Pite P’telle

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di Benedetto Di Sciullo, Giovanni Mariano,  Minella Busico Marcovecchio,  Flora Delli Quadri

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Questa filastrocca era usata comunemente per fare la conta. Spesso però, nelle sere d’inverno, veniva recitata per fare un gioco che si chiamava appunto “pite pitelle”. I partecipanti si mettevano seduti in cerchio (di solito intorno al camino o ad un braciere) e uno di loro, estratto a sorte, iniziava la conta dei piedi dei concorrenti recitando la filastrocca seguente. Quando la conta finiva, il piede su cui cadeva l’ultima sillaba della filastrocca, doveva essere tirato indietro dal concorrente. La conta poi ricominciava saltando i piedi che si trovavano in posizione arretrata. Vinceva chi, per ultimo, restava con un solo piede in avanti.

Secondo le usanze di Fallo CH

pite pitelle
caruòfene bielle
taglia pane e ficche curtielle
iesce fore tu pillastrelle

Pite pitelle
garofani belli
taglia pane e ficca coltello
esci fuori tu pollastrella

Secondo le usanze di Agnone (Minella)

Pit p’tella c’lor s’s bella,
Santa Maria ru scalcator
figle de re figle de re,
artira su’ ped ca tocca a te

Pite  p’tella  color  ‘sì bello
Santa Maria, lo scalcatore (colui che leva il calcagno)
Figlia di re, Figlia di re
Ritira il tuo piede, perché tocca a te.

Secondo le usanze di Agnone (Flora)

Pit  p’tella c’lor s’s bella
Santa Maria ru scalcator
pit p’ccion m-nit a jucà
Figlia d re, figlia d re
Artira su ped ca tocca a te

Piede, piedino colore così bello
Santa Maria lo scalcatore (colui che leva il calcagno)
piede piccino (e non piccione) venite a giocare
figlia di re, figlia di re
ritira il piede, perchè tocca a te

11 Commenti

  1. ai bambini si cantava anche quest’altra filastrocca ( le mie nipotine la conoscono perfettamente :Muscialatt , pane e latt, che t magnast , ier sera. MI MAMGIAI PANE E PERE jacci jacci che non è vero

  2. La mia versione:

    Pit p’tella
    c’lor s’s bella
    Santa Maria ru scalcatore
    pit p’ccione
    minit a jucà
    Figlia d re, figlia d re
    Artira ru ped ca tocca a te

  3. Bello il gioco, bella la fiastrocca, belle le “varianti”, secondo la memoria di chi ha scritto i commenti …
    Non so se a Fraine, vi fosse qualche gioco simile, da parte delle bambine di un tempo. …
    Io ricordo a Fraine una filastrocca che si recitava ai più piccolini, accennato in un commento.
    Si prendevano le manine dei bimbi per i polsi, si diceva loro: ” FACEMe A MUSCe HATTe” e si incominciava a muovere i polsi e le braccine dei bimbi in modo tale che essi stessi si accarezzassero il viso con le due nanine … e si continuava con questi tipo di carezze fino agli ultimi due versi della filastrocca.
    Si iniziava subito a far accarezzare al bimbo il suo viso, le guance, e si continuavano le carezze, “iniziando e continuando” a recitare la seguente filastricca:
    ” MUSCe HATTe,
    PANe E LATTe,
    PANe E PERe,
    CHe TTI SI MAGNATe
    IIeRe SERe,
    FRUSTe FRUSTe,
    CA NNÉ LU VERe”
    Agli ultimi due versi della filastrocca si iniziava a stropicciare le manine del bambino, sempre delicatamente, vicino alla sua bocca e al suo nasino e si accompagnava il gesto con una voce “ridente” nel recitare le ultime due strofe.
    Il bimbo o la bimba, erano infastiditi da questo stropicciare il nasino, ma rassicurati dalla voce amica, ridevano anche essi divertiti. …

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