Pillola di storia 8 – 1706-1708 Quando Agnone scelse Sant’Antonio di Padova come protettore

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Nel 1706 una larga fascia dell’Abruzzo e del Molise fu sconvolta da un forte terremoto di intensità 6,8 della scala Richter. Il sisma è passato alla storia come terremoto della Maiella o terremoto di Sulmona perché di 2.400 vittime, 1.150 furono abitanti di Sulmona.

Danni  senza vittime furono registrati anche in Agnone e le notizie furono riportate dalla “Distinta relazione del danno cagionato dal tremuoto succeduto à dì 3 di novembre 1706. Secondo le notizie venute a questo eccellentiss. sig. viceré marchese di Vigliena & c. ed altre raccolte da varie lettere particolari.

“…Nella città di Agnone sono cadute da cinque case, e il campanile della chiesa madre di S. Marco, il qual’ha cagionato gran meraviglia, perocch’era di fabbrica assai forte e di pietre lavorate”.

Nello  stesso  terremoto  riportarono  danni  anche  la chiesa di Santa Croce che fudichiarata inagibile; il piccolo campanile e l’annesso ospedale furono ritenuti pericolanti e  la  chiesa di  S. Emidio  ebbe  il crollo  parziale  del soffitto, mentre quelle dell’Assunta e di San Nicola furono dichiarate inagibili.

……………

Qualche anno fa, durante la preparazione della processione di San Cristanziano, don Alessandro Di Sabato, parroco di San Marco, mi accennò che in tempi passati la cittadinanza aveva deciso che Sant’Antonio di Padova fosse venerato come co-patrono della Città. Ho consultato molti documenti per cercare conferme a detta notizia ma inutilmente fino a quando chiesi a don Giovanni Fangio, parroco di Sant’Emidio, se tra i documenti e le pergamene della Biblioteca Emidiana ci fosse qualcosa al riguardo; mi consigliò di cercare in una pergamena del 1708.

Nel testo “Domina Agnone” G. P. Odorisio ha trascritto in latino la detta pergamena che una volta per tutte chiarisce tutti i termini della questione. In 58 righi in effetti c’è la richiesta alla Sacra Congregazione dei Riti di nominare Sant’Antonio di Padova co-patrono di Agnone insieme a San Cristanziano e a Santa Teodora. La proposta fu accettata in parte nel senso che Sant’Antonio di Padova fu dichiarato co-patrono ma di importanza minore.

Inoltre la pergamena, redatta nel convento di San Francesco dei Conventuali Minori, è molto interessante perché, oltre alle motivazioni (nessuna vittima durante il terremoto per la devozione a Sant’Antonio di Padova) riporta l’elenco di oltre 50 uomini illustri di Agnone che furono testimoni tra cui Franciscus Antonius de Cocuccio, giudice a contratto; Iosephus Menaldus Notaio della stessa città e di tutto il Regno di Sicilia al di qua del Faro; Reverendo padre Collegiale fratello Antonio Lucci; Magnifico Sindico Iosepho Ionata; Capitano Iosepho Sarrocco.

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La devozione a Sant’Antonio di Padova non nacque dopo il terremoto del 1706. Lo si deduce da una pergamena del 1517 che riguarda una donazione di Francesco Gualterio Farina di tutti i beni che possedeva in comune con suo fratello Sebastiano, abitante in S. Lorenzo, con l’eccezione della metà di un magazzino e dei beni già divisi tra i due fratelli, fatta alla chiesa di S. Antonio di Padova fuori le mura della città di Agnone, con il patto che il procuratore di detta chiesa sia tenuto, vita natural durante dei due fratelli, a garantire ad essi i mezzi di sussistenza.

La notizia che la detta chiesa fosse fuori le mura conferma che le mura di Agnone in quel periodo comprendevano la chiesa di Sant’Antonio Abate e scendevano per l’attuale Salita Buonarroti fino al cosiddetto Portillo di Sant’Emidio. Nella seconda metà del 1800 fu smantellata la porta di accesso di Sant’Antonio.

Sant’Antonillo – Da una cartolina di fine 1800

 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

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