Pillola di Storia 5 – 1310-1950 Storia delle fonti e della Fontana Rosa

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

E’ importante rilevare che il sito occupato dalla parte storica di Agnone si è costituito come paese prima del 751 d.c. ed in quel periodo la prima necessità degli abitanti era quella di scegliere per il proprio paese, un luogo facilmente difendibile.

Le curve di livello più sono fitte e più aumenta la pendenza

Agnone all’epoca era un nucleo di case arroccato sulla cima di una collina con la vetta a San Marco, difeso da ogni lato da ripidi pendii o da dirupi.

Per quanto riguarda il tessuto urbano di Agnone sappiamo che nel 1040 era in piedi un castello a San Marco, che la prima data su pietra è il 1118 incisa sul portale della chiesa di Sant’Antonio.

Il tessuto urbano fino alla metà del 1400 si sviluppava occupando le pendici della collina; infatti da San Marco, vetta della collina, da una parte si scende precipitosamente fino alle morge della Ripa che proseguono quasi in linea retta fino al Portillo di Sant’Emidio, poi si risale verso la chiesa di Sant’Antonio attraverso la Salita Buonarroti per accorgersi che dal lato opposto delle morge della Ripa vi è la ripida discesa fino al Fossato e il cerchio si chiude con le Coste di San Marco.

Ma una coperta corta o copre la testa o i piedi e poiché senza acqua non si vive e sui cucuzzoli delle montagne non ci sono sorgenti, ecco che un posto facilmente difendibile creava inevitabilmente problemi di approvvigionamento idrico.

Quasi ogni casa aveva una cisterna o un pozzo; altre sorgive raccoglievano le acque piovane e considerando che nessuna casa aveva servizi igienici decenti (chiaramente è quasi superfluo dire che non esistevano fognature!) si può facilmente immaginare di quale qualità fosse l’acqua potabile soprattutto delle zone più basse dove cisterne e pozzi inevitabilmente raccoglievano oltre l’acqua piovana anche i liquami delle case poste a monte filtrati dagli orti che dietro le case costituivano la cosiddetta “ammǝnatora.

Logicamente erano preziose le sorgenti da cui attingere acqua e c’erano norme molto rigide per la loro salvaguardia ed integrità. Infatti dal testo già citato di don Filippo La Gamba ecco cosa fu stabilito nei primi capitoli già in vigore ai tempi di Guglielmo de Sabran (1310-1353)

Le Fonti

Chiunque lavasse a meno di tre canne (cioè a meno di 6,36 metri)in prossimità delle fonti di cui qui appresso, oppure mettesse dentro di esse panni o qualche altra cosa sporca o nel serbatoio della fonte della rosa paghi per ogni volta un tarì.

I nomi delle nostre fonti sono questi:
Fonte della Rosa
Fonte Tenda
Fonte Maggiore

La Fonte della Rosa o delle Rose o Fontana Rosa era situata nel 1812 in Largo della Fontana, poi diventata Largo della Vittoria oggi Piazza Giovanni Paolo Secondo, e lo avvalora anche quanto scritto da A. Serafini nel suo testo “Sul colera in Agnone nel 1837 – Napoli 1896”.

“ …e le case che trovansi fra la porta G. Bruno, il Largo dell’Annunziata e le parti estreme del corso Vittorio Emanuele e di via Gualterio con piazza del Popolo, se ne provvedevano dall’ora distrutta Fonte Rosa; la quale, sita dal 1812 nel largo della Vittoria, veniva alimentata da acqua sorgente a circa tre chilometri della città in una piccola conca a fianco del monte, donde veniva incanalata in una molto primitiva conduttura di terracotta, che, prima di giungere al suo destino, si diramava per alimentare anche una fontanina posta all’estremo del corso Vittorio Emanuele per comodo esclusivo dei frati Cappuccini del vicino convento.

“…da una colonna centrale defluiva per quattro cannelle in una vasca di muratura coverta con volta di pietra, donde per parecchie finestrine fornite di inferriate a larghissime maglie veniva  attinta con  tazze o con catini di latta o più comunemente di rame, coi quali si raccoglieva in piccole tine trasportabili per lo più di questo ultimo metallo.

Mappa del 1837 con localizzazione di Fonte Rosa e della fonte, lungo il tratturo, che serviva il Convento dei Cappuccini. 

Il Serafini afferma che dal 1812 la fonte era sita nel Largo della Vittoria; logicamente prima doveva essere in qualche altro posto dentro le mura che nel 1400 comprendevano metà chiesa di Sant’Antonio e scendevano fino al Portillo di Sant’Emidio; considerati anche i tre chilometri di distanza da Agnone, la sorgente, forse circondata da cespugli di rosa canina che le davano il nome, era ed è ancora oggi a sinistra in alto della chiesa di Sant’Onofrio.

La primitiva conduttura partiva da una quota più elevata di Agnone e attraversava anche campi coltivati: infatti il 24-6-1883, un contadino ricevette una multa per danni alla conduttura della fontana rosa, danni arrecati durante la lavorazione dei campi.

La conduttura ad un certo punto si biforcava: un ramo scendeva lungo la mulattiera per Castiglione (attuale Via Saulino) e alimentava la fonte posta nel tratturo fornendo di acqua il Convento dei Cappuccini (che era situato dove è attualmente la Villetta e presente lì dal 1605); l’altro ramo proseguiva per attraversare Vico Canale e giungere così alla Fontana.

Nella delibera di giunta dell’1-9-1871 è riportato il “notamento di spese per innestare all’acqua della fontana grande quelle dei Cappuccini “e il 17-9-1875 il Consiglio Comunale delibera “l’appalto delle condotte di acqua verso Fontana Rosa e aumento del volume di quelle verso i Cappuccini; i tubi e gli altri materiali della Fontana Rosa la quale dovrà essere decomposta, siano addetti alla costruzione di un’altra fontana nel Largo Maiella ove dover condursi le acque di San Bernardino”.

Il 6-10-1879 il Consiglio Comunale delibera lo spostamento della Fontana Rosa; dovranno però passare altri 5 anni per completare la sola rimozione!

Infatti nella delibera di giunta del 12-2-1885 si legge: ”… spese per l’abbattimento della vecchia fontana a Largo della Vittoria: essendosi espletati i lavori di condotta d’acqua ed impiantate diverse fontane in città non aveva più ragione di esistere la vecchia Fontana chiamata Delle Rose e che perciò fu fatta abbattere dal novembre scorso.

E così la vecchia fontana, dopo secoli di prezioso servizio lasciava il posto ad un anonimo fontanino, collocato nel muro di Vico Orlando, allacciato alla condotta pubblica inaugurata nel 1881 quando fu eseguito il progetto di risistemazione della distribuzione dell’acqua potabile in tutto l’abitato di Agnone.

Ma ancora oggi resiste nella memoria del paese il ricordo della fontana e Viale XI Febbraio è indicato ancora come la Costa la Fonte.

Purtroppo, nonostante il 28-4-1882 il consiglio comunale avesse deliberato di salvaguardare e conservare i monumenti antichi, la vecchia fontana fu smantellata ed alcuni pezzi furono inevitabilmente rovinati. Evidentemente la benemerita Fontana Rosa non venne ritenuta un monumento antico!

La fontana rosa dopo il primo spostamento 1 Foto Archivio Pasquale Verdone
Fontana Rosa a Maiella

Ancor più lungo nel tempo, oltre 75 anni, fu il tragitto di alcuni pezzi della vecchia fontana per raggiungere la destinazione definitiva; infatti fu dapprima spostata in Piazza Unità d’Italia, poi di fronte alla chiesa dei cappuccini costruita dopo la demolizione della vecchia del 1623, poi verso la fine degli anni ‘50 fu finalmente ricostruita, con i pezzi sopravvissuti a tre traslochi e tre demolizioni, in fondo a Piazza del Popolo.

 

Invece per quanto riguarda la Fonte Maggiore, da un inventario dei beni dell’Abbazia di S. Maria di Agnone (l’attuale Madonna dell’Assunta) dell’Abbate D. Didaco Gigliani del 1668, risulta che la fonte sorgeva nei pressi di detta Abbazia.

Negli anni 1782 -1783 la sorgente fu captata e fu costruita in muratura la Fontana di San Rocco. Lascio all’immaginazione del lettore capire con quanta fatica ci si approvvigionasse di acqua da tale sorgente: la salita fino alla Porta Berardicelli è ripida e lunga!

Fontana San Rocco

Nulla si sa sulla Fonte Tenda né il nome può venire in aiuto per localizzarla; però nelle vicinanze di Agnone ed in un posto molto più a portata di tina vi è solo un’altra sorgente, che già in tempi remoti aveva favorito, nella sua immediata adiacenza, la costruzione della chiesa di San Lorenzo.

Fontana San Lorenzo Foto Archivio Remo Nicola De Ciocchis

Mi riferisco alla Fonte San Lorenzo e varie sono le ragioni che mi fanno propendere che sia la Fonte Tenda come anche già supponeva don Filippo La Gamba in una nota del testo su citato:
– è una sorgente che anche in periodi di siccità mantiene quasi inalterata la sua portata;
– il grosso canalone scavato fino al Verrino, testimonia che le sue acque scorrono nello stesso posto da tempo immemorabile;
– il manufatto della vecchia fonte sembra proprio risalire all’ Alto Medio Evo;
– era molto meno faticoso recarvisi per attingere acqua che non risalire la ripida mulattiera dalla Fonte Maggiore fino al

Nel 1837 scoppiò nel Molise un’epidemia di colera e 138 paesi, tra cui Agnone furono investiti  dal  terribile morbo;  su  una  popolazione di 349.667 abitanti ne morirono 15.884 mentre, seppur colpiti dal male, se ne salvarono 43.266. Il 4,54% degli abitanti dei 138 centri fu dunque vittima del morbo.

Anche Agnone fu duramente colpita e il colera imperversò dai primi di Luglio fino al 25 settembre; le vittime furono 309 su un totale della popolazione di 8.905 con una percentuale del 3,46%,un poco più bassa della media generale. Al diffondersi dell’epidemia contribuì certamente il già citato sistema di approvvigionamento idrico e le carenti condizioni igieniche dell’epoca; oltre la metà dei morti si verificò tra gli abitanti che si rifornivano alla Fonte Rosa anche e soprattutto perché l’acqua da tale fonte non si prelevava direttamente dalle cannelle ma dalla vasca usando recipienti atti alla bisogna.

 

 

 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

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