Pillola Personaggi 3 -Luciano Tavarozzi, Cianǝ

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Don Alessandro Di Sabato e il prof. Luciano Tavarozzi

Con il professor Luciano Tavarozzi ho condiviso la maggior parte della mia vita scolastica sia da alunno che da docente. Infatti, insegnava disegno nelle prime tre classi della scuola media e insieme al suo collega professor Trabucco restaurò i dipinti della chiesa di San Francesco; quando non giocavo a pallone con i miei coetanei lì davanti, entravo a curiosare e con una buona dose di meraviglia scoprii che i due professori usavano colori ottenuti con il tuorlo d’uovo.

Nel primo liceo scientifico il prof. Tavarozzi insegnava non solo disegno ma anche Educazione Fisica.

In apparenza sembrava fosse impacciato, ma era un vero atleta; con tre balzi arrivava in cima alla pertica e sembrava un gatto quando si arrampicava sulla fune; si può ben dire che è stato il più prestante insegnante di educazione fisica che avessi avuto.

Comprendeva benissimo che aspettavamo con ansia l’ora di Educazione Fisica per scatenarci, per correre, per divertirci e ci consentiva di giocare a pallone, tempo permettendo, nella palestra scoperta.

A livello della detta palestra ricavata dall’ex orto dei francescani c’erano alcuni uffici del Municipio tra cui l’anagrafe con l’applicato Gennarino Minale e il capufficio Antonino Cacciavillani.

Un giorno un tiro maldestro e potente di uno di noi centrò in pieno la vetrata del loro ufficio sfondando una lastra di vetro che andò in mille pezzi. La scrivania di Gennarino, vicina alla vetrata, fu inondata dai pezzi di vetro e per puro caso non ci furono altre conseguenze perché i due non erano nell’ufficio al momento dell’impatto.

Il mio prezioso pallone di cuoio però era rimasto lì dentro e mai avrei accettato di non recuperarlo. Corremmo dal prof. Tavarozzi e lo invitammo ad andare a scusarci da Antonino Cacciavillani. “Io non ci vado a parlare!” rispose e se ne andò.

Fui costretto mio malgrado a recarmi nel loro ufficio e mi sarei aspettato una memorabile sfuriata ma pur di recuperare il mio pallone mi feci coraggio; bussai ed entrai.

Gennarino  stava  cercando di  liberare  la sua scrivania dai pezzi di vetro e appena mi vide abbozzò un velato sorriso; “Bóngiórnǝ” e Antonino, senza nemmeno alzare lo sguardo dalle sue carte “Mbè chǝ vuó?” (adesso cosa vuoi?)… cercai di prendere il discorso alla lontana “…ru palléunǝ…a ruttǝ lǝ vritiǝ” (…il pallone…ha rotto il vetro) “e pǝcché n’è mǝniutǝ ru prufǝsséurǝ? ”(e perché non è venuto il professore?) “A dittǝ ca chǝ té ngǝ vulaiva mǝnì a parlà!” (ha detto che non voleva venire a parlare con te!)“Ah! A vistǝ la mala parata e a aviutǝ paiura…pigliatǝ ru palléunǝ e vatténnǝ dǝ córsa…e salutamǝ Cianǝ!” (Ah! Ha visto la mala parata ed ha avuto paura…riprenditi il pallone e vattene di corsa… e salutami Luciano!)

Riferii poi al professore lo scambio di battute con Antonino e candidamente ammise che l’amico conosceva bene la sua propensione ad evitare fastidi, attriti e scontri, che l’avrebbe punzecchiato e si sarebbe divertito facendo finta di essere molto arrabbiato. Capii che il più delle volte preferiva per quieto vivere disarmare elegantemente l’avversario.

Fino al quinto liceo fu il docente di disegno; nel suo insegnamento c’era poca teoria ma molta pratica e tantissimi disegni a mano libera; quando non riuscivamo a disegnare qualche particolare ricorrevamo alla sua bravura; rapidi tratti di matita completavano il nostro disegno.

A volte la voglia di lavorare di noi alunni proprio latitava e faceva finta di non vederci quando, in primavera, nelle belle giornate di sole sostavamo a lungo sul balcone che dava sulla splendida valle del Verrino.

Dopo la laurea insegnai nella Scuola Media di Agnone e ritrovai il prof. Tavarozzi come collega per lunghi anni nella sezione A.

E così scoprii un suo comportamento che mi aveva incuriosito.

Avevo notato, ben prima di insegnare in Agnone, che il professore ogni tanto attraversava Piazza Plebiscito con un fagottino sottobraccio avvolto con la sottile carta usata dai fornai; pensavo che in quel fagottino ci fosse un panino.

Nel primo mese di insegnamento in Agnone seppi che lo stipendio veniva pagato dall’ufficio postale in modo cumulativo e che il prof. Tavarozzi aveva la delega per riscuoterlo per tutti e che poi lo ridistribuiva ad ognuno di noi.

E fu così che finalmente scoprii il contenuto di quel curioso fagottino che aveva attirato la mia attenzione: conteneva lo stipendio di tutti, all’epoca oltre 5 milioni di lire.

Geniale la trovata del caro prof. Tavarozzi! Temendo di essere rapinato lungo il tragitto avvolgeva il pacchetto di banconote con carta da forno, sicuro che nessuno avrebbe mai osato sottrargli un panino!


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

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