PRODUTTIVITA’ – DOPO ANNI DI FACILE GESTIONE DELLE RISORSE PUBBLICHE, TOCCA LAVORARE.

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Adesso tocca LAVORARE. E sarà, ovviamente molto dura, dopo che per decenni (dal 1960) i vari politici che si sono succeduti, in Molise, hanno addormentato le coscienze, dando ad intendere che si può vivere, serenamente e per sempre, di posto pubblico. Così facendo, parlando e sproloquiando, hanno distrutto professionalità e capacità creative che il mondo ci invidia.

tratto da Libero del 14 marzo 2013

  DIMENTICATA

Avevo 10 anni (1950).  Sia che andassi a scuola, sia che andassi gironzolando per il paese o per le campagne (ru pisciarielle, la matunouira, a ru pont’ abball), dappertutto vedevo gente al lavoro: ramai, mugnai, stagnai, contadini, sellai, fabbri, calzolai, fornai, orefici, orologiai, carbonai, muratori, carpentieri, … … … Li rivedevo, vestiti a festa, solo la domenica o nei giorni di Fiera (in Agnone: San Giovanni 24 giugno – se ricordo bene – e la Madonna del Carmine 16 luglio, qui ricordo benissimo perché sono nato quel giorno).  Sapevano di essere poveri, le mani callose e dure, ma erano ugualmente allegri e soprattutto orgogliosi di loro stessi; compravano quelle poche cose che potevano servire per la casa o la campagna e si divertivano, da matti, a sentire un venditore che urlava con l’accento emiliano “ Venite sciori e sciore, guardate che belle mutande, mia sciorella me le maaanda e io me le veeeendo!!!!”
E giù tutti a ridere.

Avevo 30 anni (1970), ero “emigrato” a Torino; di ritorno al paese, per i pochi giorni di ferie a disposizione, venivo avvolto da entusiasmo e gioia: Erano arrivati gli uomini della Provvidenza.

A livello nazionale, la pensione era stata agganciata all’ultima retribuzione mensile, le pensioni di invalidità erano concesse con una certa facilità, le medicine, le visite mediche, i ricoveri negli ospedali erano gratis, … … …
A livello locale, erano state istituite la Regione Molise e la Provincia di Isernia: una abbuffata di incarichi politici e pubblici, appalti facili, assunzioni facili … … … e mio zio Biase, il tabaccaio, mi indicava ramai o muratori o contadini o calzolai o fornai … … e diceva:
“lavorano alla regione o alla provincia” ……
“a che fare?”
“Mah, penso a migliorare i sevizi al cittadino!!!”

Tra i laureati in economia, coscienti che occorra rispettare un certo parametro tra cittadini dediti alla creazione di ricchezza e quelli che sono chiamati ad amministrarla (difficile immaginare un sistema con 1 solo che lavora e 9 che amministrano) ci si chiedeva:
Domanda: Ma chi paga tutto questo?
Risposta: Lo Stato!!
D: Si, va bene ma chi?
R: Oddio, non vuoi capire, lo Stato!!
D: Si, va bene, ho capito, lo Stato, ma dimmi almeno come fa e, poi, mi dirai chi!!!
R: Semplice, o si indebita o stampa carta moneta
Oddio, ma sappiamo bene che se lo Stato si indebita, trasferisce il sacrificio sulle spalle delle generazioni future; se, viceversa, stampa carta moneta, senza con questo creare ricchezza, fa crescere l’ inflazione e impoverisce le categorie deboli, indifese e con esse impoverisce tutto ilsistema.

Avevo 50 anni (1990). Impegnato in analisi economiche connesse allo sviluppo del Sistema Italia e delle sue Regioni, mi ritrovai ad esaminare anche la situazione della Regione Molise. Ebbene le preoccupazioni del 1970 si stavano traducendo in fatti concreti: Il Debito Pubblico era salito alle stelle (molto vicino a quello attuale) e la Regione Molise galleggiava pericolosamente su questo Debito: tutto il sistema economico era schiavo delle casse dello Stato, in un momento in cui stava venendo meno sia la solidarietà delle regioni del Nord sia quella europea che, con la caduta del muro di Berlino, doveva preoccuparsi dei Paesi dell’Est.

Si evidenziavano chiari segnali di insofferenza economica e finanziaria dell’Italia e ancor più di regioni come quella molisana che dipendeva, come ancor più dipende oggi, dalla finanza dello Stato , con ricadute pesanti su flussi emigratori, desertificazione delle aree interne, impoverimento generale dei servizi, aumento della pressione fiscale. Gli unici che speravano di non dovere temere, almeno a breve, erano i CENTRI PROVINCIALI e la COSTA.

Su tutto e tutti imperavano ancora e sempre più gli uomini della Provvidenza, da Sedati a Sammartino, a Vecchiarelli, a tanti altri fino a IORIO, ultimo della lista ma non ultimo nella sua capacità di elargizioni.

Va detto, a scanso di equivoci, che hanno saputo muoversi con perizia e fantasia, degna dei migliori giocolieri al mondo.

Dato a Cesare quel che è di Cesare, oggi, diciamo ai nuovi eletti:
Si prenda atto che è stato creato  un sistema nocivo per la popolazione o, meglio, per la gran parte della Sua popolazione. Non si può più tenere gli occhi chiusi di fronte ad evidenti situazioni di dissesto della finanza pubblica. Non si può continuare a ripete il mantra dell’autonomia, se questa serve solo a mantenere in vita un sistema burocratico elefantiaco a danno di salute, trasporti, attività produttive in una situazione di crescente sfilacciamento sociale.

A chi  può essere ancora utile la difesa della autonomia regionale molisana? Forse alle migliaia di giovani che sono stati costretti e sono ancora costretti a lasciare la Regione? Forse alle migliaia di anziani che restano abbandonati sotto la neve o il sole in nuovi inospitali ospizi? Forse a tutti coloro che, a fronte di servizi sempre più carenti, pagano tasse regionali e comunali crescenti? Forse alla Gente di Montagna cui, sempre per problemi legati alla finanza pubblica, viene negato addirittura un sevizio essenziale come quello sanitario? Forse a chi ancora si affanna ad operare sul territorio, ma costretto ad elemosinare un impiego, un appalto pubblico, un sussidio, un aiuto qualsiasi, visto che manca un tessuto produttivo?

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