Preghiera

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di Paola Giaccio

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare.”

E il Signore affidò ai suoi discepoli e alla sua Chiesa la preghiera cristiana più bella che io abbia mai “sentito“… Certo,da piccoli viene insegnata prima dalla propria mamma, poi dai catechisti. Una spiegazione viene data,ma, in realtà, si ripete a memoria…

Padre nostro: non “Signore”, non “Padrone”…

Mi rivolgo al mio Dio e lo posso chiamare Padre …Non è meraviglioso chiamare un Dio,Padre? Poi, Padre nostro, facendoci sentire figli di un Dio,senza confini,senza etnia,quindi siamo tutti fratelli…

Incredibile!

Che sei nei Cieli: non “lontano”, non “distaccato”, come potrebbe sembrare, ma tutt’intorno, in tutta l’immensità dell’universo e,io,quindi, lo trovo anche dentro me…, come in Cielo, così in Terra: la volontà di Dio è la nostra salvezza, mentre spesso la nostra volontà ci porterebbe alla perdizione. Soprattutto nei momenti più difficili e dolorosi,tendiamo a perdere la fiducia e la speranza,dimenticando chi siamo…

Dacci oggi il nostro pane quotidiano: non il superfluo,ma ciò di cui abbiamo veramente bisogno,per permetterci di vivere in serenità.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori: il nostro Dio che ci induce al perdono…quante volte offendiamo qualcuno? quante volte riceviamo offese? Non vuole odio,guerre,distinzioni,ma insegna a perdonare, veramente. Certamente non è facile,ma se davvero siamo figli di un Padre cosi buono,uno sforzo lo possiamo fare! e diventerebbe più facile se ci predisponessimo al perdono.

Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male: le tentazioni sono molteplici,soprattutto tentati dalla sete del potere o,forse,soprattutto dalla presunzione del potere…perché nulla otterremmo davvero e nulla porteremmo con noi nell’infinito. Solo un Padre, con il suo insegnamento, può liberarci dal male, volgendoci al bene e rendendoci artefici consapevoli della nostra scelta.

Nel mondo, troppi sono ancora i problemi,troppo forte sentiamo le differenze tra noi, gente che vive sotto lo stesso cielo…senza sentirsi fratelli… Quando accadra’, solo allora potremo dire di avere imparato a pregare.

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Si, è la preghiera più bella che io abbia mai “sentito”!

 


Editing: Paola Giaccio 
Copyright: Altosannio Magazine 

1 COMMENTO

  1. Quasi tutti noi, a incominciare da me, abbiamo accolto con entusiasmo, come segno di civiltà, l’epilogo del cammino sviluppatosi impercettibilmente passo dopo passo a partire dalla nascita dell’umanesimo, tanti secoli fa. E qual’è stato questo epilogo ? La sostituzione di Dio (o, più esattamente, del Padre a cui si riferisce l’articolo) con Io (tra l’altro, risparmiando una lettera dell’alfabeto, così come, tra i miliardi di seguaci di mr. Zuckerberg, “xché” ha sostituito “perché”). Dunque, è più che giusto che quel Padre si comporti con noi esattamente come con la nazione che, storicamente, per prima Lo ha rinnegato: ” Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce * Israele non mi ha obbedito / L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore, * che seguisse il proprio consiglio ” (dal Salmo 80, nella traduzione CEI 1974). O, forse, mi sbaglio ?

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