Pillola di folklore 12 – Ru mataunǝ callǝ – Il mattone caldo

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Oggi quasi tutte le case sono dotate di impianto di riscaldamento; capaci radiatori riscaldano ogni stanza. La facilità con cui si governa il clima di una casa ha fatto dimenticare tante piccole e grandi complicazioni una volta collegate alla vita di ogni giorno. L’impianto di riscaldamento ha soppiantato il camino. La ciummǝnòira, un tempo centro strategico della casa, oggi è considerata uno sfizio e nulla più. Pǝgniatǝ, pǝgnatèllǝ, cuttriéllǝ e trǝppiédǝ, zufflatiurǝ, tenagliǝ e paléttǝ hanno caratterizzato quotidianamente la vita nelle nostre case fino a qualche decennio fa. Preparare i pasti rappresentava una fatica non indifferente per le casalinghe di una volta; altro che moderne cucine a gas, forni a microonde, pentole a pressione e friggitrici elettriche! La panciuta “pǝgnatèlla de fasciuólǝ” per ore borbottava accanto alla brace e spesso di nascosto vi inzuppavamo belle fette di pane che, così insaporite, erano vere e proprie leccornie.

Le case, nonostante le maestose mura, d’estate erano fresche mentre d’inverno erano sempre gelide; solo in cucina il camino acceso dalla mattina alla sera dava un caldo tepore. La brace veniva gelosamente conservata di notte sotto la cenere: anche accendere un fiammifero in più era uno spreco. Se la presenza in altre stanze era indispensabile, ecco che vi ci si portava la “còppa” di brace o ru vraciérǝ“: la stanza si riscaldava, ma si arricchiva anche di velenoso ossido di carbonio che spesso causava emicrania, più volte scambiata per “malocchio” immediatamente “incantato” dalla capace nonna o dalla mamma tuttofare.

Ru mataunǝ callǝ – Il mattone caldo (d’argilla)

Di sera, poi, la permanenza intorno al camino non attenuava la sgradevole sensazione di infilarsi tra le lenzuola fredde e gelide…ed ecco che il problema veniva risolto con mattoni refrattari posti a scaldare e avvolti in un panno di lana. 

Il mattone per un certo tempo restituiva il calore immagazzinato e non doveva essere né troppo caldo (avrebbe bruciato tutto) né troppo freddo. Sostitutiva del mattone, ma più costosa, era la classica bottiglia di rame rotonda o triangolare che veniva riempita di acqua calda. Anche se rappresentava una soluzione migliore del mattone, non era priva di inconvenienti quali le scottature, le perdite di acqua per fori accidentali, per saldature mal fatte o per guarnizioni difettose.

Ma né il mattone refrattario né la bottiglia di rame davano però quel piacevole senso di caldo che dava ru mònachǝ“, presente in tutte le case e di solito riservato ai genitori. Ru mònachǝ, con la sua caratteristica forma lenticolare che ne agevolava l’inserimento tra le lenzuola, era costituito da listelli di legno ed aveva una base per la coppa di brace. Anche ru mònachǝ creava di tanto in tanto pasticci ben più gravi delle scottature; infatti se qualche carbone acceso cadeva dalla coppa, c’era il rischio di rovinare lenzuola e materasso o addirittura di trasformare la camera da letto in camera ardente.

Oggi un letto freddo si riscalda con la termocoperta, una stanza con i radiatori…ma neppure tutte le comodità di questo mondo possono sostituire la dolce atmosfera di un bel camino acceso con la sua bella fiamma scoppiettante!

Ci si incantava davanti al fuoco, a stuzzicare i tizzoni per osservare rapiti le vècchiǝ (le scintille) che sprizzando viva luce esaurivano in un attimo il loro bagliore. Anche questo innocente giochino da piccoli ci era vietato; logicamente il prezioso fuoco se stuzzicato si consumava più velocemente e per intimorirci ci veniva detto che ogni “vècchia era l’anima inquieta di un defunto che saliva lungo la canna fumaria!

 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

1 COMMENTO

  1. Verissimo…nel dopoguerra…..si lottava per un minimo indispensabile; anche mio nonno Eduardo usava il mattone per un po’ di tepore da portare nel letto; anche la legna si doveva risparmiare (non c’erano le motoseghe) e si usavano ceppe, anche di ginestre, quel che si aveva; oggi abbiamo di tutto e siamo tutti insoddisfatti, annoiati e cerchiamo come si dice “la jerve dell’ucchie”……..se tornassero i ns vecchi ??!!

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