Pillola di Storia 6 – 1484-1893 –  Le acque del Verrino

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Acquisto feudo di S. Maria di Monte Capraro – Le acque del Verrino

Nell’inventario del 1873 inserito nel “Summarium hoc ex Diplomatibus…”di don Michele D’Alessio sono incluse tre pergamene relative all’acquisto da parte dell’Università di Agnone del feudo di S. Maria di Monte Capraro. I regesti relativi a queste pergamene, tradotti dal latino, così recitano:

“6 luglio 1484.Donna Pippa de Belleriis moglie del nobil’uomo Notaio Pietro Antonio di Guglionesi Baronessa con strumento di vendita rogato dal Notaio Francesco Marinelli di Onofrio del Castello di Macchia di Agnone (in latino Castri Macchiae de Anglono) dà e consegna all’Università di Agnone tre parti del Casale abitato di Santa Maria di Monte Capraro indiviso con la quarta parte che fu del defunto Muzio di Monte Alto attualmente posseduta da Nicola di Bruzio Cordisco e fratelli Infeudati dalla Regia Curia con boschi e foreste, pascoli, erbaggi, prati e fatta salva l’adoha da versare alla Curia, confinante con il Territorio di Agnone, Monte forte, Carovilli (in latino Carvillum), S. Nicola Risciuolo (in latino S. Nicolai de Ruscioli) e fiume Verrino (in latino flumen Verrini) al prezzo di 100 once di Carlini d’argento a ragione di 6 ducati per ogni oncia.”

– “24 settembre 1484. Nicola di Bruzio Cordisco della Terra di Agnone con strumento rogato dal Notaio Francesco Marinelli di Onofrio di Macchia vende all’Università di Agnone l’ottava parte del Casale abitato di Santa Maria di Monte Capraro indiviso con l’Università predetta e con l’altra ottava parte a lui rimasta , confinante con il Territorio del Castello abitato di Monte forte (in latino Castri inhabitati Montis fortis) , Civitelle di Agnone (in latino Civitellae Angloni) e del fiume Verrino al prezzo di 113 ducati salva l’Adoha da versare alla Regia Curia.”

– “1487Strumento di vendita rogato dal Notaio Benedetto Nicola di Benedetto di Trivento dell’ottava parte del Castello diroccato di Santa Maria di Monte Capraro da parte di Nicola Bruzio Cordisco anche a nome e per la parte dei fratelli Antonio Nigri e Amico al prezzo di 75 ducati a favore della Terra di Agnone.

I confini sono con gli altri beni dell’Università, con le altre sette parti acquisite dalla detta Università, con il territorio del Casale diruto S. Nicola Risciuolo, con ilCastello abitato della Civitella, Monte forte e fiume Verrino”.

….

Da queste tre pergamene si evince che l’intero feudo di Santa Maria di Monte Capraro fu acquisito dall’Università di Agnone; inoltre in detto feudo vi erano le due sorgenti del Verrino.

È lunga la storia dell’utilizzo a fini industriali e commerciali delle preziose acque del Verrino, che rappresentarono per secoli un’importante risorsa per Agnone.

In sintesi tratterò solo alcune tappe significative.

Nel 1592 l’Università di Agnone concesse alla baronessa di Capracotta Aurelia d’Eboli l’autorizzazione a costruire un mulino che sfruttava le acque del Verrino con un censo annuo di 25 tomoli di grano da saldare nel mese di agosto di ogni anno. Successivamente nel 1600 ci fu un’altra concessione alla stessa baronessa per un altro mulino e il censo annuo fu postato a 33 tomoli di grano annui.

I due atti di concessione furono trascritti il 23 agosto 1628 in una pergamena dal notaio Giuseppe de Luccis e dal notaio Innocenzo Orlando.

La pergamena è tutt’ora conservata nel fondo antico del Comune di Agnone.

Nel 1696 con strumento dei notai Giuseppe e Serafino Menaldi, l’Università di Agnone concesse a Giovanni e Giulio Serafini lo sfruttamento delle acque del Verrino per una Ramiera; fu pattuito un pagamento di cinque ducati annui. Questa Ramiera passò dai Serafini al Principe di S. Buono che aveva lungo il Verrino altre tre Ramiere.

In un altro strumento del notaio Francesco de Tetis datato 25 giugno 1696 fu stipulata un’altra concessione delle acque del Verrino a favore dei fratelli Domenico e Stefano (cognome illegibile) con pagamento di cinque ducati annui per l’acquedotto; questi beni nel 1829 erano posseduti da D. Cocucci che pagava i cinque ducati al Principe di S. Buono.

In un altro strumento si dice che il Principe di S. Buono possedeva un’altra Ramiera nel territorio della Badia di Santa Maria di Agnone; questa Ramiera in primis fu posseduta da D. Angelo Celillo, poi dal defunto Sebastiano Pecorelli.

L’8 novembre 1754 l’agrimensore Regio Michele della Croce redasse una mappa che misura 50×74 cm. e che riguardava la “ Pianta del corso dell’acqua del rivo Verrino che scorre per il territorio della Città di Agnone”. Il Feudo di Santa Maria di Monte Capraro comprendeva Monte Capraro, Monte Cavallerizzo e seguendo il corso del Verrino arrivava fino alla confluenza del Vallone San Nicola.

Di questa mappa, partendo dall’alto, riporto tutti i particolari relativi ai Mulini, alle Ramiere e alla Balchiera (edificio per la lavorazione della lana).

Lettera A- Fonte delle Morce
Lettera B: Fonte detta di Verrino, passi sessanta dentro al  Feudo di S. Maria di Monte Caprara e Mulini di Capracotta
Tre Ramiere del Principe
Mulino dell’Università e Ramiera del Rosario
Ramiera del Principe e Mulino della Badia di S. Maria di Agnone
Mulino di S. Chiara e Mulino di S. Francesco
Mulino e Balchiera di D. Domenico Cocucci

Da questa mappa si nota che il Verrinoè alimentato da una sorgente detta delle Marce (la Spogna), indicata con la lettera A, e dall’altra detta Fonte del Verrino; lungo il corso del fiume e nel territorio di Agnone vi sono i 2 Mulini di Capracotta, 3 Ramiere del Principe tra le confluenze del Vallone Forapecora e del Vallone del Cerro, poi un Mulino dell’Università, una Ramiera del Rosario, un’altra Ramiera del Principe, un Mulino della Badia di Santa Maria d’Agnone, un Mulino di Santa Chiara, un Mulino di San Francesco, un Mulino e una Balchiera di Dom. Cocucci.

Complessivamente cinque Ramiere, sette Mulini e una Balchiera.

………

Nel 1829 vi fu un’importante sentenza di appello che metteva fine ad una controversia tra Diego di Ciò di Capracotta, proprietario dei due mulini di Capracotta acquistati dalla Baronessa de Riso, Gaetano Castiglione che nel 1820 aveva acquistato i mulini dal di Ciò e l’Università di Agnone; il di Ciò sosteneva unitamente al Castiglione che non dovesse pagare il censo annuo di 24 ducati per lo sfruttamento delle acque del Verrino.

La corte condannò Diego di Ciò e Gaetano Castiglione al pagamento di 360 ducati, l’interesse su detta somma dal 10 settembre 1826 e altri 24 ducati per l’anno 1828.

……

Nel verbale della seduta del Consiglio Comunale di Agnone del 22 maggio 1884 è scritto “… da oltre 50 anni il comune non percepisce più il Canone…”.

……

Infine il 9 ottobre 1893 un documento venne consegnato dall’usciere presso il Circondario di Capracotta ai “D. Giuseppe Castiglione, D. Gaetano e D. Domenico Castiglione seniori non che D. Luigi  Castiglione tanto nel nome che in qualità di padre e tutore legittimo del di lui figlio minore D. Paolo, nel carattere di eredi  dei  defonti  D. Gaetano  Castiglione e  D. Domenico  Castiglione seniori come pure agli altri proprietari D. Giuseppe, D. Giovanni e Donna Caterina di Ciò quali figli ed eredi del fu Don Diego tralasciandosi gli altri perché han rinunciato legalmente alle di costui proprietà…”.

Viene intimato ad essi nel termine ordinario di legge di comparire all’udienza della Gran Corte Civile di Napoli che dovrà pronunciarsi sulla perenzione (ossia sulla cessazione degli effetti processuali e sostanziali) relativa ad una vertenza che tra sentenze di primo grado del 1822, sentenze di appello e appelli vari alle sentenze, nel 1893 non era ancora conclusa.

 

 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.


EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

2 Commenti

  1. Ahi ahi come sempre …cause e processi -d’ogni tipo -vanno per le lunghe!!!!
    MA IL RAME LAVORATO AD AGNONE DA DOVE PROVENIVA? ?
    BALCHIERA E —GUALCHIERA__-COME DICE CARDUCCI NELLA POESIA “IL CANTO DELL’AMORE” ERANO LA STESSA COSA?

  2. Le “ramiere” erano in effetti fonderie del rame; si recuperava il rame vecchio e si fondeva. Il rame grezzo poi veniva lavorato e negli anni 50 c’erano 61 botteghe di ramai ; considerando una media di 5 addetti tra mastri e lavoranti, c’erano circa trecento persone impegnate. Invece nella Balchiera veniva lavorata la lana grezza e Capracotta per molti anni fu tra le 10 cittadine che producevano più lana. Nei pascoli estivi di ritorno dalla transumanza pascolavano migliaia di pecore.

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