Pietrabbondante, un luogo incantato dell’ALMOSAVA, alla ricerca del turismo che non decolla, di A. Zarlenga

3
613

di Adelina Zarlenga

Pietrabbondante, cavallo di battaglia per gli amministratori del territorio, resta soffocato dalla mancanza di programmazione. Senza neppure un albergo per dormire.

È un paesino arroccato sull’Appennino Pietrabbondante, incastonato tra tre grandi rocce, conosciute nel territorio alto molisano come “morge”. Situato in Provincia di Isernia, fa parte di un’area sconosciuta ai più nel resto della penisola. Ma nota agli amanti dell’archeologia e della storia antica. Infatti, a Pietrabbondante, mille metri di altitudine su un paesaggio mozzafiato, risiede il sito archeologico più importante del Sannio, sede di un imponente Santuario costruito dai Sanniti (popolo italico che osò sfidare Roma) tra il II e il I sec. a. C.

Un luogo incantato, visitato ogni anno da migliaia di turisti, che arrivano da ogni dove, per rivivere con la memoria gesta e vicende di quella civiltà, apprezzare le forme architettoniche degli edifici in cui si sviluppò la vita religiosa e politica del popolo sannita. Il teatro in pietra calcarea che domina il sito è l’unico esemplare al mondo a possedere sedili anatomici. Una perla per gli esperti del settore. Arricchita dai nuovi ritrovamenti e consapevolezze emerse durante le ultime campagne di scavo, condotte dal Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, Adriano La Regina. Nonostante le ricchezze culturali, chiuse come in uno scrigno nel paesino ai confini con l’Abruzzo, il settore turistico stenta a decollare. Manca una pianificazione attenta sui servizi da offrire ai visitatori. Basti pensare che Pietrabbondante è l’unico centro del territorio che non possiede una struttura ricettiva per la notte. Una carenza, che dopo la visita “mordi e fuggi” tra il paese e l’area archeologica, porta i turisti altrove. Lasciando l’economia locale a secco.

Nel 2005 sono cominciati i lavori per la costruzione di una “foresteria”, con l’obiettivo di adibirla ad albergo, ma dopo aver speso 400.000 euro, finanziati dal CIPE, l’opera è rimasta incompiuta. Ed ancora giace, come un pugno nell’occhio, all’ingresso del paese, circondata da sterpaglie. Ora pare che la nuova amministrazione si stia adoperando per terminare la struttura, che lasciata così, serve solo a rovinare il paesaggio, rigoglioso di boschi e di natura incontaminata. La Soprintendenza ai Beni Archeologici spesso non ha soldi neppure per tagliare l’erba che cresce intorno agli edifici sacri dell’antico popolo sannita. Per aumentare l’orario di apertura del sito, il Comune di Pietrabbondante e l’Ente culturale impiegano i volontari del Servizio Civile Nazionale, che integrano l’attività dei custodi e accompagnano i visitatori tra i tesori dell’area archeologica. Inoltre, quando il personale statale andrà in pensione, non sarà rimpiazzato.

La politica regionale, dal canto suo, non ha dato input positivi allo sviluppo turistico. Continuano a mancare i servizi essenziali. Da qualche anno, in paese, si sta costruendo un museo, finanziato dalla Regione Molise. Il 29 agosto del 2011, agli albori della nuova campagna elettorale, che avrebbe incoronato ad ottobre, per la terza volta, il governatore Michele Iorio, è stato inaugurato in pompa magna il primo lotto dell’opera, in un cantiere ancora aperto. La struttura è indispensabile per conservare e rendere fruibili reperti e ritrovamenti venuti fuori da anni di scavi, alcuni andati persi in passato e finiti ad abbellire i musei di Roma e di Napoli. Ma una volta terminato, resterà il dilemma della gestione. La Regione avrebbe finanziato l’opera a favore del Comune, ma né l’Ente locale, né la Soprintendenza, che è entrata nel progetto espositivo a cose già fatte, possono con le loro ridotte risorse sostenerne le spese. L’idea della Regione Molise sarebbe quella di affidare la gestione ad una Fondazione, Molise Cultura (in parte di proprietà della Regione stessa). “La legge – spiega l’assessore alla cultura del Comune di Pietrabbondante, Bruno Moncharmont – prevede che un bene pubblico venga dato in affidamento ad un ente pubblico, non ad un privato”. Insomma, all’orizzonte si preannuncia una bagarre sulla questione. Anche perché, a quanto pare, il Soprintendente molisano, non permetterà mai ad una fondazione di esporre nel museo. E il Comune non dovrebbe avere solo il ruolo di “passa soldi”, ma occuparsi direttamente del territorio che amministra. “Ai tempi della vecchia amministrazione – aggiunge l’assessore – sotto ci sono stati interessi privati”. Come finirà?

Per arrivare a Pietrabbondante, poi, se non si viaggia in auto è un’impresa. Dagli anni Sessanta è cominciato un processo di impoverimento delle ferrovie, per privilegiare il trasporto su gomma, che con gli ultimi tagli del Governo, si è ridotto ancora di più. Le storiche rotaie che attraversano il territorio alto molisano (linea Carpinone – Sulmona), dopo più di 100 anni di attività, sono state dismesse. Solo di recente, dopo numerose proteste contro il muro, un’azienda di trasporti abruzzese vorrebbe ripristinare la tratta a fini turistici. Chissà. Il potenziale per attirare visitatori da tutto il mondo c’è: i Tratturi (antiche strade erbose larghe 111 metri, utilizzate dagli antenati per la transumanza), le aree archeologiche, le riserve MAB protette dell’UNESCO, impreziosiscono il territorio. Ma a volte, resta tutto campato in aria. Da qualche anno, sette comuni della zona (compreso Pietrabbondante) si sono uniti per formare un Consorzio turistico (ASSOMAB). Hanno cominciato a valorizzare i Tratturi, a pianificare online una rete per offrire opportunità ai visitatori. E l’ultima frontiera in fase di esplorazione sarebbe quella di puntare sul trekking. Ma la strada è ancora lunga e senza una programmazione seria, Pietrabbondante resterà quel luogo incantato e raro, ma spopolato e senza futuro.

Trovare lavoro, d’altronde, è un’avventura e la maggior parte dei giovani fa le valigie e va via, come gli emigranti di cinquanta anni fa, alla ricerca di una terra promessa.

Adelina Zarlenga

3 Commenti

  1. Bravissima Adelina. Quadro chiaro e centrato.Ora cominciamo anche ad affondare la penna alla ricerca delle responsabilità,, passate e presenti

  2. Bellissimo articolo e, purtroppo, altamente veritiero.
    Mancano tutti quegli aspetti chiave di analisi, pianificazione e progettazione che sono essenziali per la riuscita del progetto “valorizzazione”.
    Sembra che si proceda per tentativi, anche le varie associazioni sono sicuramente “nobili”, ma non hanno nè la forza nè tutti gli strumenti necessari per poter essere incisivi al 100%.
    Vorrei chiedere come mai si continui a demandare alle piccole realtà ciò che dovrebbe essere pianificato a livello regionale/provinciale.
    E’ davvero scandaloso. Abbiamo storia, cultura, conoscenza ed abilità per poter decollare, mancano solo leader capaci in grado di saper gestire appieno le varie situazioni.

  3. sono d’accordo che ci vuole un piano regionale ma se non si inizia dal basso a far sentire la voce, cominciando col dire le cose come stanno e poi esprimendo idee e proposte, nessuno certo si impegnerà per noi! Brava Adelina
    P.S. Spendere quel mucchio di soldi per una “foresteria” è stato davvero un passo sconsiderato, considerando che si poteva invitare i cittadini a mettere a disposizione le tante case chiuse ai fini di una ristrutturazione finalizzata ad ospitare villeggianti e turisti………….. come si fa in tantissimi posti in italia e all’estero si ristrutturano le case e si affittano! Non servono strutture ricettive….. serve il buonsenso e la buona volontà per rendere efficiente e produttivo quello che si ha!!!!!!!!!!!!!!!!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.