio, la Regione Veneto, che ha intavolato con le Province un sistema di ricognizione finalizzato all’emanazione della legge che – entro il 31 dicembre prossimo – dovrebbe riarticolare le competenze di queste uiltime, sta riappropriandosi unilateralmente di competenze e di funzioni in tema di cave, di tirocini estivi e di apprendistato, motivando ciò con l’osservazione della prossima sottrazione delle funzioni provinciali e senza nemmeno curarsi di attuare quanto previsto dall’art. 23, c. 19, della legge n. 214 del 2011:”Lo Stato e le Regioni, secondo le rispettive competenze, provvedono altresì al trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali per l’esercizio delle funzioni trasferite”.

Peraltro, nelle ipotesi veneta, del trasferimento di risorse non v’è manco l’ombra, anzi viene portata avanti una riforma fondata su processi di inefficienza gestionale e su esuberi a catena di personale. In tutto questo frangente, consorzi, consorzi di bonifica, bacini imbriferi, magistrature delle acque, enti-parco, enti ed entarelli regionali, Comunità montane ed Unioni di comuni di ogni genere, continueranno ad esistere ed a persistere, frastagliando le competenze e sovrapponendosi a quelle dei Comuni, senza che nessuno sia in grado di capire quali e quanti essi siano, quali spese movimentino, quale utilità concreta abbiano, senza esaminare manco l’opportunità di accorparli a Comuni o Province, il che potrebbe dare per davvero una spinta razionalizzatrice al sistema istituzionale. Evidentemente le poltrone degli Amministratori sono troppo importanti per garantire un futuro a chi, avendo imboccato il viale del tramonto politico, voglia vedersi assicurata una redditizia conclusione di carriera.

Insomma, se la strada verso l’irrazionale modifica ordinamentale delle Province appare spianata, occorre porgere una considerazione finale. Ovvio che il legislatore ha facoltà di apportare riforme all’ordinamento. Però le avventure servono a poco quando magari finiscano con il costare più di prima. Il riferimento va alla pletora di agenzie sorte a partire dal 1999, utili solo a spacchettare Direzioni generali, creando nuovi Presidenti, nuovi Direttori ed ancora altri dirigenti. Facile prevedere che, ove la riforma delle Province abbia a procedere lungo una strada così picchettata, entro un decennio occorrerà ripensarne e correggerne il tragitto perché le incongruenze e le inefficienze si riveleranno in tutta la loro negatività.

Claudio de Luca

.

Il Progetto ALMOSAVA dà risposte concrete alle popolazioni dell’ALTO MOLISE. Ci daremo da fare perchè quel sindaco, che ancora resiste su posizioni superate,si ricreda in tempo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.