Pietrabbondante continua a restituire incommensurabili tesori

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di Adelina Zarlenga

Un orecchino è emerso da una casa medievale. Una statua dagli occhi d’argento risale al periodo sannitico

La statuetta con gli occhi d’argento, che rappresenta il “Lare publico” (divinità tutelare dello Stato e del popolo), trovata durante le ultime campagne di scavo nel santuario sannitico, potrebbe essere il simbolo più adatto a rappresentare Pietrabbondante e la sua storia millenaria.

Un personaggio più conforme al mondo sannita e all’importanza dell’area archeologica quale centro istituzionale e religioso fulcro di tutto l’antico Sannio, piuttosto che il “guerriero sannita”, costruito in epoca moderna. Ne è convinto Adriano La Regina, che giovedì pomeriggio ha illustrato, nella sala conferenze di Palazzo Carosella, consapevolezze e tesori venuti fuori durante le ultime ricerche, le quali hanno senza dubbio dell’incredibile.

È stata infatti appena rinvenuta, per la prima volta, una struttura che risale al periodo medievale (XIII secolo), nella quale è stato trovato un meraviglioso orecchino d’oro, un ovale scintillante e raffinato in cui è incastonata una pietra. “Chissà quanti pianti si sarà fatta – ha detto sorridendo La Regina – la donzella che l’ha smarrito”. E così, si aprono nuovi spiragli per Pietrabbondante, che come sottolineato dal professore che ha dedicato buona parte della sua vita al sito archeologico a mille metri, “il significato di questo posto entra a pieno titolo nella storia antica”, andando di gran lunga oltre l’importanza locale. Le indagini, condotte con la collaborazione di archeologi e studenti di tante Università italiane ed internazionali, quest’anno oltre che concentrarsi sul restauro della “domus publica” (grande casa dallo schema delle residenze romano-italiche del III – II secolo, con portico dedicato alle offerte votive, segno del carattere pubblico e sacrale della struttura, un unicum in Italia) si sono soffermate anche in altre aree, come quella a ridosso della strada che costeggia gli edifici già emersi, dove stanno riaffiorando dalla terra due strutture sacre, nelle quali sono state trovate armature romane e italiche e frammenti di ceramiche.

“Ciò che si vede allo scoperto dovrebbe essere almeno la metà di ciò che è ancora sotto terra – ha asserito La Regina – secondo le mie previsioni, le zone da esplorare sono nell’area tra i templi A e B”. Oltre agli edifici e gli oggetti (paraguancia, armi, un gruzzolo di proiettili di piombo, monete e ceramiche) fondamentali sono le informazioni scaturite dagli elementi studiati, soprattutto sui culti, che secondo l’archeologo sono chiaramente di carattere ideologico, collegati all’importanza istituzionale che aveva Pietrabbondante.

“Siamo di fronte a livelli di religiosità ideologica – ha precisato La Regina – ovvero davanti a modelli adottati da una classe dirigente sannita che si mescolava a quella romana, in un momento in cui le aristocrazie locali facevano fortuna nei mercati aperti da Roma nel Mediterraneo. Divinità importanti per lo Stato dei Sanniti”. Ci sono, dunque, testimonianze di “Ops Consiva” (divinità dell’abbondanza, il cui ritrovamento indica le origini italiche e l’introduzione a Roma, dove probabilmente faceva parte delle essenze divine segrete tutelari della città), del culto di “Honos” (dio dell’onore militare e civile), della “Vittoria”.

“Sorprendente – ha aggiunto entusiasta l’archeologo, nella sua relazione in una sala affollata dal pubblico – è lo stampo di una tegola che fa riferimento a Venere Ericina, culto importato durante la guerra annibalica che ha avuto ripercussioni importanti anche a Pietrabbondante. Venere Ericina era una divinità sotto il controllo cartaginese, c’era una competizione nell’ingraziarsi questa divinità da parte dei romani e degli italici, per cui gli hanno dedicato templi sia sul Campidoglio che a Pietrabbondante”.

Tanti sono ancora i tesori da scoprire e ci viene spontaneo chiedere al professore (Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma), se l’anno prossimo gli scavi continueranno. “Lo spero – ci risponde – c’è ancora tanto da fare”.

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1/9/2012 | 07:25 Primo Piano Molise

Adelina Zarlenga

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