Pillola di folklore 9 Il paese dov’era sempre mezzogiorno

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Campanili di Agnone

Durante gli anni cinquanta, quando i flussi migratori verso i paesi europei ed extraeuropei non ancora avevano falcidiato la sua popolazione, che si aggirava intorno ai 10.000 abitanti, Agnone rappresentava per quasi tutti i paesi del Molise un centro di cultura, operosità e commercio. Il movimento demografico manteneva stabile il numero degli abitanti: chi partiva era rimpiazzato da chi arrivava; c’erano tanti ragazzi al punto che ogni rione aveva la sua brava squadretta di calcio con riserve; la Scuola Media, cui si accedeva con l’esame di ammissione e l’Avviamento, avevano classi di trenta-trentacinque alunni; il Liceo Scientifico, unico allora nella Regione, era ancora parificato e gli alunni pagavano una retta mensile; la Scuola Tecnica preparava i futuri periti che completavano gli studi presso gli Istituti Tecnici di Chieti. Chi arrivava dai paesi vicini si trovava immediatamente immerso in una realtà rumorosissima, al cui confronto la vita del paese di provenienza era permeata di silenzi da sala di registrazione.

Il mastro ferraio Guido Mazziotta alle prese con una zappa-Foto Iridi Digitali

In ogni vicolo del centro storico c’era almeno una bottega dǝ Callariarǝ (lavoratori del rame) che iniziavano a lavorare alle prime luci dell’alba per terminare al tramonto; Rǝ Fǝrriarǝ(fabbro ferrai), che lavoravano di incudine e martello, facevano altrettanto; Stóppa Chia Chiaò, “Funiarǝ (produttori di funi), cominciavano un poco più tardi, i primi in Via Lucci gli altri in Via Cavour, a manovrare la grande ruota per confezionare corde di ogni tipo. Ó limone pó pésciǝ” girava con il suo carretto carico di frutta e trainato dal caratteristico asinello e Beibròccòli” caricava Baróne, il suo mulo, di fresca verdura; cavalli, asini e muli si muovevano in continuazione; le cigolanti carriole erano il più comodo e diffuso mezzo di trasporto. Celó” partiva da capammóndǝ e attraversava Corso Vittorio Emanuele spingendo la sua carriola con un sacco di grano fino al mulino; Quirino il banditore, lemme lemme, annunciava con la sua trombetta le offerte del giorno; Piǝtrǝ Cazzòttǝ raccoglieva per le strade il letame trascinando una “sacchétta” non proprio profumata; Carmǝnucciǝ ru salaruólǝ (mio padre) assordava i passanti, chiedendo strada per il suo motofurgone, a suon di sibilanti fischi; pecore, capre, mucche e vitelli laceravano l’aria con i loro lamenti, forse presagendo la fine imminente, nei tanti mattatoi a fianco dei macelli; gruppi di ragazzi giocavano rumorosamente nelle strade, uniche palestre a loro disposizione; l’orologio di San Francesco rintoccava ogni quarto d’ora giorno e notte e se di giorno, tra tanti frastuoni, i rintocchi erano appena percettibili, di notte risuonavano nitidi e netti in tutta Agnone, mal conciliandosi con il sonno, soprattutto dei residenti nella zona di San Biase.

Ogni mezzogiorno, poi, si scatenava il putiferio! San Marco, San Nicola, San Pietro, Sant’Amico, La Trinità, l’Annunziata, Sant’Antonio, Sant’Emidio, i Cappuccini e Maiella a suon di campane, annunciavano al popolo che era ora di prepararsi per il pranzo e per quasi 10 minuti l’aria era satura di tintinnanti e assordanti melodie, al punto che si racconta che un turista, capitato per caso per la prima volta in Agnone verso mezzogiorno, frastornato dai tanti e ripetuti rintocchi, abbia esclamato: “Ma questo è il paese dove è sempre mezzogiorno!”

 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 


EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

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