Pillola di di storia 9 – 1817 –  Monte Frumentario

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

I primi monti frumentari in Italia sorsero nel secolo XV e gli scopi erano incentrati sull’aiuto da dare ai contadini che non avevano sementi, soprattutto di grano e orzo. In poche parole venivano prestate al momento della semina le sementi che poi dovevano essere restituite, gravate da un modesto interesse, al momento del raccolto.

In origine l’interesse era calcolato in un modo molto particolare: per ogni tomolo ricevuto prima della semina “a raso” bisognava restituire al momento del raccolto un tomolo “a colmo”. Il tomolo a raso si otteneva riempiendo di grano l’apposito recipiente di misura e livellando il contenuto con una stecca di legno fatta passare sul bordo; quello “a colmo” invece era la quantità di grano che si otteneva senza passare la stecca sul bordo.

Nel corso dei secoli i Monti Frumentari ebbero alterna fortuna e nel 1826 furono regolamentati nelle nostre zone, da un regio decreto emesso da Francesco I il giorno 29 dicembre.

Agnone anticipò la legge e nel 1817 creò il proprio Monte Frumentario con meno di 100 tomoli di grano raccolti pietosamente e con un sussidio del governo.

I motivi di questa scelta sono da ricercare nelle difficili condizioni climatiche sia mondiali che locali a partire dal 1815 quando il vulcano Tambora, in Indonesia, diede luogo ad una delle più grandi eruzioni di ogni tempo con l’immissione nell’atmosfera di enormi quantitàdi polveri che si diffusero per tutto il globo e si comportarono come un filtro nei confronti dei raggi solari, provocando una sorta di piccola era glaciale che si protrasse negli anni successivi.

L’estate del 1816, preceduta da un inverno lungo e piovoso, fu fredda e umida anche in Europa. Il raccolto dell’uva e del grano fu pessimo e la mancanza di pane fece subito esplodere la rabbia della gente, esasperata dalla fame e dalla drammatica situazione dopo le guerre napoleoniche; per mancanza di foraggio si macellarono in gran quantità gli animali domestici ma, spariti quelli, si cominciò a mangiare di tutto, dal gatto al muschio.

In Italia in quell’anno cadde persino la neve rossa.

In Agnoneinoltre il 16 giugno del 1817 una terribile grandinata distrusse più della metà del raccolto delle campagne e scoppiò un’epidemia di tifo petecchiale favorita dallegravi deficienze sanitarie e dalla carestia. Ho esaminato i dati della mortalità negli anni 1812, 1813, 1814, 1815 e 1816 per avere un’idea dell’incidenza della carestia e dell’epidemia di tifo petecchiale: la media è di 238 morti per anno. Nel 1817 i morti furono 1078; ne consegue che in quell’anno la mortalità fu 4,52 volte la media degli anni precedenti.

Il  decurionato agnonese nell’istituire il Monte Frumentario  decise di applicare un interesse particolarmente favorevole per l’epoca: per un tomolo prestato prima della semina la restituzione al momento del raccolto era di un tomolo più un sedicesimo, cioè un interesse del 6,25%.

Il Monte Frumentario agnonese funzionò egregiamente al punto che in meno di 30 anni il capitale raggiunse i 5000 tomoli; questa quantità di grano superava di molto la richiesta al tempo della semina e l’eccedenza veniva venduta; nel 1852 la vendita di 1000 tomoli di grano servì come parte del finanziamento per creare il Monte dé Pegni e nel 1876 la vendita di altri 1000 tomoli consentirono la nascita dell’Asilo d’Infanzia.

Tra varie vicende che non è il caso di riportare il Monte Frumentario fu chiuso, insieme al Monte dé Pegni, per legge nel 1904; vennero inglobati nella Cassa di Prestanze Agricola liquidata poi nel 1914.


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

1 COMMENTO

  1. L’articolo interessante e dettagliato mi ha fatto ricordare che -in piccolo- qcsa del genere avveniva tra mio padre e la parzenauole -mezzadro-che coltivava un pezzo di terreno di nostra proprietà alla “defenze”. Accadeva cioè che spesso papà DOVESSE anticipare tutta la quantità necessaria di seme ad ottobre e poi la parzenuole glielo restituiva a luglio -oltre alla metà spettante a ciascuno. Un anno assistetti ad un colloquio strano…Quasi dispiaciuta la donna vedova e minuta, ma tanto lavoratrice -diceva a mio padre:E mio padre in risposta: . E mio padre
    Ripensando oggi a quel colloquio provo grande emozione : erano due persone poco abbienti, ma entrambi molto lavoratrici, che si spartivano un tesoro!

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