Preghiere,Invocazioni,Filastrocche di gennaio

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di Maria Delli Quadri [1]

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Nelle mie ricerche su antichi detti, proverbi e citazioni, mi sono imbattuta in alcune filastrocche scherzose o di carattere religioso che riflettono, soprattutto queste ultime, l’ingenuità, ma anche la grande fede dei nostri antenati. Simili antiche costumanze, anello che ci lega ai padri , ricordano un passato quasi primitivo che va man mano scomparendo, sotto l’influsso delle nuove civiltà, della tecnologia e di altre usanze importate anche da paesi stranieri. Tutto ciò è un fatto positivo, perché mostra che il paese si evolve verso modelli diversi di civiltà, ma nello stesso tempo ci induce a riflettere, anche con una certa malinconia, che i buoni costumi dei nostri padri prima o poi spariranno e noi stessi saremo costretti a dimenticare le antiche tradizioni. Forse è giusto che sia così. Le generazioni si succedono (in media quattro ogni cento anni);  è fatale che gli usi e i costumi si trasformino ed ogni epoca abbia le sue caratteristiche.

La raccolta da me curata è ben poca cosa, segno evidente delle difficoltà incontrate a trovarne tante quante ce ne erano nel passato. Quasi tutte le persone che conoscevano canti e filastrocche in dialetto non ci sono più ed hanno portato nella tomba il segreto di questo enorme patrimonio di cultura e civiltà popolare. Le filastrocche spaziano tra Agnone e Capracotta, ma sicuramente sono note anche in altri paesi a noi vicini.
Il più gettonato tra i santi è Sant’ Antuone (16 gennaio) distinto dall’altro, Sant’Antonio da Padova (13 giugno) sul quale c’è ancora un detto antico ma sempre attuale: “Chi p’ Sant’ Andogne n’è r’menut, o s’è muort o s’è p’rdut!. Per questa data rientravano  infatti i transumanti e gli altri che vivevano fuori.

SI COMINCIA COL CAPODANNO

Boninn e bonann
è m’nut Cap’dann
è m’nute l’anne nuov
Die r’ guarda vacche e vuav
vacche e vuav e ru v’tieglie
Die r’ guarda r’asnieglie
R’asnieglie e ru cascion
Die r’ guarda ru patron
Ru patron scta alla Puglia
Die r’ guarda ru bauglie
R’ bauglie sctean r’ dnear
Die rguarda r’ quatrear

LA VIGILIA DELL‘EPIFANIA

Chi nen fa la v’giglia de Pasquarella
nen vede l’ luci belle

SANT’ANTONIO ABATE (Dal 17 gennaio alla Candelora)

Nduon, Nduon
è m’nut sant’Anduon
b’n’dice vacche e vuav
b’n’dice vacche e v’tiegl
b’n’dice pure ru Bamb’niegl

IL BAMBINO AL CAMBIO DEI DENTI (lo stesso santo)

Sant’Anduan, Sand’ Anduan
ecchete ru viecchie e damme ru nuove
me r’ puozz da tanta forte
da caccià ru chiuave alla porta

 

GENNAIO, TEMPO DI SALSICCIA

Ncicce e ncicce
damm nu poch de salgiccia
n’ men denn tanta poca
ca se sctruie p’ ru fuach
dammela giusc’tamente
ca Sant’ Anduan s’ accundenda


[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

 

1 COMMENTO

  1. Cara Maria le tue prime frasi per approcciarti a quello che poi enunci, mi trovano in disaccordo. Io sono un fedele in Cristo, ma ciò non sta al fatto di essere attaccato alle tradizioni del passato. È il non dimenticare le nostre origini che ci fa simili a costruzioni con solide fondamenta, altrimenti la costruzione decolla come un razzo e chissà dove finirà, forse come un fuoco pirotecnico, si dissolverà dopo un bel botto colorato.

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