PRIMA ITALIA Osco-Sannita di Nicola Mastronardi e PRIMA ITALIA Calabra di Domenico Lanciano

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Di Enzo C. Delli Quadri

Ho avuto la fortuna di essere testimone di una costruttiva polemica tra Nicola Mastronardi, l’autore di Viteliù – Il nome della Libertà e fautore della PRIMA ITALIA NAZIONE OSCO-SANNITA e Domenico Lanciano il fautore della primazia di PRIMA ITALIA  CALABRA.

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Ecco cosa il 15 gennaio 2013 Domenico Lanciano scriveva a Nicola Mastronardi

Carissimo Nicola,

insisto nel mio “contestarti” la dizione di “Prima Italia” … o “la ricerca delle origini della Prima Italia” … riferita ai temi e ai tempi del tuo romanzo “Viteliù”.

L’operazione storico-culturale che stai conducendo non è affatto “la ricerca delle origini della Prima Italia” … bensì la ricerca delle basi politiche della Italia nel periodo dello scontro romano-italico.

Bisogna trovare altro slogan o definizione … ma non usare, ti prego,non usare più la dizione “Prima Italia” riferita al periodo che stai trattando e propagandando! La “Prima Italia” appartiene ad altri ben precedenti temi, luoghi e situazioni. Il tuo atteggiamento non mi sembra affatto collaborativo ma (a ben vedere) “lesivo” della Storia. Tu stesso mi hai inviato ciò che attesta l’Encilcopedia Italiana Treccani …

….. …… ……

Ecco cosa il 16gennaio 2013 Domenico Lanciano scriveva a me.

Caro Enzo,

per la stima che ti porto, ti prego di essere assai prudente nell’aderire alla teoria della Prima Italia osco-sannita (attorno al 91 a.C.), sebbene la “prima ” (?) moneta ITALIA pare sia stata coniata dalla Lega Italica in tale periodo.

……………… ………… la PRIMA ITALIA è storicamente ed ampiamente “certificata” in Calabria, in particolare come nucleo originario nell’istmo di Catanzaro.

………………… ………….. Adesso scrivo a te, ripeto, perché non mi va che una persona del tuo carisma dia retta a illazioni non suffragrate dalla Storia (con la S maiuscola).

…………. ………. ……….

Lettera del 17 gennaio 2013 da me indirizzata a Domenico e a Nicola

I documenti, a tutti noi noti, dicono quanto segue:

“Prima Italia Osco-Sannita”

Questa posizione, con la specificazione di “Prima Italia come Nazione”, viene rivendicata da Nicola Mastronardi [1]

[1] Nicola Mastronardi, classe 1959, è nato e vive ad Agnone, Molise, dove dirige una biblioteca storica. Laureato in Scienze Politiche presso la “Cesare Alfieri” di Firenze, ha pubblicato nel 2011 la sua tesi Gheddafi. La rivoluzione tradita (Mimesis Edizioni). È cultore di materie storiche all’Università del Molise, corso di Scienze Politiche.
Giornalista pubblicista, ha collaborato con le maggiori riviste italiane di turismo equestre e, per sette anni, con Linea Verde Orizzonti, Rai Uno. È membro dell’Accademia dei Georgofili di Firenze per gli studi sulla Civiltà pastorale appenninica.
Viteliú. Il nome della libertà è il suo romanzo d’esordio cui seguirà un secondo libro sulla Guerra Sociale e una trilogia sulle guerre sannitiche del IV e III secolo avanti Cristo.

Nel 91 a.C. la popolazione picena di Asculum trucidò tutti i romani presenti in città.

Fu la scintilla della Guerra Sociale che oppose dodici popoli italici alla Roma di Crasso e Silla in uno scontro titanico che decise le sorti del mondo romano e peninsulare.

Per la prima volta i Vitelios, che abitavano da otto secoli l’Appennino centrale e meridionale accomunati da lingua, religione e tradizioni sociali, si unirono politicamente sotto un nome che identificava, ad un tempo, le comuni origini e il loro disegno di indipendenza: Viteliú, il termine osco originario da cui derivò la parola latina Italia.

Sanniti, Marsi, Peligni, Piceni e Lucani, tra essi, misero in campo centomila uomini per tentare di costruire il loro sogno di libertà. Un sogno temporaneamente infranto da Lucio Cornelio Silla che operò un vero massacro dell’etnia sannita condannando alla damnatio memoriae l’indomita tribù dei Pentri.

I ribelli si organizzarono in una libera Lega con un proprio esercito, e stabilirono, dapprima a Corfinium (oggi Corfinio) poi ad Isernia la loro capitale, dove crearono la sede del senato comune e mutarono il loro nome da Lega Sociale a Lega Italica. Coniarono persino una propria monetazione, creando di fatto una Nazione e, quindi, una Prima Italia, come Nazione, come Stato, con una sua moneta e sue leggi.. Alcune monete recavano la scritta Italia; due raffiguravano un toro che abbatteva la lupa romana.

Benché Gaio Mario e Gneo Pompeo Strabone avessero riportato alcune vittorie sui ribelli, nel 90 a.C. il console Lucio Giulio Cesare decise di promulgare la Lex Iulia, con la quale si concedeva la cittadinanza agli italici che non si erano ribellati e a quelli che avrebbero deposto le armi. Seguì nel 89 a.C. la Lex Plautia Papiria che concedeva il diritto di cittadinanza romana a tutti gli italici a sud del Po. Il risultato fu di dividere i rivoltosi: gran parte deposero le armi, mentre altri continuarono a resistere. Roma spese ancora diversi anni per sconfiggere le città in armi. Solo nel 71 a.c. si creò una situazione di pace duratura tra Roma e gli italici rivoltosi. Alcune monete sono lì a ricordare gli eventi.

Nonostante la vittoria dei Romani, lo scopo che gli Italici si erano proposti era, però, stato raggiunto: essi potevano divenire a pieno titolo cittadini romani.

Nel 42 a.C. l’imperatore Ottaviano Augusto decretò l’estensione del nome “Italia” dalle Alpi alla Sicilia e nel 291 d.C., dopo tre secoli, con l’imperatore Diocleziano, entrarono a far parte dell’Italia (detta Diocesi Italiciana o Vicariatus Italiae) anche le grandi isole della Sardegna e della Corsica nella riforma amministrativa dell’Impero avutasi nel 286-305.

Prima Italia Calabra

Questa posizione di Prima Italia viene rivendicata da Domenico Lanciano[2].

[2] Domenico Lanciano, scrittore e giornalista nonché ideatore e animatore della Università delle Generazioni classe 1950, originario di Badolato (Catanzaro), ma dal 1988 domiciliato in Agnone (Isernia). Domenico Lanciano affianca con la pubblicazione di libri la sua intensa attività di “volontariato giornalistico” prevalentemente a favore del territorio di origine e di domicilio, ma anche per il progresso della società civile.

Esistono varie leggende sul personaggio di Italo, vissuto, secondo il mito, 16 generazioni prima della guerra di Troia (1500 a.c.???). Da lui  deriverebbe  il nome Italia, dato prima alla regione corrispondente all’attuale provincia di Catanzaro, e poi esteso a tutta la penisola.

Riporta Tucidide (Atene, ca. 460 a.C. – dopo il 397 a.C.):
« quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade »

Narra Aristotele (Stagira, 384 a.C. o 383 a.C.[1] – Calcide, 322 a.C.) :
« Divenne re dell’Enotria un certo Italo, dal quale si sarebbero chiamati, cambiando nome, Itali invece che Enotri. Dicono anche che questo Italo abbia trasformato gli Enotri, da nomadi che erano, in agricoltori e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi » (Aristotele, Politica, VII, 9, 2)

e ancora:

« Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa l’estrema propaggine delle coste europee delimitata a Nord dai golfi [di Squillace e di S.Eufemia], di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l’altro per primo le sissizie »(Aristotele, Politica, VII, 10, 2-3).

Aristotele parla dunque di Italo, re degli Enotri che da lui successivamente presero il nome gli Itali, il quale fece degli Enotri da popolo nomade un popolo stabile che si stanziò nell’estrema propaggine delle coste europee, nell’attuale istmo di Catanzaro nell’omonima provincia delimitata rispettivamente ad oriente dal golfo di Squillace e ad occidente dal Golfo di Sant’Eufemia.

 Antioco di Siracusa nel V secolo a.C. invece così scriveva:
« L’intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace], fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza. Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando Italo si fu impadronito di questa terra dell’istmo, ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città »

Mie Considerazioni circa le due posizioni

 Fermo restando che la posizione di Nicola Mastronardi fa riferimento ad  una documentazione sufficientemente certificata (i Sanniti, la moneta, la storia Romana, la Guerra Sociale, ecc…,), mentre, come lo stesso Domenico riconosce, la storia di Italo è piena di miti e leggende, occorrerebbe chiedersi:

Italo invase il sud Italia? Il suo popolo era già un popolo italico?
Da dove viene Italo? Perché quel nome?
Perché si parla di Italo come re degli Enotri e non degli Itali?
La parola Italia si propagò dalla Calabria o preesisteva?
Italo creò una Nazione Italiana o diede solo il nome ad una terra?

…. …. ….. …….. ……….. ………….. ……………

Il 22 Gennaio 2013,  chiamato in causa da Domenico Lanciano, è entrato nella discussione il Prof Felice Campora, autore del libro ITALO, re degli Enotri

Dalle e-mail dei giorni precedenti, con Mastronardi e Delli Quadri, ho notato un certo ripensamento sulla opportunità di usare il nome Prima Italia affiancato al libro di Nicola; parlare di Prima Italia “in termini di Prima Nazione Italia” è una evidente forzatura linguistica; i termini denotano quello che denotano, e non se ne può cambiare connotazione con ulteriori spiegazioni; condivido con te che l’espressione Prima Italia debba pertinentemente appartenere alle vicende protostoriche calabresi, da unpunto di vista storico è così.

……… ……… ………..

Da una mail di Delli Quadri leggo la supposizione che potrebbe non essere esistita una Nazione Italia nella protostoria; mi sembra una questione non trascurabile, ma si deve tenere conto del significato nel tempo del termine Nazione; i dizionari di osco riportano che Touta per gli italici significasse sia Gente che Popolo, ma anche Nazione; anche i Sioux chiamavano essi stessi Nazione. Le parole cambiano di significato da tempo a tempo e spesso anche da persona a persona nello stesso tempo, per tale ragione alcuni passaggi tra gli umani sembra non contengano alcuna forma di comunicazione. Il termine Nazione ha oggi un significato che certo non aveva neanche nel I secolo a,C.. Tutto un casino, insomma. La storia qui mostra i suoi limiti, che io supero distaccandomene e rivolgendomi alle visioni.

 

Nella e-mail di Delli Quadri ci sono queste domande:

1) Italo invase il sud Italia? Il suo popolo era già un popolo italico?
2) Da dove viene Italo? Perché quel nome?
3) Perché si parla di Italo come re degli Enotri e non degli Itali?
4) La parola Italia si propagò dalla Calabria o preesisteva?
5) Italo creò una Nazione Italiana o diede solo il nome ad una terra?

 

Le risposte storiche alla base del mio testo sono le seguenti:

1) No, non invase il sud Italia. No, il suo popolo non era ancora un popolo che poteva essere chiamato italico.
2) Italo era un enotro, veniva da dove venivano gli enotri, quasi certamente un popolo appenninico. Il perché lo sanno solo i morti e i visionari.
3) Perché Italo era un re enotro; durante la sua vita non poteva esserechiamato per quello che ancora non aveva compiuto.
4) La parola Italia si propagò dalla Calabria ed esisteva già ma denotava altro.
5) La terra venne chiamata Italìa certamente, ma non so se lo volle lui o fu gesto di rispetto dei suoi compagni o dei posteri. Italo certamente creò una Nazione, nel senso osco della parola.

…………… ……… …………….

 

Il giorno 23 gennaio 2013 13:46, così scrivevo a Domenico:

Caro Mimmo,

Ho letto quanto ho potuto del materiale che mi hai inviato, ma sufficiente per potermi esprimere con un parere che trascrivo IN PUNTA DI PIEDI.

In primo luogo,, una frase  del prof Campora mi ha colpito più di tutto:
“Italo era un enotro, veniva da dove venivano gli enotri, quasi certamente un popolo appenninico. Il perché (del suo nome) lo sanno solo i morti e i visionari”.

In secondo luogo, credo che bisognerebbe rivolgersi ai morti per un’altra questione:
la parola Italia preesisterebbe al nome Italo!!!

Ciò detto, credo che il prof. Campora, che ringrazio sentitamente per la e-mail e per il lavoro di studioso che compie, abbia ragione quando afferma che ” Le parole cambiano di significato da tempo a tempo e spesso anche da persona a persona nello stesso tempo, per tale ragione alcuni passaggi tra gli umani sembra non contengano alcuna forma di comunicazione.”

Da ciò deduco che questa polemica, circa chi debba fregiarsi del neologismo PRIMA ITALIA, con tanto di targa da installare lunghe le strade, sia del tutto inutile.

Meglio sarebbe riunirsi attorno ad un tavolo per carpire qualche segreto in più ai tanti morti disseminati lungo l’Appennino.

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Considerazioni (non finali) di Nicola Mastronardi

Bisognerebbe anche ricordare che nel 1300 a.C. la parola Italia (termine latino) non poteva esistere perché, semplicemente, il latino come lingua non esisteva. Lo stesso nome Italo è una traduzione in latino (simile appare in greco) di un termine originario in lingua indigena.

Ma, a parte questo sono molte le domande a cui bisognerà dare una risposta:

  • Qual era la lingua di Italo?   l’osco-italico?
  • E quale il suo nome origniario? Forse Vitulo o qualcosa del genere.
  • Quale il nome del suo regno se non Viteliu? Lo stesso Campora nel suo libro intitola una sezione “Viteliu”, = lingua osco-italica di origine appenninica.

La verità vera è che dobbiamo continuare ad indagare…!!!

 

Continua…………mi auguro costruttivamente

 

4 Commenti

  1. Caro Enzo, la questione
    dell’etimologia del toponimo “Italia” è piuttosto complessa. Le
    ipotesi dell’origine del toponimo sono diverse e ci portano anche a differenti
    parti della nostra Penisola: dal Salento alla Calabria. Il mito del re Italo,
    in particolare, è di matrice greca. Gli storici greci avevano il vizietto di
    disseminare in maniera del tutto fantasiosa e strumentale eroi greci (o di ascendenza
    greca, arrivando persino ad adattare personaggi, miti e leggende locali alle
    loro esigenze, come nel caso di Romolo e Remo a Roma) all’origine dei vari
    popoli che incontravano nei loro traffici nel Mediterraneo per poter stabilire
    con loro rapporti politici e commerciali pacifici. Il re Italo era il re degli
    Enotri. Ma gli Enotri, secondo il mito, erano il popolo che l’eroe greco
    Enotrio, principe d’Arcadia e figlio di Licaone, avrebbe portato dalla Grecia
    nella nostra Penisola in un’epoca antecedente alla colonizzazione storica
    avvenuta successivamente da parte di Achei e Dori. Nel caso dell’osco “Viteliu”,
    invece, si tratta della prima testimonianza epigrafica dell’uso del nome “Italia”. La questione, secondo
    me, non è tanto a chi spetta la palma per l’invenzione del nome “Italia” in
    senso geografico bensì in quello politico. I sudditi del re Italo erano
    consapevoli di essere “Italici”? No. In questo senso, il primato
    spetta alle genti dell’Italia centrale che utilizzarono quel termine per contrapporsi tutti insieme ai Romani. Avrebbero
    potuto utilizzare i loro singoli nomi: Caraceni, Frentani, Marrucini, Marsi, Peligni,
    Pentri, Piceni e Vestini. Ma non l’hanno fatto. Forse, avevano in mente
    un’altra idea dell’Italia: non quella arrogante ed elitaria greco-romana (nata probabilmente
    toponomasticamente in Calabria col re Italo) ma una più ugualitaria e solidale,
    tipicamente osca (e appenninica). Alla fine, pur venendo sconfitti militarmente
    dai Romani, gli Italici ne uscirono vincitori politicamente. Nacque in quel
    momento la “vera” prima Italia. Gli Italici divennero cittadini romani e si
    avviò il processo di urbanizzazione e municipalizzazione del Sannio: la
    concessione della cittadinanza e la municipalizzazione del territorio
    conquistato diverranno da quel momento in poi il modello della romanizzazione
    del mondo intero, che è alla base della nostra civiltà occidentale.

  2. Caro Francesco, la tua posizione mi convince abbastanza. Io stesso infatti, durante la voluminosa corrispondenza avuta con Domenico Lanciano, avevo fatto presente che il il nome Italia è sicuramente “antico” di altre 1000 anni rispetto al 91 a.c., ma con esso si faveva, molto probabilmente, riferimento ad un territorio, e non ad una Nazione, cosa che invece avvenne nel 91 a.c. 

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